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Eutanasia, la delusione di Mina Welby per il referendum “inammissibile”

“Mi è arrivata una stilettata al cuore” così Mina Welby, moglie di Piergiorgio Welby, ha espresso la sua delusione a seguito della bocciatura da parte della Corte costituzionale del referendum sull’eutanasia legale. “Sono senza parole e molto triste” ha dichiarato la Welby all’Adnkronos. (Continua a leggere dopo la foto)

Mina Welby Eutanasia

“Brutta notizia per la democrazia del nostro paese” ha dichiarato Marco Cappato, ex eurodeputato e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Ma la lotta per un fine vita “dignitoso” prosegue. “L’obbiettivo rimane e penso che lo otterremo in tempi non troppo lunghi” ha detto Cappato a LA7.

Mina Welby e la speranza sfumata dell’eutanasia legale

Wilhelmine Schett, conosciuta come Mina Welby, è la moglie di Piergiorgio Welby, il quale diede inizio alla lotta per smettere di soffrire. L’uomo, infatti, affetto da distrofia dall’età di 16 anni, voleva metter fine in modo “dignitoso” alla propria vita ma le sue richieste non vennero ascoltate. La vicenda di Welby divenne un caso mediatico quando, pur di essere ascoltato, giunse perfino a scrivere una lettera all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Di fronte alle suppliche di Welby, fu proprio il medico Mario Riccio, poi prosciolto da ogni accusa, a staccare la spina del respiratore che lo teneva in vita.

Dopo la morte del marito, Mina Welby decise di portare avanti la lotta intrapresa da Piergiorgio, per consentire alle persone che soffrono di poter essere libere di decidere sulla propria vita. Per questo la decisione della Corte costituzionale l’ha fortemente delusa: “sto pensando a cosa poter fare. Vorrei portare avanti l’eredità di mio marito perché era lui che voleva una buona legge sul fine vita”. Mina Welby dichiara all’ANSA di provare “tanta tristezza pensando alle persone più vulnerabili le cui richieste resteranno inascoltate. Io ero sicura che la Corte avrebbe deliberato a favore di questo referendum e sono rimasta molto delusa. Rimane l’ultima “speranza” del Parlamento”.

La Corte costituzionale ha dichiarato “inammissibile il quesito referendario perché […] non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. L’approvazione del referendum sull’eutanasia legale avrebbe, infatti, abolito una parte dell’articolo 579 sull’omicidio del consenziente, in maniera tale che non venisse punito chi avrebbe aiutato una persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, a metter fine alla sua vita (come invece ribadisce l’articolo 580, sull’istigazione o aiuto al suicidio).

Cappato Welby eutanasia

Mina Welby e Marco Cappato insieme nella lotta per il diritto alla morte

Mina Welby non è sola nella lotta per un fine vita dignitoso. Al suo fianco c’è Marco Cappato, esponente dell’Associazione Luca Coscioni. Infatti, i due già nel 2017 accompagnarono in Svizzera Davide Trentini, affetto da sclerosi multipla, per sottoporsi al suicidio assistito. Dopo essersi autodenunciati, nel 2020 vennero assolti dalla Corte d’assise.

“È una brutta notizia per coloro che subiscono e che dovranno subire ancora più a lungo sofferenze insopportabili contro la loro volontà” commenta Marco Cappato. “Ci sarebbe stata l’occasione per far decidere il popolo italiano su una scelta chiara: poter andare nella direzione di altri paesi europei, come la Spagna, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo. La Corte costituzionale ha cancellato questa possibilità. Il problema riguarda la democrazia italiana” ha dichiarato Cappato a LA7. Ma la lotta per raggiungere un fine vita “dignitoso” prosegue.

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