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Il capo del Pentagono “smonta” l’F-35: “E’ un aereo di m…”, l’Italia ne ha acquistati 90

L’F-35, il caccia di ultima generazione scelto dagli Stati Uniti e da buona parte dei paesi Nato è “un aereo di m…”. No, non è una delle tante discussioni che girano sui forum di cose militari un po’ in tutto il mondo, da quando lo Joint Strike Fighter ha iniziato il suo servizio operativo. Sono parole di Christopher Miller, l’attuale ministro della Difesa ad interim degli Stati Uniti d’America, che tra tre giorni lascerà il suo incarico.

Le sconcertanti (fino ad un certo punto…) affermazioni del capo del Pentagono sull’F-35

Se la stampa Usa si sofferma sull’affermazione dell’attuale capo del Pentagono, “non vedo l’ora di andarmene”, segnale di una ormai acclarata disaffezione per l’attuale Amministrazione, a preoccupare gli alleati occidentali di Washington (Italia inclusa) dovrebbero essere i suoi commenti sul caccia multiruolo F-35 “Lightning II”, definito “un aereo di m… “. Il tutto, per un costo unitario che varia, a seconda delle diverse versioni, da 82 milioni a 103 milioni di dollari ad aereo. Anche se per la versione a decollo breve, quella che sarà usata dalle aviazioni imbarcate (inclusa la componente aerea della Marina Militare Italiana) ci vorranno fino a 122 milioni di dollari ad esemplare.

Tutto nasce dalla trascrizione di una chiacchierata informale avvenuta giovedì con i cronisti, resa pubblica dal dipartimento della Difesa e rilanciata dalla Cnn. Di ritorno da un viaggio in Nebraska, Tennessee e Colorado, l’attuale numero uno del Pentagono si è lasciato andare ad una serie di commenti sopra le righe. A Miller viene chiesto proprio dell’F-35, il programma militare più costo della storia, che tra i Paesi costruttori (attraverso Leonardo) e utilizzatori conta anche l’Italia, con 90 esemplari ordinati delle varianti F-35A per l’Aeronautica Militare e F-35B per l’Aviazione Navale.

“Beh…. non vedo l’ora di lasciare questo lavoro, credetemi”, è stata la sua premessa. Poi, quella che è sembrata una bocciatura senza appello del nuovo caccia: “Abbiamo creato un mostro, ma questo lo sapete”. Il capo del Pentagono è sembrato poi abbandonare del tutto i freni inibitori. “Ieri stavo parlando con un tenente colonnello, o colonnello, gli ho chiesto, ‘su cosa vola?. Mi ha detto, ‘F-35’, gli ho risposto, ‘quello è un pezzo di… e lui… si è messo a ridere, e io gli ho detto, ‘no, seriamente, me ne parli”, è la trascrizione delle sue parole con i cronisti. Miller è stato nominato ministro della Difesa il 9 novembre scorso, al posto di Mark Esper, ‘licenziato’ via Twitter da Donald Trump.

Ma l’F-35 è davvero “un aereo di m…”? L’Italia ne avrà 90

Sì può definire “un aereo di m…” un caccia di ultimissima generazione per il quale in 18 anni sono state profuse praticamente tutte le risorse d’investimento dell’aviazione americana e l’impegno dei progettisti di un top player del settore dell’aviazione militare come la Lockheed Martin? Per non parlare delle partnership con altri due giganti, la britannica Bae Systems e l’italiana Leonardo, per la produzione europea dell’F-35.

Dal punto di vista tecnico se ne sono sentite dire di tutti i colori. Nato per essere un caccia stealth, cioè a bassa visibilità radar, l’F-35 non lo è del tutto. La sua architettura costruttiva, molto avanzata sotto tutti gli aspetti, dai materiali all’aerodinamica, non segna però una così grande distanza da altri validi progetti di caccia della generazione precedente. Ci riferiamo ad esempio all’Eurofighter Typhoon, cui l’F-35 si affiancherà nelle aviazioni Nato, che ha un costo unitario nettamente inferiore (63 milioni di dollari). Anche se non è un aereo multimissione (almeno sulla carta) come l’F-35, il “Typhoon” è però un bimotore: caratteristica che oltre ad offrire una maggiore sicurezza intrinseca, aumenta di molto il rapporto peso-potenza.

Multi missione è invece lo svedese Saab Gripen, un caccia multiruolo leggero che pur appartenendo alla generazione precedente, nella sua ultima e più potente versione (Gripen-E) offre prestazioni di rilievo ad un costo che è la metà dell’F-35 (61 milioni di dollari). Secondo altri analisti, il “Lightning” in quanto a manovrabilità sarebbe persino inferiore al francese Rafale, aereo di concezione decisamente più datata però capace di sopportare manovre con accelerazione fino a 8g, contro i 6g dell’F-35. Ma si tratta di un critica che non tiene in considerazione un fatto molto semplice: l’F-35 è nato come caccia multiruolo e non da superiorità aerea; era quindi necessario trovare un compromesso tra manovrabilità, capacità di carico, autonomia operativa.

Sarà l’impiego operativo a dimostrare definitivamente la bontà del progetto F-35: ecco come se ne parla in Italia

Sarà l’impiego operativo a dimostrare definitivamente la bontà del progetto F-35. Per ora possiamo solo annotare come nei primi anni d’impiego nell’aviazione degli Stati Uniti (Usaf), nelle varie esercitazioni il Lightning II non ha mai brillato particolarmente. Nei combattimenti aria-aria si è dimostrato inferiore al vecchio ma ancor valido F-16 e assolutamente inferiore allo specializzato e coevo F-22 Raptor. Secondo la Rand Corporation, una società di analisi strategiche che collabora a stretto contatto col Dipartimento della Difesa statunitense, l’F-35 non sarebbe in grado di competere con il russo Su-35 in un combattimento aereo. Incapacità dimostrata con simulazioni in cui la società è leader globale.

E in Italia cosa si dice dell’F-35? In una intervista alla rivista specializzata “Difesa Online” il comandante del 32º Stormo, il colonnello Davide Marzinotto, che ha seguito il programma per anni, in Italia e negli USA sin da quando sono stati definiti i requisiti operativi della macchina, ha fatto un’interessante considerazione sull’F-35. “La rivoluzione che rappresenta l’F-35 è dovuta al suo DNA “omnirole” –  ha detto Marzinotto – il velivolo può assolvere a più missioni simultaneamente, senza bisogno di tornare alla base per essere riconfigurato. Forse non è immediatamente comprensibile a tutti il valore in termini operativi di tutto questo. Posso assicurare che si tratta di un qualcosa di rivoluzionario” e “Quando si è in volo impressiona la percezione della consapevolezza espansa fornita dai sensori: si apre un mondo e si resta a bocca aperta. In un confronto aereo un tempo si facevano considerazioni del tipo “Qui me la cavo…”, “Qui me la gioco…” o “Qui devo stare attento”. A bordo di un F-35 il pensiero non può essere altro che “Povero colui che si trova dall’altra parte!!!” >> Le inchieste di UrbanPost

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Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1993 con la cronaca locale, poi si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese", "Il Giornale di Varese", "Lavoro e Carriere", "Il Secolo XIX".

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