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Coronavirus Trivulzio scandalo, pazienti spostati prima di morire: bilancio vittime ancor più grave

Nello scandalo delle morti per coronavirus al Trivulzio di Milano si delineano nuovi contorni: al già gravissimo bilancio di degenti deceduti nell’ormai famigerata residenza per anziani si aggiungono i decessi avvenuti in ospedale dopo il trasferimento dal Pio Albergo. Si parla di oltre 200 morti nell’Rsa solo a Milano dall’inizio dell’epidemia, eppure questi dati sembrano essere incompleti. Al loro conteggio, infatti, mancherebbe quello dei pazienti trasferiti dal Trivulzio e morti negli ospedali cittadini, sfuggendo alle statistiche dell’istituto gerontologico.

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Coronavirus Trivulzio scandalo, le denunce dei familiari sui trasferimenti dei degenti positivi

A scoperchiare quest’altro aspetto dello scandalo meneghino le numerose denunce di chi ha visto morire i propri cari nelle strutture ospedaliere, dopo aver contratto il virus al Trivulzio. Dimessi dal Pat con i classici sintomi del Covid-19, ma senza diagnosi di positività (arrivata solo in ospedale), questi pazienti sono stati trasferiti nelle strutture milanesi dove, dopo il decesso, sono stati conteggiati tra le vittime globali del coronavirus. Si tratterebbe almeno di una decina di casi, così come documentato da Repubblica. È proprio su di essi che la procura vuole vederci chiaro. Saranno dunque raccolte le testimonianze dei familiari e al contempo recuperate le cartelle cliniche negli ospedali di destinazione, oltre ai referti medici, comprendenti i verbali di dimissioni, custoditi al Pat.

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Le indagini della Guardia di Finanza

Tutto il materiale acquisito si andrà ad aggiungere a quello già raccolto dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, che sta collaborando nell’inchiesta del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dei pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi. La Guardia di Finanza continua a raccogliere le testimonianze di quanti hanno perso i familiari al Trivulzio o nelle altre Rsa milanesi. L’invito è quello di inviare un file audio con la propria storia, in attesa della formalizzazione in un esposto a fine dell’emergenza. Questo metodo consentirà, in clima di emergenza, di far partire le indagini nell’immediato. >> Coronavirus Trivulzio scandalo, un comitato per fare giustizia: «Volevano legare mia madre»

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