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Dimitri, ristoratore di Torino: “Basta vittimismo, i ristori sono già arrivati”

Dimitri Bianchi è un ristoratore di Torino. Il suo post su Facebook è diventato virale. Il ristoratore ha postato una fotografia della ricevuta del bonifico avvenuto a favore della sua impresa, arrivato in anticipo, senza mostrare l’importo. Dice però apertamente che è un bonus abbondante, che supera il fatturato che il suo ristorante avrebbe fatto se fosse rimasto aperto. Alla luce di ciò, Dimitri è contento di non essere sceso in piazza contro il governo. In seguito al Dpcm del 24 ottobre che chiudeva il suo ristorante, in zona rossa, Dimitri ha preferito aspettare, e vedere se il governo avrebbe versato i bonus ristori come aveva annunciato.

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Dimitri ristoratore di Torino

“Per noi, lo Stato ha fatto abbastanza”

Su Facebook, Dimitri scrive: “Oggi sono arrivati sul conto corrente della Società del nostro ristorante i soldi del Decreto Ristori con cinque giorni di anticipo sulla data prevista”. La critica, non troppo velata, la rivolge ai colleghi imprenditori che, probabilmente, se protestano è perché lavorano in nero. “Quando scrivevo che non sarei sceso in piazza per protestare come categoria dei ristoratori era perché la chiusura delle nostre attività mi sembrava una conseguenza ovvia della situazione di emergenza sanitaria e ospedaliera. E perché Conte aveva immediatamente promesso soldi e avrei prima voluto vedere se questi aiuti sarebbero arrivati. Ecco, sono arrivati. E direi che se come ristorante hai battuto scontrini e hai dichiarato il giusto, la somma è corretta (è il doppio di quella ricevuta a primavera). Se ci aggiungiamo il prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti, la detrazione fiscale del 60% degli affitti di ottobre, novembre e dicembre e la sospensione dei contributi e delle rate di eventuali finanziamenti, direi che per noi lo Stato ha fatto abbastanza”.

Dimitri, ristoratore di Torino, difende “i veri deboli”

Intervistato da Fanpage, Dimitri confessa di essere contento che il governo abbia chiuso il suo ristorante. “Per puro calcolo economico, perché il fatturato sarebbe stato inferiore al ristoro, e per responsabilità civile. Diciamoci la verità, non è che dentro il ristorante il virus smette di esistere. Era rischioso per i clienti e per noi che li serviamo, tocchiamo i loro piatti. Vista la curva epidemiologica, non si poteva che chiudere”, afferma il ristoratore. A Fanpage, Dimitri dice che sono ben altre le categorie che dovrebbero lamentarsi.
“In questa situazione direi che avrebbero avuto (e avrebbero tuttora) molto più diritto a protestare e a lamentarsi i nostri cuochi, baristi, camerieri e lavapiatti. Con la cassa integrazione al 50% circa dello stipendio faticano veramente a campare”. E aggiunge: “Nelle ultime settimane a noi proprietari di bar e ristoranti sono state rivolte le stesse attenzioni e la stessa solidarietà che a marzo-aprile erano toccate, giustamente, ai medici e agli infermieri. E io mi sono un po’ vergognato di questo e del vittimismo, spesso pretestuoso, di tanti miei colleghi”, ha scritto su Facebook. >> Tutte le news di UrbanPost

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