in

Doodle Google Anton Wilhelm Amo, chi era il celebre filosofo ghanese

Quando si apre Google, oggi, non si può che notare il “Doodle” con l’immagine stilizzata di Anton Wilhelm Amo, il filosofo e scrittore di origine ghanese. Il motore di ricerca, infatti, ha scelto di ricordare così il primo studente africano che ha frequentato un’università europea. Amo era un vero e proprio uomo di cultura: dopo gli studi, infatti, intraprese la carriera di docente nelle prestigiose università tedesche di Halle e Jena. Oggi viene ripreso da Google perchè, proprio il 10 ottobre del 1734, ricevette il dottorato in filosofia all’università tedesca di Wittenberg.

>>Leggi anche: Charlie Hebdo, al via oggi a Parigi il processo per le vignette sul terremoto di Amatrice

Doodle Google, chi era Anton Wilhelm Amo

Nato in Ghana nel 1703, è quasi certo che il filosofo alla sola età di 4 anni sia stato ceduto in dono ai duchi August Wilhem e Ludwig Rudolf von Wolfenbuttel, i quali lo accolsero e lo trattarono, fin da subito, come un membro della famiglia. La sua storia iniziò con l’arrivo in Germania nel 1707, grazie alla Compagnia olandese delle Indie occidentali. Le sue origini, infatti, ponevano le radici tra gli Nzema, una tribù autoctona Akan. Secondo alcuni racconti ritrovati, Amo venne preso come schiavo. Altri, invece, sostengono che fu inviato ad Amsterdam su interessamento di un predicatore che operava nel territorio in cui lo scrittore era nato.

In ogni caso, la sua vita ebbe una svolta nel momento in cui venne affidato ai due duchi. Loro, infatti, dal 1712 al 1721 si impegnarono a farlo studiare alla Wolfenbüttel Ritter-Akademie.Dopodiché venne iscritto all’Università di Helmstedt, dove continuò a ampliare le sue conoscenze fino al 1727.

A quel punto si trasferì all’Università di Halle, dove intraprese la strada della Giurisprudenza. Il suo percorso universitario si concluse con un’interessante tesi di Laura magistrale dal titolo “Dissertatio Inauguralis De Iure Maurorum”. Nella sua elaborazione affrontò, infatti, le leggi dei Mori in Europa. Ancora oggi la sintesi del suo lavoro è conservata negli annali dell’Ateneo. Nel 1734, poi, conseguì il dottorato in filosofia a Wittenberg con una tesi totalmente contrastante rispetto al dualismo cartesiano.

Anton Wilhelm Amo, la carriera da professore e il ritorno in Ghana

Passarono due anni dalla conclusione degli studi, e poi nel 1736 divenne professore all’Università di Halle. Proprio lì nacque un’altra sua opera famosa, il “Trattato sull’arte della filosofia sobria ad accurata”: in questo testo sviluppò un’epistemologia empirica molto vicina, anche se distinta, a quella dei filosofi John Lock e David Hume, altri due luminari. Nel 1740, poi, ottenne la cattedra di filosofia all’Università di Jena. Poco dopo, però, la morte del duca gli costò una forte campagna denigratoria di cui divenne oggetto. I suoi avversari, infatti, d’un tratto si scagliarono tutti contro di lui. Per questo decise di lasciare la carriera accademica e tornare nella sua terrà d’origine, il Ghana. Il suo viaggiò iniziò a borso di una nave della Compagnia olandese delle Indie Occidentali, e arrivò a destinazione nel 1747. Secondo alcune fonti, morì poi a Chama nel 1759.

Nell’agosto di quest’anno, dopo le proteste iniziate in America dallo slogan Black Lives Matter, a Berlino gli è stata dedicata una via nel distretto di Mitte. Il suo nome ha sostituito la dicitura “Mohrenstraße” (“Strada dei Mori”). Essa era stata motivo di una serie di rivolte cittadine da parte di chi riconosceva un’accezione razzista in quella intitolazione. Oggi Google lo ricorda perchè, proprio il 10 ottobre del 1734, ricevette il dottorato di filosofia all’Università tedesca di Wittemberg. E così, ha deciso di creare un “Doodle” con l’opera realizzata dall’artista Diana Ejaita, illustratrice e designer italo-nigeriana. >>Tutte le notizie di UrbanPost

Chiara Ferragni Instagram

Chiara Ferragni Instagram, sorprendente selfie dall’alto: «Che gioiellino!»

giuseppe conte news

Ultimi sondaggi politici, come cambierebbe lo scenario se ci fosse una “Lista Conte”