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‘Ndrangheta, catturato il boss Francesco Pelle: era nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità

E’ finita in Portogallo, nel letto di un reparto Covid di una clinica, la latitanza di Francesco Pelle, alias “Cicciu Pakistan”, boss della ‘ndrangheta originario di San Luca e inserito, fino a ieri, nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del ministero dell’Interno. Pelle, 44 anni, considerato uno dei massimi esponenti dell’omonima cosca, era irreperibile dal 2019 dopo l’ultima condanna definitiva, l’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa. (prosegue dopo la foto)

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Chi è Francesco Pelle, il latitante della ‘ndrangheta arrestato in Portogallo

Francesco Pelle, “Cicciu Pakistan” gravitava da tempo nella zona di Milano, ma di lui si erano perse le tracce di quasi due anni. Era implicato ed è stato condannato per la triste vicenda della faida di San Luca che ha visto contrapposte per anni le cosche Pelle-Vottari-Romeo e Nirta-Strangio. Una lunga scia di sangue culminata della strage di Duisburg in Germania. Lo stesso Francesco Pelle era stato oggetto di un tentato omicidio che gli aveva causato l’invalidità permanente.

Francesco Pelle, classe 1977, appartiene ad uno dei rami della famiglia Pelle diverso da quello del padrino Antonio “‘Ntoni” Pelle “Gambazza”, capo del “crimine” della ‘ndrangheta nella zona ionica e lui stesso latitante per anni fino a poco prima del decesso avvenuto nel 2009. Secondo gli inquirenti “Cicciu Pakistan” ha avuto un ruolo da protagonista nella faida tra le famiglie contrapposte dei Pelle-Vottari-Romeo e dei Nirta-Strangio, culminata nella strage di Ferragosto del 2007 al ristorante “Da Bruno”, a Duisburg, in Germania. E’ sposato con la figlia di un altro pezzo da novanta delle cosche della zona ionica, Giuseppe Morabito “Scassaporti”, imparentato con il boss di Africo Giuseppe Morabito “‘U tiradrittu”.

Ma nella faida di San Luca sarebbe stato osteggiato da un altro Pelle, Giuseppe “Peppe” Gambazza, figlio del capo-crimine “Ntoni” di cui si è detto prima. Per fermare la faida Peppe Pelle avrebbe coinvolto i massimi vertici della ‘ndrangheta jonica, tra cui il suocero Francesco Barbaro “‘u Castanu” da Platì, uno dei boss più influenti della mafia calabrese deceduto mentre era ancora detenuto nel super-carcere di Parma alla veneranda età di 91 anni.

La strage di Duisburg e la condanna all’ergastolo di “Cicciu Pakistan”

La strage di Duisburg e il ruolo di Francesco Pelle. La carneficina nel ristorante italiano gestito da persone vicino ai Pelle e ritrovo degli affiliati alla cosca fu secondo gli inquirenti la risposta dei Nirta-Strangio alla brutale uccisione di Maria Strangio, avvenuta il 25 dicembre del 2006 a San Luca, e ricordata come la “strage di Natale”. Questo agguato, secondo l’accusa formulata dai magistrati nel corso del processo per la faida di San Luca, fu deciso proprio da Francesco Pelle per vendicare il tentativo omicidio subito ad Africo nel 2006, nel quale perse l’uso delle gambe.

Nel 2008 Francesco Pelle era stato arrestato in un ospedale di Pavia, mentre si trovava in cura riabilitativa a seguito dell’agguato a colpi di fucile. Pelle era rimasto gravemente menomato e costretto su una sedia a rotelle. Nel 2014 era stato poi condannato all’ergastolo in primo grado nell’ambito del processo per la faida di San Luca, ma nel 2018 era stato scarcerato, con l’obbligo di dimora a Milano, in attesa della sentenza di secondo grado.

Dal 2019, a seguito della condanna definitiva all’ergastolo in Cassazione, era irreperibile. Considerate le condizioni dell’uomo, resta da capire chi l’ha agevolato in questi anni di fuga: Pelle ha sempre goduto di appoggi importanti, fin dal suo ricovero a Pavia nel 2008, come certificato anche dall’inchiesta “Infinito” della Dda di Milano.

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