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Dino Giarrusso, l’europarlamentare M5S è nel mirino per donazioni ricevute dai lobbisti

Da dove sono arrivati i quindici mila euro di donazioni alla campagna elettorale del 2019 di Dino Giarrusso, europarlamentare del M5S? Pare proprio dai lobbisti. Un po’ dalla Ceo di una società di lobbying, un po’ dalla moglie di un imprenditore del settore farmaceutico e un po’ da una Srl della provincia di Catania. Sarebbe andato tutto bene se Report, il programma in onda su Rai 2, non gli avesse chiesto spiegazioni a riguardo nell’ultima inchiesta. Ora, infatti, Giarrusso è stato segnalato ai probiviri del Movimento 5 Stelle. Ed è scoppiata la bufera.

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dino giarrusso europarlamentare M5S

Dino Giarrusso, europarlamentare M5S, e le donazioni durante la campagna elettorale

Andiamo per ordine. All’ex Iena sono arrivati 4.800 euro da Ezia Ferrucci, Ceo della Bdl lobbying srl, iscritta nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera. La società si occupa, precisamente, della “gestione dei rapporti con gli Organi istituzionali e con diversi decisori politici pubblici nazionali e comunitari”. Tra i suoi clienti, spiccano nomi come quello della multinazionale del tabacco British American Tobacco, ma anche quello della casa farmaceutica Bracco, della multiutility Hera. E, infine, della Adler Plastic, la fabbrica che si occupa della produzione e della lavorazione di gomma e materie plastiche, diventata nota dopo l’esplosione causata da un incendio nello stabilimento di Ottaviano, in provincia di Napoli.

Tra i fondatori, inoltre, emergono nomi importanti: c’è il responsabile della comunicazione del gruppo Unicredit, Maurizio Beretta, nonchè ex direttore di Rai 1. Poi anche quello di Pietro di Lorenzo, titolare, amministratore delegato e presidente della Irbm di Pomezia, la società di cui ultimamente si è tanto parlato perchè sta collaborando insieme alla Oxford University e al colosso AstraZeneca al vaccino anti Covid.

Dino Giarrusso europarlamentare M5S, finanziamento pari a circa 15 mila euro

Ma non è solo la Bdl lobbyng srl a essersi interessata della campagna elettorale dell’europarlamentare del M5S Dino Giarrusso. Anche la moglie di Di Lorenzo, Carmela Vitter, ha devoluto un contributo pari a quasi 5 mila euro. E non a caso, infatti, lo scorso marzo l’europarlamentare ha pubblicato su Facebook un elogio alla società del marino, la Irbm Pomezia. “In Italia abbiamo grandi eccellenze. Fra queste l’istituto Irbm di Pomezia, che mi auguro possa davvero scrivere una pagina di storia e aiutare l’intera umanità in questo momento difficile”, aveva scritto.

Secondo quanto riportato da il Corriere, tra l’altro, Di Lorenzo in passato ha finanziato anche la fondazione Open, la “cassaforte” della Leopolda nonché società vicina a Matteo Renzi. Tornando a Dino Giarrusso, poi, emerge un terzo donatore: Promedica. Questa è una Srl di San Giovanni La Punta, in provincia di Catania. Da lì sono arrivati 4.900 euro.

L’ex Iena è stata segnalata ai probiviri

La notizia non è piaciuta affatto in casa 5 Stelle. Vittorio Crimi, il capo politico ad interim, non ha aspettato un minuto e subito ha segnalato l’europarlamentare Dino Giarrusso al collegio dei probiviri. Secondo le regole pentastellate, infatti, un candidato “non può accettare donazioni da parte di uno stesso soggetto donazioni complessivamente superiori a 3.000 euro”. Guardando quelle ricevute dall’ex Iena, però, emergono cifre ben più alte. Nel vademecum, poi, è scritto espressamente di riportare “i contributi e i servizi provenienti dalle persone fisiche, se di importo o valore superiore a 3.000 euro”. Questo fa riferimento alla cosiddetta legge Spazzacorrotti, la quale decreta i finanziamenti ai politici. Con quella norma si impone una soglia per le erogazioni pari a 5.000 euro. I pentastellati, però, l’avevano abbassata in occasione delle elezioni europee del 2019. 

Dino Giarrusso europarlamentare m5s

Giarrusso: “L’ho accettato dopo aver saputo che avevano finanziato anche la campagna elettorale di tutto il M5S”

Dopo la messa in onda di Report, Dino Giarrusso si è sentito in dovere di fornire alcune spiegazioni al suo elettorato. Così, in un video pubblicato sul suo profilo Facebook, ha dichiarato di aver accettato la donazione “solo dopo aver saputo che la stessa Ferrucci ha finanziato allo stesso modo la campagna elettorale del 2018 di tutti il Movimento 5 Stelle”. A riprova di quanto stava affermando, Giarrusso ha esposto anche una serie di documenti con i quali sostiene, appunto, che la Ferrubbi abbia donato una cifra pari a 4.000 euro al Comitato elettorale dei 5 Stelle durante le ultime elezioni politiche. “Io odio il fumo, non ho nulla a che fare con la lobby del tabacco. Ho pensato solo: se questa persona ha finanziato tutti gli eletti alle politiche del 2018, potrà finanziare anche me”.

L’ex Iena, però, non è contestata solamente per la scelta dei donatori, ma anche per aver superato il limite di 3.000 euro imposto dal Movimento. “E’ un vademecum interno, legato solo alle europee, e onestamente i era sfuggito. Ho comunque comunicato tutto, in piena trasparenza, sia al nostro comitato interno che naturalmente agli organi previsti dalla legge. Nessuno ha avuto nulla da ridire”, ha commentato all’agenzia Adnkronos. Chissà, invece, cosa emergerà dal collegio dei probiviri. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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