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Coronavirus: secondo uno studio il distanziamento di un metro non ha fondamenti scientifici

Fin dall’inizio dell’emergenza, l’Oms ha identificato nel distanziamento sociale un’arma necessaria per rallentare la pandemia da Coronavirus. Sebbene la campagna vaccinale sia iniziata, le regole di distanziamento, dell’uso della mascherina e dell’igienizzazione delle mani saranno fondamentali per molto tempo ancora. In materia di distanziamento, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha fissato ad un metro la distanza necessaria per impedire alle goccioline, i famosi “droplets”, di viaggiare da un individuo ad un altro. Ma un metro è sufficiente? Uno studio congiunto di diverse università ed istituti ha dimostrato che, in realtà, l’indicazione di un metro dell’Oms non ha fondamenti scientifici. Pertanto, al momento, la mascherina rimane l’unica certezza per l’interruzione del contagio.

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Coronavirus: la ricerca sul distanziamento sociale

La nuova ricerca, pubblicata su Scientific Reports, dimostra che il distanziamento di un metro si basa su evidenza scientifiche scarse o inesistenti. Infatti persiste l’ignoranza sulla dimensione delle goccioline di saliva prodotte dalle esalazioni umane. Queste goccioline sono il veicolo per il virus SARS-CoV-2, e sono emesse non solo starnutendo o tossendo, ma anche semplicemente parlando e respirando. La mancanza di certezza sulla dimensione delle goccioline impedisce di calcolare la distanza che queste sono in grado di percorrere. Lo definisce lo studio Fluid dynamics of Covid-19 airborne infection suggests urgent data for a scientific design of social distancing”, condotto dall’Università di Genova, dall’Okinawa Institute of Science and Technology, dall’Université Côte d’Azur insieme alla sezione genovese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

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La dimensione dei droplets

Intervistato da Liguria.bizjournal.it, il professore Andrea Mazzino, ricercatore e docente di fluidodinamica dell’Università di Genova, ha spiegato i risultati di questo studio. “Gli esperimenti dicono che la dimensione delle goccioline emesse copre un grosso intervallo di variazione: possono presentarsi goccioline di un millimetro e goccioline di meno di un micron (1/1000 di millimetro)”. Ma nella letteratura scientifica, ci sono risultati discordanti. “Ci sono studi che sostengono che il 97% delle goccioline di saliva emesse hanno raggi inferiore al micron (e quindi sarebbero la stragrande maggioranza), altri autori riportano evidenze che siano il 45% delle goccioline a stare sotto la taglia del micron. Altri ancora non riportano evidenze di goccioline sotto il micron. Si va quindi dalla quasi totalità di gocce sotto il micron a nessuna”, spiega il professor Mazzino.

Goccioline liquide o nuclei secchi?

“L’incertezza […] impedisce di fare previsioni univoche sulla distanza raggiunta dalle goccioline emesse”, conclude Mazzino. Ma ancora, mancano altre evidenze fondamentali. “Il virus trasportato si trova maggiormente a suo agio su goccioline liquide o su nuclei secchi? Questi ultimi possono essere lo stadio finale a cui arrivano le nostre goccioline di saliva qualora evaporassero completamente (la saliva è infatti una soluzione salina): non si sa quale dei due tipi di veicolo prediliga SARS-Cov-2. Dalle nostre simulazioni, a seconda dell’umidità relativa dell’ambiente che ci ospita (e questa può variare molto sia in ambienti domestici che all’aperto), le goccioline possono diventare completamente secche (nel giro di una frazione di secondo, purché l’ambiente sia sufficientemente secco, orientativamente con una umidità relativa (RH) inferiore al 45%) o, al contrario, rimanere allo stato liquido indefinitamente (quando RH è maggiore del 45%)”.

Le implicazioni di questi meccanismi sul distanziamento, spiega Mazzino, “sarebbero diametralmente opposte a seconda delle preferenze per un veicolo di trasporto secco o bagnato da parte di SARS-Cov-2. Se preferisse il secco, ma un individuo si trovasse in un ambiente con RH superiore al 45%, le goccioline non evaporerebbero mai e il virus si troverebbe a perdere la sua carica virale con buona pace del contagio che sarebbe inibito e rendendo meno cruciale il ruolo del distanziamento sociale. Se al contrario SARS-Cov-2 preferisse il veicolo bagnato (e ci si trovasse come prima in un ambiente con RH superiore al 45%) la soglia del metro non garantirebbe affatto la sicurezza”.

Coronavirus, la mascherina è più sicura del distanziamento sociale

In sostanza, in mancanza di tutte queste evidenze, il distanziamento fisico tra individui appare un’indicazione insufficiente. “Solo la ricerca multidisciplinare (ingegneria, fisica, chimica, biologia, …) potrà svelare queste due risposte ancora inevase garantendo così la possibilità di attuare linee guida solide per la difesa da un nemico invisibile ma spietato”. In attesa e nella speranza che la scienza possa portare presto risposte in materia, la mascherina appare l’unica arma veramente sicura per ridurre il contagio. >> Tutte le news 

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