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Epatite acuta a Prato, bimbo di 4 anni gravissimo: medici sospettano “sindrome da lockdown”

Epatite acuta, un caso a Prato – È ancora grave il bambino di 4 anni, ora trasferito all’Ospedale Bambino Gesù. I medici sospettano che il piccolo sia vittima di un caso di epatite acuta pediatrica di origine sconosciuta. Si tratta di una patologia molto aggressiva che colpisce i bambini sotto i dieci anni. Al momento sono diversi i casi registrati in Europa. A diffondere la nuova era stato dapprima il sito «Notizie di Prato», poi «La Nazione». Conferme ora arrivano anche dall’Asl Toscana Centro: non si può escludere la possibilità di sottoporre il bambino a un trapianto di fegato.

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Epatite acuta a Prato, bimbo di 4 anni gravissimo: medici sospettano “sindrome da lockdown”

Giunto in ospedale a Prato, al paziente di soli tre anni i dottori hanno immediatamente riscontrato una grave forma di epatite e viste le condizioni critiche ne hanno disposto il trasferimento prima a Firenze dove è rimasto qualche giorno e poi a Roma. Tra i sintomi la febbre, ma anche problemi gastrointestinali, vomito e diarrea persistenti. Tra le cause di epatite anche gli adenovirus, infezioni virali comuni nei bambini. Gli studiosi ipotizzano un qualche legame con il Covid, ma non con il vaccino. “Molti scienziati britannici sono convinti che ci sia un collegamento con la pandemia e il conseguente lockdown: l’isolamento, le relazioni sociali ‘congelate’ o quasi per 2 anni, l’uso della mascherina avrebbero indebolito le capacità di risposta immunitaria dell’organismo, facendo calare le difese nel momento della ripresa della circolazione degli altri virus”, riporta «Libero».

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In Europa 74 casi, 9 solo in Alabama: la situazione da noi

Il Centro europeo per il controllo delle malattie ha già segnalato 74 casi di epatite acuta misteriosa dall’inizio dell’anno (tra Danimarca, Paesi Bassi e Spagna). Solo in Alabama, negli Stati Uniti, si sono registrati ben 9 casi. Al momento in Italia sarebbero sette, ma sono in corso le analisi per confermarne l’origine sconosciuta. “Ha caratteristiche molto simili a quelle che hanno descritto i colleghi degli alti Paesi”, ha spiegato Giuseppe Indolfi, responsabile della epatologia del Meyer, che è anche il coordinatore del gruppo fegato della Società europea di gastroenterologia, a «Fanpage». Leggi anche l’articolo —> Covid, il monitoraggio settimanale Iss: incidenza, Rt e occupazione terapie intensive

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