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Prima ondata in Italia, chiusa la perizia di Crisanti: “Sono emerse criticità”

Andrea Crisanti ha depositato presso la procura di Bergamo la sua perizia che ricostruisce i mesi della prima ondata Covid in Italia. Un’analisi dalla quale son venuti fuori dettagli molto particolari su quanto accaduto soprattutto in val Seriana, a febbraio 2020. “Sono emerse delle criticità sull’applicazione del piano pandemico e sono emerse delle criticità sull’attivazione della zona rossa. Queste criticità sono al vaglio della procura di Bergamo. Non è detto che una criticità sia per forza penalmente rilevante. Questo lo deve decidere il procuratore”, ha detto il microbiologo dell’università di Padova intercettato dall’«Adnkronos» qualche giorno fa.

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Crisanti

Prima ondata in Italia, chiusa la perizia di Crisanti: “Sono emerse criticità”

Sempre all’«Adnkronos» il professor Crisanti ha rimarcato: “Mi è stato chiesto di fare una simulazione su quale sarebbe stato l’impatto della zona rossa sulla trasmissione e sulla mortalità. Questo è stato fatto. Ma non darò nessun dettaglio”. L’esperto ha dato la disponibilità ad un nuovo incontro in Procura la prossima settimana “perché dopo una prima lettura attenta i procuratori potrebbero avere esigenza di avere dei chiarimenti”. La Procura di Bergamo aveva ingaggiato Andrea Crisanti a metà 2020 per avere un’idea sulla mancata zona rossa e sulla gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo, ritenuto il primo focolaio del contagio in Val Seriana.

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“Una storia che verrà riscritta da questa inchiesta”

“Una storia che verrà riscritta da questa inchiesta”, ha detto l’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano Giuseppe Marzulli. Per un anno, secondo quanto ricostruito nell’indagine, l’Ats bergamasca avrebbe taciuto su questo caso. Come riferisce l’«Ansa», la tempestiva applicazione della zona rossa avrebbe potuto salvare delle vite, anche se ancora Crisanti non rivela quante. Questo sia perché si tratta di un dato sensibile oggetto di indagine sia perché, come lui stesso ha specificato, è “un dato che va contestualizzato”. L’elaborato del professore, come scrive «Il Giornale», è costituito da circa 90 pagine.

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Crisanti e la prima ondata Covid

Maggiori indicazioni sulla perizia sono state fornite da «Il Riformista»: la Procura avrebbe chiesto a Crisanti di lavorare a cinque quesiti e lui avrebbe risposto a quattro perché uno non poteva rientrare nelle sue competenze. I primi tre riguardano la gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo. «Il primo mi chiedeva se le condotte all’interno dell’ospedale erano state idonee a bloccare il contagio, il secondo se favorirono il contagio all’esterno e il terzo se le condotte all’interno dell’ospedale causarono involontariamente la morte dei pazienti. A quest’ultimo non ho risposto» sarebbero state le parole dell’esperto.

Gli altri due chiamerebbero in causa direttamente il ministero della Salute: «Il quarto quesito riguardava la mancata attivazione del piano pandemico antinfluenzale e subordinati e il quinto chiedeva se esistevano le condizioni per applicare la zona rossa in Val Seriana e valutare e quantificare le conseguenze del non averla fatta», ha affermato Crisanti. Leggi anche l’articolo —> Crisanti: “Ormai è tardi per combattere Omicron: dobbiamo solo aspettare”

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