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Coronavirus, i tre scenari dell’Oms su cosa potrebbe succedere in autunno escludono un nuovo lockdown

Coronavirus. Passata l’estate, si incomincia a pensare ai possibili scenari che l’Italia potrebbe affrontare con l’arrivo dell’autunno. Cosa succederà? Ci sarà un altro lockdown? Secondo Ranieri Guerra, il direttore aggiunto dell’Oms e membro del comitato tecnico-scientifico, quella di una totale richiusura del Paese è un’idea da abbandonare. “E’ improponibile, causerebbe danni senza dare benefici”. Vediamo quindi quali sono i tre scenari, dal più cauto al più pericoloso, che potrebbero coinvolgere l’Italia in previsione dell’autunno.

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Coronavirus, i tre scenari per l’autunno

Non si parla quindi, per fortuna, di un nuovo lockdown. “Oggi l’Italia è in una posizione diversa. Stiamo ancora vivendo di rendita rispetto a quanto il lockdown ha permesso di ottenere”. Ma non è solo questo: le informazioni raccolte fino a ora ci permettono di affrontare meglio il virus, il quale “non è più del tutto sconosciuto”. Per questo Ranieri Guerra ha spiegato all’Ansa che l’idea di chiudere di nuovo tutto il Paese non è accettabile. In compenso, sono stati immaginati tre possibili scenari per l’autunno. Eccoli, dal meno grave al più pericoloso.

Il primo è quello più ottimistico. Secondo gli esperti, in autunno ci potremmo trovare di fronte a un aumento “molto lento e costante dei casi. Non necessariamente, però, collegato a un aumento dei malati”. Come sottolinea Guerra, d’altronde, l’abbassamento dell’età media dei contagiati fa pensare che “gli anziani si proteggano rigorosamente, cosa che invece non fanno i giovani. Forse anche per colpa del messaggio dato inizialmente”, ovvero che i giovani fossero meno a rischio.

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Coronavirus, il secondo scenario: più casi con la riapertura delle scuole

Il secondo scenario fa preoccupare già di più, perché parte da un presupposto: la riapertura delle scuole e il conseguente aumento dell’utilizzo dei mezzi pubblici andrà a incrementare il numero dei contagi. In questo caso, si verificherebbe ciò che Guerra definisce come una sorta di “corto circuito tra scuole e famiglie” che può portare a un “aumento ulteriore dei casi, speriamo contenibile”. In un contesto di questo tipo sarà necessario individuare nel modo più tempestivo i focolai, e tracciare immediatamente tutti i contatti delle persone che risultano positive. La scuola, però, specifica Guerra, deve assolutamente riaprire. I danni causati da un mancato ritorno in classe per gli studenti, infatti, sarebbero “incolmabili”. Per questo, secondo il direttore aggiunto dell’Oms, non c’è dubbio sulla sua riapertura. Anche se servono sicuramente delle misure differenziate, visto che “il rischio per i marini delle primarie sembrerebbe inferiore rispetto a quello dei ragazzi delle medie inferiori e superiori, assimilabili agli adulti”.

Infine, il terzo e ultimo scenario. Quello più preoccupante. In questo caso, la situazione tornerebbe a essere fuori controllo. Guerra ipotizza un “aumento dei casi tale che sul territorio non si riuscirebbe più a fare diagnosi e tracciamento adeguati”. A quel punto, il problema principale sarebbe (di nuovo) dato da un “aumento dei ricoveri, anche se in media i casi potrebbero essere meno gravi in quando in ospedale si arriverebbe comunque prima”. Non si tratterebbe quindi di un ritorno al punto di partenza, anche perché ora gli ospedale sono più organizzati e preparati, dopo aver vissuto la prima ondata. E questo rende “molto improbabile una crisi analoga a quella vissuta in passato”, sottolinea Guerra. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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