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Draghi premier gratis, Bechis punge Paragone: «Il vero populismo fu di Conte»

Mario Draghi, stipendio a quanto ammonta? L’ex numero uno della Bce ha rinunciato al suo emolumento da premier già in data 5 maggio. A riportare la notizia un documento pubblicato sul sito del governo in cui si legge: “Non percepisce alcun compenso di qualsiasi natura connesso alla assunzione della carica”. Si tratta di un compenso di 80 mila euro netti, cifra percepita dal suo predecessore, l’avvocato del Popolo, Giuseppe Conte, il quale se l’era ridotto del 20%. Una decisione quella di Draghi che ha suscitato reazioni contrastanti: all’ilarità di alcuni, che ritengono l’attuale premier non certo un “bisognoso”, si è aggiunta l’ammirazione di altri. Ed è di stamani un editoriale di Franco Bechis su “Il Tempo”, che suona come una replica a Gianluigi Paragone.

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Draghi stipendio, scontro Bechis Paragone: «Il vero populismo fu di Conte»

«Condivido molte osservazioni di Gianluigi Paragone sulla ipocrisia di molti santi guerrieri contro i costi della politica, e anche le sue frecciate a chi ha predicato fra i M5s molto in questo senso e razzolato male assai di più quando si è trattato di fare avere soldi pubblici ad amici e familiari spesso per lavori che non sono in grado di svolgere. Ma non credo sia questo il caso di Mario Draghi che ha scelto di non  ricevere l’indennità di 110.442,48 euro annuali che spetta al presidente del Consiglio dei ministri», ha esordito Franco Bechis, spiegandone il motivo.

«Non ha propagandato lui questa scelta. L’abbiamo scoperto tutti solo nel giorno ultimo in cui il premier per legge era tenuto a pubblicare sul sito dell’amministrazione trasparente della presidenza del Consiglio la sua situazione reddituale e patrimoniale, come quella di tutti gli altri membri del governo. Draghi ha fatto dunque quella scelta in silenzio, e non se l’è posta come medaglia sul petto come fanno i demagoghi. In questo c’è una bella e sostanziale differenza con il suo predecessore, Giuseppe Conte», ha tuonato il direttore de “Il Tempo”.

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«“Che signore”, pensò la gente, “questo sì che è un politico diverso…”», l’affondo all’ex presidente del Consiglio

Bechis non risparmia un duro affondo a Conte: «Quando questi divenne presidente del Consiglio il primo giugno 2018 fu pagato come tutti i suoi predecessori per due mesi con lo stipendio assegnato dalla legge. Che è pari all’indennità di base ricevuta da tutti i parlamentari. Nel frattempo però fu invitato alla festa annuale del Movimento 5 stelle e davanti a Beppe Grillo volle fare bella figura con un gesto che accarezzasse la pancia dei grillini: “Mi taglio lo stipendio del 20%”, disse strappando applausi e commozione nell’uditorio. “Che signore”, pensò la gente, “questo sì che è un politico diverso…”». Il giornalista affonda il coltello nel burro: «Di Conte nessuno sapeva nulla fino al giorno in cui non arrivò a Palazzo Chigi. E lui che dichiarò ai quattro venti di essersi tagliato lo stipendio del 20%, ben si guardò da svelare quanto in quegli stessi mesi gli stava finendo in tasca».

«L’uomo che rinunciava a 20 mila euro in quel 2018 aveva ogni mese in tasca 100.616 euro, lo stipendio annuale di un presidente del Consiglio. Aveva dichiarato infatti un reddito complessivo di 1.207.391 euro. Che diventava imponibile per 1.167.478 euro dopo avere dedotto 49.835 euro di assegno divorzile corrisposto alla e moglie e madre di suo figlio. Di quel reddito solo 97.094 euro erano da lavoratore dipendente, quale sono sia un premier che un professore universitario (i primi mesi era dipendente dell’Università di Firenze da cui poi si è messo in aspettativa senza assegni). Il resto era reddito da lavoro autonomo che Conte non avrebbe potuto svolgere facendo anche il premier. Lui in imbarazzo si sarebbe giustificato: “non è lavoro di adesso. Solo che tutti mi hanno pagato vecchie parcelle da avvocato di cui mi ero dimenticato”». La lunga carriera di Mario Draghi non era (ed è) un segreto per nessuno: «Ora sappiamo che era sì benestante, ma guadagnava nemmeno la metà di Conte», riporta Bechis, che azzarda sul finale un’ipotesi.

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Draghi stipendio, il “destro” negato alla stampa: «Rifugge dalle polemiche più che può»

«I redditi che noi conosciamo sono vecchi, perché nel 2020 Draghi non era più alla Bce. E probabilmente nella sua dichiarazione ci saranno pensioni di diversa natura. Se a distanza ho capito l’uomo, che rifugge le polemiche più che può, ha preferito non dare nemmeno un appiglio a farne su un pensionato pubblico che si faceva pagare per un lavoro pubblico». E ancora: «Lo si giudicherà per quello che fa e non fa, e come ogni premier ne porterà la responsabilità. Vero, non lo ha scelto il popolo sovrano. Che non ha scelto Conte, non ha scelto Paolo Gentiloni, non Matteo Renzi, non Enrico Letta, non Mario Monti. L’ultimo scelto dal popolo sovrano fu Silvio Berlusconi nel 2008. È così da 13 anni…», conclude Bechis. Leggi anche l’articolo —> Mario Draghi l’«Atermico», tutto quello che non sapete sull’attuale premier

 

 

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