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Crisi energetica, Draghi nasconde agli Italiani la verità? Cosa non torna

In un articolo a firma di Fausto Carioti uscito su «Libero Quotidiano», dal titolo «Mario Draghi: “Niente gas? Poco male”. Il sospetto: quello che il premier nasconde sulla crisi energetica», non ci si limita a leggere tra le righe l’ultima (e la prima da che è premier) intervista dell’ex numero uno della Bce. Si vuole invece far luce sull’entusiasmo del presidente del consiglio, che sembra eccessivo vista la delicata situazione. Il conflitto tra Russia e Ucraina lascerebbe poco spazio all’ottimismo: da cosa dunque Draghi trae tanta fiducia? «Stiamo parlando di una riduzione di 1-2 gradi delle temperature del riscaldamento e di variazioni analoghe per i condizionatori», ha asserito il presidente del consiglio. Tutto qui? Sul serio può bastare una strategia simile? Facile allora.

draghi

Crisi energetica, Draghi nasconde agli Italiani la verità?

«Di facile, senza dubbio, c’è l’entusiasmo del presidente del Consiglio, apparentemente convinto che la gran parte dei problemi si possa risolvere ‘sbloccando gli investimenti nelle energie rinnovabili’ e grazie a quei 9 miliardi di metri cubi di gas naturale in più, pari a un terzo di quello che oggi acquistiamo dalla Russia, che dovrebbero arrivare dall’Algeria. Il Paese nordafricano diventerebbe così il nostro principale fornitore di metano (al momento è il secondo col 23% del totale, dietro alla Russia, che ce ne vende il 43%)», spiega Fausto Carioti su «Libero».

L’ottimismo di Draghi non troverebbe riscontro nemmeno altrove. Il giornalista cita a supporto del suo ragionamento le parole dell’analista Francesco Sassi, poco convinto della «inaffidabilità dimostrata da Algeri nell’avanzare solide politiche e strategie energetiche. Gli scarsi investimenti in nuovi giacimenti, dai costi produttivi ben più alti rispetto i precedenti, e l’instabilità politica e sociale sono un aspetto ormai cronico del Paese».

Se guardiamo alla Germania anche peggio: «Un immediato embargo sul gas comporterà perdite di produzione, arresti della produzione, ulteriore deindustrializzazione e continue perdite di posti di lavoro». Questo almeno è l’avvertimento che la Bda, la potente Confindustria tedesca, e la Dgb, la maggiore confederazione sindacale, hanno voluto lanciare insieme al governo di Berlino e alla commissione Ue. Da qui il no della Germania al blocco totale del gas dalla Russia: renderebbe il Paese troppo debole.

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Come fa ad essere il premier tanto ottimista?

Come fa dunque il premier ad essere tanto ottimista sulla crisi energetica? Carioti ha una sua opinione in merito: «Draghi non ha parlato della contrarietà tedesca, né il suo intervistatore (il direttore del Corriere, Luciano Fontana) ha ritenuto il tema rilevante. Eppure questo sembra essere l’unico motivo in grado di sorreggere l’ottimismo di Draghi: la consapevolezza che l’Europa non farà nulla che Berlino non voglia, e siccome a Berlino hanno bisogno di tempo per sganciarsi dal gas russo, anche noi avremo tempo per attrezzarci e trovare alternative. Durante il quale Mosca incasserà altri miliardi vendendoci il metano, coi quali finanzierà l’invasione dell’Ucraina. In tal caso, ovviamente, il pugno di ferro che Draghi agita verso il Cremlino sarebbe una clamorosa esagerazione».

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