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Caos scuola, Draghi interviene sulla dad: retroscena “infuocato” sul dietrofront

“Quando i fatti cambiano, io cambio la mia opinione. Lei cosa fa, signore?”. È la frase attribuita al celebre economista John Maynard Keynes, che Mario Draghi ama citare di più nei suoi discorsi. L’ha fatto anche al Meeting di Rimini nel 2020, durante quel discorso in cui tanti avevano visto, e non a torto, un manifesto di governo. E in questi mesi il premier ha dimostrato di non aver paura di decidere, di assumere anche scelte impopolari, come il caso del Green Pass obbligatorio sul lavoro, e di non aver problema ad intervenire a gamba tesa quando necessario. Il dietrofront sulla scuola ne è una lampante prova: in meno di 24 ore Draghi ha annullato la circolare con cui si imponeva la quarantena con un solo contagiato. Una sonora bocciatura ai ministri Bianchi e Speranza, che secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, non ha fatto altro però che creare ancor più confusione.

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Caos scuola, Draghi interviene sulla dad: retroscena “infuocato” sul dietrofront

Non è arrivata, si può dire, neppure sulle scrivanie dei presidi la circolare che reintroduceva la Dad per tutta la classe al primo alunno positivo. Pubblicata lunedì notte in fretta e furia, con la firma del direttore generale della prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza e di quello del Miur Jacopo Greco, è stata cestinata nel pomeriggio. Il premier Draghi ha preteso che essa venisse corretta con un’altra, in cui si dicevano «superate» le misure adottate poche ore prima. «La scuola in presenza resta una priorità», avrebbe detto l’ex numero uno dell’Eurotower, dopo aver sentito il coordinatore del Cts Franco Locatelli. Così il ministro della Salute Roberto Speranza e quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi hanno dovuto rimediare. In sostanza, per le scuole non è cambiato nulla, tutto è rimasto com’era per le quarantene se non che si cerca da oggi di rafforzare il monitoraggio nelle classi. Il commissario straordinario Francesco Figliuolo ha assicurato che «intensificherà le attività di testing nelle scuole» per «garantire la partecipazione in presenza e lo svolgimento delle lezioni a scuola in assoluta sicurezza è una priorità del Governo».

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“Sembra tanto un comissariamento dei due ministeri”

I dirigenti scolastici però sono seriamente preoccupati: «Ci aspettiamo che, prima di inviare una norma, i ministeri salute e istruzione dialoghino con Palazzo Chigi, la nota di ieri aveva la firma dei due ministeri ma poi, a 24 ore di distanza, arriva l’intervento che sembra tanto un commissariamento dei due ministeri», ha detto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi. «Conferma quello che i dirigenti scolastici denunciano da tempo: il problema è nelle Asl sono l’anello debole del sistema. La mancanza di personale non consente il testing. Adesso interviene l’esercito, con il commissario Figliuolo. Con le forze necessarie, le Asl possono farcela. Al loro fianco ci saranno il corpo di sanità e la protezione civile», ha spiegato a «Leggo» Giannelli. E ancora: «I numeri dei casi positivi sono ormai troppo alti». 

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Scuola: ritorno in dad con un solo alunno, Draghi ferma tutto

Riuscirà Figliuolo a potenziare il testing nelle scuole e risolvere le criticità? Difficile far pronostici, dal momento che i contagi continuano a crescere in tutta Italia. Un fatto solo è certo, i ministri non si aspettavano la “retromarcia” di Draghi sulla dad. Ma, come si legge su «La Repubblica», il premier particolarmente seccato non ha potuto agire diversamente: “Non vuole far passare il messaggio che si torni ai tempi dolorosi della Dad. Ha messo la faccia fin dal primo giorno su questa promessa, vuol difenderla finché sarà possibile. Sa che l’esecutivo precedente aveva pagato un prezzo altissimo all’emergenza scolastica”. La domanda di Draghi a Locatelli è stata sostanzialmente questa: ci sono i margini epidemiologici per una misura del genere? E sussistono le condizioni per una interpretazione così estensiva della circolare? La risposta è stata un fermo no. Almeno per ora. “Viene riferito che tutte le Regioni hanno circa l’1% di classi in quarantena tranne Liguria, Friuli e Marche che sono al 2%. È quello che i vertici dell’esecutivo speravano di sentirsi dire”, riferisce sempre “La Repubblica”. Subito dopo, Draghi ha sentito il generale Francesco Figliuolo che lo ha rassicurato. Il caso si è chiuso così, ma quanto clamore. Leggi anche l’articolo —> Zaia: «Draghi al Quirinale? Solo al primo scrutinio. Intravedo un rischio»

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