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Fase 2 Palermo: spiagge invase, la voglia di normalità supera la paura del contagio

“Un’estate al mare, voglia di remare, fare il bagno a largo per vedere gli ombrelloni”, cantava Gini Russo. E come contestare la voglia di mare, spiaggia e sole dopo quasi due mesi di lockdown totale? Peccato che non ci siano ombrelloni all’orizzonte. Il pericolo del Coronavirus è ancora nell’aria, e le mascherine sopra ai volti dei più lo dimostrano. Ma i dispositivi si fa presto a toglierli e a sostituirli con gli occhiali da sole. Poi, muniti di zaino e telo da mare, si può cercare un briciolo di normalità di fronte alle onde. E’ esattamente quello che è successo a Mondello, in provincia di Palermo, con l’inizio della fase 2: le spiagge si sono riempite di gente nonostante i divieti.

Fase 2 Palermo, spiaggia affollata a Mondello nonostante i controlli

A Mondello si respira aria di libertà. Il sole, la voglia di mare e di tintarella sono più forti dei divieti. E dell’annuncio di controlli più aspri pronunciato nei giorni scorsi dal sindaco Leoluca Orlando, che aveva dichiarato di voler “denunciare i genitori che non vigilano sui figli minori”, trasgredendo le regole imposte per contenere la diffusione del coronavirus e non rischiare una seconda ondata. Nonostante questo, nel primo week end di sole della fase 2, la località balneare si è subito riempita di bagnanti, tra famiglie e giovani che giocano a pallone o fanno i primi tuffi.

Gruppi di giovani che ballano, il venditore ambulante di palloni, teli da mare appoggiati sulla sabbia e crema solare: sembra tutto normale. “Ho venduto dodici palloni stamattina. Sono venuto perché mi hanno detto che ieri la spiaggia era piena di gente. Pensavo fosse vietato”, ha confermato Sayed. “Comportamenti gravissimi. Se, come sembra, non c’è responsabilità, sarà necessario già nelle prossime ore un provvedimento drastico di inibizione dell’accesso alle aree pubbliche prese d’assalto”, ha commentato il sindaco Orlando.

fase 2 Palermo

I giovani al mare: “Che facciamo di male?”

Purtroppo, però, non tutti rispettano le distanze di sicurezza o indossano le mascherine. La situazione sembra quella dei Navigli di Milano, all’ennesima potenza. Se nella capitale lombarda le immagini possono aver giocato di prospettiva, non permettendo di cogliere davvero la distanza tra le persone, in questo caso la realtà è chiara. Le persone hanno voglia e bisogno di libertà, di quotidianità. E questo in certe giornate di sole e caldo si traduce in spiaggia. “Il mare è qua che ci chiara. Stiamo al sole, in acqua. Che facciamo di male? E poi qua a Palermo virus non ne gira. Io non conosco nessuno che se l’è preso”, si giustifica Angelo, 26 anni e tanta voglia di tornare a vivere. Calcia il pallone in acqua, corre dai suoi amici e si tuffa. Una decina di ragazzi che, se non fosse per le ordinanze, non farebbero nulla di male.

Lo stesso vale per i bimbi e i nonni che si godono i primi caldi della stagione, tra bagni, palette e secchielli. Nemmeno Matteo Belvedere, 72 anni, sembra essere particolarmente preoccupato di tenere le distanze: “Sono due mesi che non vedo le bambine, ma adesso che si può uscire non credo proprio che ci sia alcun pericolo a che io me le porti in spiaggia”.

fase 2 Palermo

Fase 2 Palermo, la voglia di normalità fa riempire le spiagge di Mondello

E’ un dato di fatto che i controlli siano diminuiti. E questo, inconsciamente, crea nelle persone un senso di tranquillità che porta, per esempio, anche a trovarsi tutti in spiaggia. “Prima non si poteva. -racconta un ragazzo a Repubblica- Prima venivano gli elicotteri a controllare dall’alto e se trovavano anche solo una persona in spiaggia la facevano scappare abbassandosi. Ora mai nessuno è venuto a mandare via la gente. E il commissariato è là, non è che non ci vedono”.

La polizia passa, guarda, e poi se ne va. Il Commissario si affaccia, ma non dice e non ferma nessuno. Dopo due mesi tutti chiusi in casa, se nemmeno le forze dell’ordine hanno il compito severo di impedire un graduale ritorno alla normalità, non lo si può pretendere da tutte le persone. Se sono stati aperti i bar per l’asporto, alcuni negozi, alcuni ristoranti (sempre per l’asporto) è perché il percorso verso la quotidianità è iniziato. E quindi le persone sono tornate a uscire. E’ chiaro che servirebbe più responsabilità, e infatti c’è anche chi sta a distanza, da solo.

C’è chi è arrivato con degli amici, ma ha steso i teli a 2 metri di distanza. Ci sono genitori e bimbi con la mascherina ancora in viso. Così come c’è chi non sembra essere preoccupato dal possibile contagio. Ciò che si percepisce di più, però, è la voglia di tornare a vivere.>>Tutte le notizie di UrbanPost

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