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2020, anno nero per i libri: il duro colpo della pandemia sugli editori

Secondo una rilevazione Istat, l’impatto della pandemia sull’industria dei libri è stato incredibilmente pesante. Nove editori su dieci denunciano una perdita consistente nel 2020. Il bilancio è pessimo specialmente per i piccoli e micro editori: uno su cinque prevede una perdita di oltre il 75% del fatturato, come riporta Agi.

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L’industria dei libri e l’impatto della pandemia

L’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze disastrose sul mercato dei libri, in Italia come in Europa. Con perdite maggiori del 75%, molti sono i micro editori che ora rischiano di scomparire. Per micro-editore si intende un’impresa o un’istituzione che ha stampato non più di 5.000 copie. Gli editori di questa dimensione, in Italia, sono il 53% del totale, ovvero 1.706 aziende. I piccoli editori invece sono le imprese con una tiratura massima di 100.000 copie, e costituiscono il 38% del mercato. I medi editori (massimo un milione di copie) sono circa il 7% degli editori, mentre i grandi editori (più di un milione) costituiscono solo il 2% circa del panorama dell’editoria. Grandi e medi editori insieme realizzano circa il 59% della produzione in termini di titoli, e il 91% della tiratura.

Il bilancio è terribile per le imprese più piccole: un micro editore su cinque prevede una perdita di oltre il 75%, mentre un piccolo editore su quattro stima cali tra 75 e 50%. Il 40% dei medi invece ha previsto una riduzione di circa un quarto del proprio fatturato (fino al 25% in meno) mentre l’8,6% dei grandi ha previsto di non avere alcuna variazione significativa.

Febbraio 2020 libri

La lettura durante la pandemia

Secondo il rapporto Istat, la lettura ha costituito un’attività durante le giornate del lockdown per più di 6 persone su 10. La lettura si è fatta quindi spazio tra le attività di tempo libero più praticate, ovvero Tv-Radio e contatti telefonici con amici e parenti. La lettura di libri ha interessato quasi il 27% della popolazione maggiorenne. Le donne hanno superato gli uomini (30,8% contro 22,7%). I più attivi inoltre sono stati i giovani con meno di 34 anni di età.

Per quanto riguarda la rivalità tra cartaceo e digitale, i lettori tradizionali rimangono ancora in vantaggio: quasi il 20% dei lettori ha utilizzato esclusivamente libri stampati su carta, mentre solo il 5,3% di essi ha letto solo libri su supporto digitale. Senza enorme sorpresa, sono i più giovani ad avere utilizzato e-books e libri online.

L’impatto della pandemia sui libri: la risposta degli editori

Più di un terzo delle nuove uscite editoriali in programma durante il lockdown, illustra Istat, sono state rinviate. Gli editori di tutte le dimensioni hanno dovuto ridimensionare i propri programmi, spendendo energie per potenziare i canali di vendita online (il 56,4% delle imprese). Inoltre, quasi un editore su tre ha ampliato l’offerta di prodotti acquistabili in formato digitale. Molti hanno attivato reti con le librerie indipendenti per la vendita e la consegna dei libri a domicilio, e organizzato eventi di promozione e interazione con i lettori attraverso internet o canali social. In parecchi (soprattutto i grandi editori) hanno inoltre potuto offrire alla clientela l’accesso gratuito ad alcune risorse digitali (il 52,9% dei grandi editori e il 26,3% dei medi). >> Tutte le notizie di cultura

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