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Oggi la conferenza stampa di Draghi, su Twitter gli utenti scatenati: “Lei si vede quanto è bello?”

“Mi tolga una curiosità, presidente: ma lei si vede quanto è bello?”. È soltanto uno dei messaggi ironici apparsi su Twitter, mentre veniva trasmessa oggi la conferenza stampa di fine anno di Mario Draghi organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa parlamentare. Argomento finito nel giro di poco al primo posto tra i Trend Topic. Nel mirino degli Italiani, che si sono lasciati andare a cinguettii a dir poco esilaranti, non tanto il presidente del consiglio, colpevole soltanto di soffrire, come ha scritto qualche mese fa il direttore Franco Bechis su «Il Tempo», di quel virus chiamato narcisismo, che colpisce indistintamente tutti gli uomini di potere. Che poi nel caso dell’economista si può parlare davvero di autocompiacimento? O son piuttosto gli altri a non stancarsi di ripetere quanto è bravo, buono, perfetto. Senza dubbio, il premier si piace (eccome), è un gran vanitoso e lo si capisce anche dai dettagli con cui si prende cura del suo aspetto: il look impeccabile da banchiere, le cravatte costose, dalle nuance mai troppo spinte, e i capelli che, anziché diventare bianchi col tempo (come avviene per tutti i comuni mortali) tornano scuri. Neri come le piume di un corvo. Anche se Draghi ricorda piuttosto un altro animale: il pavone, quello stesso che nel Palacio de Cristal di Oporto, durante la conferenza stampa conclusiva di un vertice Ue, aveva preso a disturbarlo durante l’eloquio. L’unico forse ad aver avuto questo coraggio… 

leggi anche l’articolo —> Draghi ai giornalisti: «Sono un uomo e un nonno al servizio delle istituzioni» [video-diretta]

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Oggi la conferenza stampa di Draghi, su Twitter utenti scatenati: “Lei si vede quanto è bello?”

No, no, non Draghi. Gli Italiani hanno preso ad attaccare su Twitter i giornalisti presenti all’incontro di oggi, che qualcuno ha definito una “conferenza adulativa da monarchia assoluta”. Come se la nostra non fosse più una democrazia, ma una copia del governo del Re Sole. E gli utenti ne hanno scritte di tutti i colori: “Se torna alla BCE e senza di lei come faremo? Babbo non vuole, mamma nemmeno Come faremo a fare all’amor?”, il messaggio di Felice; “Quello è il maschio più bello, nn toccatemi quello…”, ha fatto eco Niccolò, riprendendo un verso della canzone «La strega» di Vasco Rossi; “Dopo gli applausi dei giornalisti, arrivano le domande scomode alla conferenza stampa di Draghi: Presidente. Cosa fa a capodanno?'”, l’osservazione di Serpe Loco. Un altro ha scomodato una nota battuta di Gerry Calà: “Non sono bello però piaccio”. Una utente, affondando il coltello nel burro, ha scritto: “Livello di scomodità delle domande dei giornalisti al nonno Draghi durante la conferenza stampa pari a quelle dei bambini quando leggono le domandine agli incontri col Papa”. Qualcuno c’è andato giù più pesantemente: “Poi avvisatemi se serve il Mose per contenere la saliva dei giornalisti”, “Mai visto tanto servilismo”, “Con i giornalisti sdraiati, gli applausi preventivi, le risate gratuite e un mare di saliva. Draghi come il Nerone di Petrolini: ‘Il popolo, quando si abitua di’ che sei bravo, pure che non fai niente sei sempre bravo'”. 

Frecciatine e stoccate: nel mirino la “stampa sdraiata”

Battute, freddure, stoccate o frecciatine. Insomma, in qualunque modo, si voglia chiamarle: son considerazioni quelle citate testé che debbono far riflettere. Lo stesso presidente del Consiglio Draghi, che non più tardi di ieri, alla XIV° Conferenza degli Ambasciatori e delle Ambasciatrici d’Italia nel mondo aveva ‘rimproverato’ il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per gli elogi eccessivi, non ha fatto altro che ridere di gusto durante la conferenza stampa, dribblando le domande scomode (si fa per dire) sul Quirinale. A tratti è parso anche seccato: deve essergli sembrato un gioco da ragazzi. Troppo facile per lui. È arrivato a addirittura a calare la carta del “nonno” per distogliere l’attenzione (che di fatto però può voler dire soltanto una cosa: “Me ne vado al Colle”): «Il mio destino personale non conta assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo e un nonno al servizio delle istituzioni».

Che cos’è il “marchio Draghi”

Quando in realtà la storia di Draghi sembra suggerire altro: l’attuale premier è vero che è un civil servant, rispettoso delle istituzioni, profondamente orgoglioso del suo Paese, come ha dimostrato in più di qualche occasione, ma negli anni ha saputo costruire una carriera sfolgorante, creando attorno alla sua persona una credibilità invidiabile e usando con cura il “marchio Draghi”. In che modo? Sottraendosi agli occhi indiscreti della stampa e creando una incredibile suspense che ‘Hitchcock scansati proprio’ quando necessario: si potrebbe citare, in tal senso, non soltanto la partita per il Quirinale, ma il suo stesso addio alla Bce. Alla battuta di un giornalista presente alla conferenza di congedo nel 2019 – “La vedremo ai giardinetti a godersi la pensione come un uomo qualunque”, Draghi annuì ammiccando il solito sorriso trasversale. Quello che tira fuori dal taschino (senza pochette a tre punte) ogni qual volta sa di averti fregato. Perché come disse un suo vecchio collaboratore: “Non sai mai cosa gli passi per la mente, da che parte stia, ma sei pur certo che a vincere sarà la sua”. Abile comunicatore, di un’intelligenza a dir poco penetrante, Draghi oggi è riuscito, senza troppo affaticarsi, a spostare la conversazione dove voleva lui. Lontano da ciò che purtroppo nel nostro Paese ancora non va: il tasso di natalità bassissimo, il precariato dei giovani, le disuguaglianze sociali. E beninteso non per colpa sua, son vecchie ruggini. Frutto di una cattiva gestione del Paese che spinge gli Italiani oggi a non andare a votare. Ben prima del Covid, di quest’incubo da film di fantascienza a cui siamo stati costretti ad assistere.

draghi twitter

Draghi, conferenza stampa oggi: le reazioni esilaranti della gente comune su Twitter

Che poi, mi spiace scriverlo, perché lo trovo un uomo di spirito, l’elogio continuo a Mario Draghi da parte della stampa non gli giova, anzi, sortisce l’effetto opposto: non fa che sottrarne quasi i meriti. Non fa che rendere il premier ancora più “lontano” dalla gente comune, che vede in lui l’emblema dei poteri forti, il rappresentante perfetto dell’establishment, il banchiere interessato più al denaro che alle persone. Un’immagine distorta, gonfiata con fatterelli come il Britannia. L’ex governatore ha dimostrato in passato di essere ben altro, ma come ha scritto un utente sui social non si può ad una conferenza stampa applaudire, lì si fanno le domande. Quelle che servono al Paese, a rassicurare le persone o perché no anche a far drizzar loro le antenne. Come diceva il grande Enzo Biagi «se si vuole raccontare una storia è necessario, prima di tutto che questa storia interessi alla gente, ma non si possono raccontare storie se non si ha un punto di vista». Questo per dire che si può avere stima profonda per qualcuno, riconoscerne il valore, aver fiducia, ma alla conferenza stampa di oggi, che dire, io avrei fatto ben altre domande. E la gente da casa pure.

 

 

 

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