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Dopo il Coronavirus, il rebus riapertura: è la settimana decisiva

Dopo il Coronavirus. Questa è la settimana decisiva per il governo per decidere sulla riapertura. Cosa far ripartire e soprattutto dove. Sì, perché il dato territoriale sembra essere l’unico possibile considerata la diversa incidenza dell’epidemia nelle regioni. I prossimi giorni saranno utili soprattutto per capire l’andamento dell’epidemia al Sud, finora rimasto al margine dei picchi di contagio. Ma è sugli strumenti e la diagnostica che si gioca la vera sfida.

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Dopo il Coronavirus: polimeccanica e filiera agricola le prime a ripartire?

Il governo, alle prese in queste ore anche con l’importantissimo decreto “Cura imprese”, di concerto con Iss e Protezione Civile, sta valutando una possibile riapertura dal prossimo 14 aprile. Molto dipenderà dalla curva dei contagi, che per il momento non dà certezze (qui i dati di ieri). Ma molto dipenderà anche dalle condizioni in cui si deciderà di riaprire: test a tappeto per i lavoratori dei comparti interessati, fornitura massiccia di mascherine e dispositivi di protezione individuale alle imprese che riprendono l’attività. Ma soprattutto ferro distanziamento sociale, che nei luoghi di lavoro comporta una non facile riorganizzazione dei siti produttivi.

A questo stanno lavorando esecutivo, istituzioni preposte all’emergenza, in costante dialogo con le associazioni delle imprese. Un settore decisivo e che il governo intende riavviare al più presto, è quello della polimeccanica, comparto vitale anche per la filiera agroalimentare, unico in grado di garantire la manutenzione di mezzi agricoli e macchinari per la trasformazione delle materie prime. Sì, perché l’agricoltura, colpita e fermata anch’essa dall’epidemia, ha necessità di ripartire prima possibile pena la perdita dei raccolti e un’ulteriore danno incalcolabile all’economia del paese. “La Coldiretti sta facendo il diavolo a quattro chiamando membri della maggioranza e dell’opposizione per riavviare il lavoro. Immagina corridoi “verdi” con la Romania per importare manodopera. Altrimenti i raccolti vanno buttati e la grande distribuzione si rivolgerà all’estero”, scrive oggi La Repubblica.

 

Sblocco spostamenti: impossibile senza test per la maggior parte della popolazione

Un capitolo diverso riguarda le limitazioni agli spostamenti dei cittadini non facenti parte dei comparti produttivi che riprenderebbero l’attività il 14 aprile. Potrebbe esserci un allentamento delle misure di restrizione solo con un’accelerazione dei test per escludere la positività al Covid-19. Accelerazione che è difficile al momento, in particolare per i testi più sicuri, i tamponi. C’è stato un grande incremento, ma pensare di eseguire il tampone a 30 milioni di italiani (la popolazione attiva) in una settimana è pura fantascienza. Non ci sono abbastanza kit per l’analisi dei tamponi in laboratorio, la produzione italiana è limitata e l’acquisizione dall’estero quasi bloccata per ovvi motivi (servono anche agli altri stati).

Sull’allentamento delle restrizioni ci sono diversi punti di vista, anche nel governo. Ma saranno Iss e Ministero della Salute a decidere, considerati gli strumenti a disposizione e i numeri del contagio. “bisogna astenersi dal pensare che sia già arrivato il momento di tornare a normalizzare comportamenti. La nostra battaglia contro il Coronavirus prosegue senza sosta, ma non possiamo ancora dire che stiamo vincendo”, ha detto ieri il commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Altri, invece, come il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, primo cittadino di una città fortemente colpita dal Coronavirus.

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Dice Gori: “Un ulteriore mese di chiusura delle attività produttive può avere esiti pesantissimi. Al tempo stesso non si può pensare di riaprire attività che non garantiscano la più assoluta sicurezza ai lavoratori”. Quindi Gori chiede mezzi, strumenti, screening. Solo così si può ripartire e evitare allo stesso tempo la malattia”. Quindi propone test sierologici a tappeto. Questo tipo di test è più semplice da predisporre ma la discussione sulla sua efficacia in questa fase è ancora aperta. Un vicolo cieco insomma, staremo a vedere. >> Tutte le notizie sul Coronavirus

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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