C’è una frase che rimbalza ovunque, sotto ogni video e ogni articolo sulla strage di Capodanno a Crans-Montana: “Ma perché invece di scappare facevano i video?” È diventata quasi un ritornello morale, una scorciatoia per sentirsi lucidi, adulti, superiori. Peccato che dentro quella domanda ci sia un enorme rimosso collettivo: siamo stati tutti sedicenni. E molti sembrano averlo dimenticato.
A sedici anni il pericolo non è un concetto chiaro, è un’astrazione. Non è “adesso muori”, è “succede qualcosa di strano”. È una cosa che non può davvero succedere a me. E se oggi da adulti ci sembra incomprensibile, è solo perché la memoria è selettiva e indulgente con noi stessi.
Nei commenti si legge di tutto:
“Erano ubriachi.”
“Erano minorenni.”
“Pensavano solo a questi telefoni.”
“Non capiscono più il pericolo.”
Tutto vero? Non lo sapremo mai. Tutto sufficiente per spiegare? No. Perché il punto non è il telefono in mano. Il punto è l’assenza totale di una guida adulta, di un’autorità che in un locale pieno di ragazzi dovesse fare una cosa sola: fermare la musica e farli uscire. Subito. Senza se e senza ma.
Ci saranno ovviamente le indagini che diranno di più, ma chi oggi punta il dito sui ragazzi dimentica una cosa fondamentale: la responsabilità non è mai di chi non ha gli strumenti per capire, ma di chi quegli strumenti avrebbe dovuto metterli. Uscite di emergenza, estintori, personale formato, controlli veri. E soprattutto la consapevolezza che una festa con adolescenti non è una discoteca qualunque, è un ambiente che richiede il doppio dell’attenzione, non la metà.
C’è poi un altro aspetto che infastidisce: il tono. Quel “io al loro posto sarei scappato”, “ai miei tempi”, “oggi i ragazzi sono così”. È un modo elegante per lavarsi la coscienza e spostare il peso morale sulle vittime. È più facile dire che “non capivano” piuttosto che ammettere che qualcuno doveva proteggere e non l’ha fatto.
Sì, quei video fanno impressione e rimarranno a lungo scolpiti nella nostra memoria. Ma trasformare quello shock in una condanna morale è un errore. Perché non serve a prevenire nulla. Serve solo a sentirsi migliori. È in questo momento, francamente, non ce n’era bisogno.
Se davvero vogliamo che una tragedia così non si ripeta, la lezione non è “non fate i video”. La lezione è: non lasciate dei minorenni soli in luoghi non a norma e senza vie di fuga. Tutto il resto è rumore.
