La Spagna è campione del mondo, ma nella finale dei Mondiali 2026 al MetLife Stadium di New York c’è stato un secondo protagonista assoluto: Donald Trump. Il presidente americano ha voluto fortemente questo torneo, se n’è intestato l’atto conclusivo e ha consegnato personalmente la Coppa del Mondo alla nazionale spagnola. Tra due costanti che ne hanno accompagnato l’intera serata: la mania di protagonismo e i fischi dei tifosi.
Un evento che ha intrecciato come mai prima sport, spettacolo e politica, trasformando una partita di calcio in una vetrina globale. E che ha visto Trump muoversi tra alleati, rivali e star internazionali sotto gli occhi di milioni di spettatori.
L’arrivo in grande stile e i fischi
Trump è arrivato allo stadio a bordo dell’elicottero Marine 1, accompagnato dalla moglie Melania. Durante l’inno nazionale americano, cantato da Jennifer Hudson, le telecamere lo hanno inquadrato sul maxi-schermo accanto al numero uno della FIFA Gianni Infantino, ormai suo alleato.
🚨⚽🇺🇸🇪🇸🇦🇷 L'ingresso di Donald Trump per la premiazione di Spagna e Argentina, al termine della finale dei Mondiali, accolto dai copiosi fischi del MetLife Stadium. pic.twitter.com/0IT85XGmXi
— Dario D'Angelo (@dariodangelo91) July 19, 2026
Ma quando è sceso in campo per la premiazione, dagli spalti sono arrivati i fischi, come già accaduto durante la sua recente apparizione a New York per una finale NBA. Sul palco il presidente si è trattenuto con la Spagna più del previsto per la foto ufficiale, tanto che è dovuto intervenire lo stesso Infantino ad accompagnarlo via.
This is a clear evidence that football should never return to America , tears is rolling in my eyes seeing Trump want to celebrate with Spain 🇪🇸, why did infantino did not even inform him that he was not suppose to be there ? Did he think they declare him third term POTUS winner…
— lacroiz (@aderemi_haruna) July 20, 2026
Il “terzo tempo” della geopolitica
La finale ha avuto un forte sottotesto politico. In tribuna, accanto a Trump, sedeva anche Pedro Sanchez, il premier socialista spagnolo con cui i rapporti sono da tempo tesi: pochi giorni prima il presidente americano aveva minacciato di tagliare i legami commerciali con Madrid, salvo poi ritirare la minaccia. I due si sono comunque stretti la mano come se nulla fosse.
Presenti anche altri due leader nel mirino della sua politica dei dazi: il premier canadese Mark Carney e la presidente messicana Claudia Sheinbaum, in rappresentanza degli altri due Paesi ospitanti. Sugli spalti, però, la cordialità sportiva ha avuto la meglio sulle tensioni diplomatiche.
Il tifo per l’Argentina e la “maledizione”
Prima del match Trump non aveva svelato le proprie simpatie, definendo «un amico» il leader argentino ed elogiando Lionel Messi: «È molto difficile batterlo». L’Argentina ha però perso la finale, e sui social è subito rimbalzato il commento: «Messi è l’ultima vittima di Trump», con il ritorno della semiseria teoria della “maledizione” che colpirebbe le squadre da lui sostenute.
Messi refuses to make eye contact with President Trump pic.twitter.com/hQkDEOOPuU
— Matt Wallace (@MattWallace888) July 19, 2026
Le misure di sicurezza stringentissime, tipiche di ogni spostamento presidenziale, hanno intanto provocato lunghe file e controlli capillari all’ingresso. Nonostante i disagi, i tifosi si sono goduti la festa e uno spettacolo che è andato ben oltre il campo.
Star, half-time show e la frase finale
Gli spalti si sono trasformati in una parata di VIP: da Matt Damon a Beyoncé, Rihanna, Dua Lipa e Timothée Chalamet, fino a glorie del calcio come Zidane e Simeone. Prima del fischio d’inizio Tom Cruise ha presentato l’evento e Laura Pausini si è esibita con Robbie Williams, mentre l’half-time show in stile Super Bowl ha portato in campo Madonna, Shakira e Justin Bieber, allungando l’intervallo ben oltre i canonici quindici minuti.
A chiudere la giornata, la dichiarazione di Trump una volta rientrato a Washington: «I Mondiali negli Usa sono stati il più grande evento di sempre. Tutti hanno amato l’America». Una frase trionfale che, a giudicare dall’accoglienza ricevuta allo stadio, non tutti sugli spalti sembravano però disposti a condividere.
