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Le dirette su Facebook sono un buon “affare”, anche per Conte

Sì, le dirette Facebook sono una buona strategia. E per molti diventano anche un buon “affare”. Se un po’ conoscete come funziona il social più utilizzato al mondo, avrete capito l’importanza dei contenuti coinvolgenti per ottenere visibilità. I video, specie se in diretta, fanno ottenere il maggiore engagement, premiati dall’algoritmo della “bestia”, così chiamata dai marketer, che la conoscono bene e la utilizzano da anni. E lo sanno anche i politici. I video in diretta su Facebook sono un ottimo affare per loro, tutti, nessuno escluso. Ma l’affare migliore lo fa chi, utilizzando la leva dell’emergenza e il ruolo che occupa, può ottenere un seguito da record.

conte diretta facebook

Torniamo al nostro articolo di un paio di giorni fa. Il premier Conte, sabato scorso, ha scelto una diretta Facebook per comunicare l’arrivo di un nuovo decreto sull’emergenza Coronavirus. Un intervento ad un orario inconsueto, dopo le 22, annunciato ore prima. Un discorso in cui si parlava, in modo emozionale e onestamente non molto chiaro, dell’imminente firma di un nuovo provvedimento, l’ormai famoso “Dcpm”, con una nuova stretta per l’Italia. Il decreto, dopo la comunicazione “urgente” del premier, sarà poi rinviato fino al tardo pomeriggio di domenica. Con questo intervento il presidente del Consiglio ha spaventato ancor di più milioni di italiani già allarmati dalla situazione dell’epidemia da Coronavirus in corso da giorni. Quindi perché l’urgenza di questo annuncio a tarda ora, su Facebook?

conte diretta facebook

Semplice, perché è un ottimo affare. Con l’ultima diretta la pagina Facebook ufficiale di Giuseppe Conte ha guadagnato qualcosa come 500.000 like. Se il presidente, da normale cittadino, avesse dovuto acquistarli con una sponsorizzazione – pagando la pubblicità a Facebook – a prezzi di mercato attuali avrebbe dovuto sborsare 267.750 euro. Bruscolini vero? Quindi, perché non sfruttare la gigantesca fame di notizie in questa situazione di emergenza e il fatto di essere la seconda istituzione più importante del paese per accrescere la propria visibilità personale? Siamo di fronte ad un tentativo di utilizzare una carica istituzionale per un proprio tornaconto personale, anche economico?

conte e casalino

Il sospetto è forte. Chiariamo, non c’è nulla di illegale. E Conte non è certo il primo politico con incarichi istituzionali ad utilizzare questo sistema. Antesignano e “maestro” di questa strategia è stato Matteo Salvini, compagno d’avventura di Conte nel primo esecutivo da questi guidato. Di più, Conte da da rispettato docente e avvocato, ma “signor nessuno” politicamente, è diventato presidente del consiglio grazie al Movimento 5 Stelle. I pentastellati conoscono bene la lezione dei media e in particolare dei social. Chi si occupa della comunicazione, dal primo all’ultimo dei portavoce fino a quel Rocco Casalino che assiste la presidenza del Consiglio, arriva dalla scuola Casaleggio.

Vi ricordate il blog di Beppe Grillo negli anni del boom del Movimento 5 Stelle? Prima che il fondatore dei pentastellati si defilasse dal Movimento, Beppegrillo.it era l’organico ufficiale. Fatturava centinaia di migliaia di euro grazie ad un abile uso del clicbait, prima che venisse penalizzato da Facebook, e con la costruzione di contenuti virali, al limite del fake. Perché? Perché i lettori facevano un sacco di clic sui link sponsorizzati e Grillo (con Casaleggio) ascoltava il suono del registratore di cassa.

Quindi Conte ha imparato bene la lezione? Crediamo di sì. Per quello ha sposato la strategia alla Casaleggio di Casalino & co. e continua con questa comunicazione emozionale, spesso vuota, molto enfatica e sicuramente remunerativa (per lui), in tutti i sensi. Nulla di illegale, ci mancherebbe. Sicuramente poco istituzionale, certamente moralmente discutibile in un momento come quello che sta vivendo l’Italia. Cui prodest?

Written by Andrea Monaci

48 anni, fondatore e direttore editoriale di Urbanpost.it, ha iniziato la sua carriera con la cronaca locale, ma negli ultimi 20 anni si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto tra gli altri per il "Lavoro e Carriere" e "Il Secolo XIX". Quando non lavora le sue passioni sono la musica rock, i cani, le vecchie auto e la buona cucina.

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