
In questi giorni gran parte dell’Italia è interessata da un’ondata di freddo che ha riportato temperature rigide, notti gelide e un ritorno massiccio alla vita al chiuso. Come accade ogni inverno, insieme al calo delle temperature cresce anche una convinzione molto diffusa: il freddo fa ammalare. È una frase che si ripete da generazioni, quasi fosse una legge naturale. Eppure, osservando con attenzione ciò che accade davvero al corpo umano, il quadro risulta molto diverso.
Il freddo, di per sé, non è una malattia e non è nemmeno la causa diretta di influenza, raffreddore o infezioni stagionali. A cambiare, durante l’inverno, non è solo il clima esterno, ma soprattutto il modo in cui viviamo, ci muoviamo, respiriamo e ci relazioniamo con l’ambiente e con gli altri.
Il freddo non è un virus
Dal punto di vista fisiologico, il freddo non introduce agenti patogeni nel corpo. Virus e batteri esistono indipendentemente dalla temperatura esterna e si trasmettono attraverso il contatto tra persone, superfici e aria condivisa. Ciò che cambia con il freddo è il contesto in cui il corpo si trova a funzionare.
Durante i mesi invernali si passa più tempo in ambienti chiusi, riscaldati e spesso affollati. Uffici, mezzi pubblici, scuole, palestre indoor e abitazioni diventano luoghi di esposizione continua ai patogeni. È in questi spazi che la probabilità di contagio aumenta, non all’aperto e non per il semplice abbassamento della temperatura.
Cos’è davvero che indebolisce il corpo in inverno
Il problema principale non è il freddo, ma l’incapacità del corpo di gestirlo in modo efficiente. Questa difficoltà è spesso legata a uno stile di vita che riduce la capacità adattativa dell’organismo. Sedentarietà, esposizione costante a temperature artificiali, scarsa attività fisica e poca luce naturale creano un sistema meno reattivo.
Il corpo umano è progettato per adattarsi. Quando questa capacità viene poco stimolata, ogni variazione ambientale diventa uno stress eccessivo. Non è il freddo a rendere vulnerabili, ma la mancanza di adattamento al freddo.
L’adattamento termico come meccanismo naturale
Esporre gradualmente il corpo sia al caldo sia al freddo permette al sistema nervoso e metabolico di migliorare la produzione autonoma di calore. L’organismo impara a gestire le variazioni senza entrare in uno stato di allarme costante.
Il rilascio controllato di adrenalina durante l’esposizione al freddo stimola meccanismi di protezione interni. Non si tratta di resistenza estrema, ma di una progressiva abitudine alle condizioni ambientali reali, diverse da quelle artificiali create dal riscaldamento continuo.
Attività fisica e difese immunitarie
L’attività fisica svolta con regolarità rappresenta uno dei fattori più rilevanti nella gestione delle difese immunitarie. Il movimento favorisce il ricambio cellulare, migliora la circolazione linfatica e contribuisce a un’eliminazione più efficiente dei microrganismi potenzialmente dannosi.
Muoversi ogni giorno, anche in modo moderato, permette al corpo di mantenere attivi i sistemi di regolazione interna. In inverno, la sedentarietà è uno dei principali fattori che contribuiscono a una maggiore suscettibilità alle infezioni stagionali.
L’importanza dell’esposizione al sole
Durante i mesi freddi, la riduzione delle ore di luce solare incide su numerosi processi fisiologici. L’esposizione al sole contribuisce alla sintesi della vitamina D, coinvolta nella modulazione del sistema immunitario e nella gestione degli stati infiammatori.
Passare tempo all’aperto, anche con temperature basse, permette di mantenere un contatto diretto con la luce naturale e con l’ambiente esterno. Questo contatto continuo aiuta il corpo a restare in equilibrio, riducendo la sensazione di isolamento tipica dell’inverno.
Ambiente esterno e microrganismi
Il contatto con l’ambiente naturale espone il corpo a una varietà di microrganismi che fanno parte del normale ecosistema umano. Questa esposizione contribuisce a un allenamento costante del sistema immunitario.
Al contrario, ambienti eccessivamente sterilizzati e chiusi riducono la varietà di stimoli e possono rendere l’organismo meno reattivo quando entra in contatto con agenti patogeni comuni.
Freddo e infiammazione
La gestione dell’infiamzione è un altro aspetto centrale. Il corpo utilizza meccanismi naturali per modulare le risposte infiammatorie, che possono essere influenzate positivamente da movimento, esposizione controllata al freddo e adeguata attività metabolica.
Un organismo attivo e adattato è meno incline a sviluppare risposte infiammatorie eccessive in presenza di stress ambientali.
Cosa cambia davvero durante un’ondata di gelo

Durante periodi di freddo intenso, come quello che sta interessando l’Italia in questi giorni, cambiano soprattutto le abitudini quotidiane. Si riduce il tempo all’aperto, aumentano le permanenze in spazi chiusi e si abbassa il livello generale di movimento.
Questi cambiamenti, più che il freddo stesso, creano le condizioni favorevoli alla diffusione delle infezioni stagionali.
Il freddo non è un nemico del corpo umano. È un elemento naturale con cui l’organismo è progettato per interagire. A fare la differenza è la capacità di adattamento, costruita nel tempo attraverso movimento, esposizione graduale, contatto con l’ambiente esterno e uno stile di vita coerente con i ritmi naturali.
Comprendere questa distinzione permette di affrontare l’inverno con maggiore consapevolezza e senza paure inutili, riconoscendo che la salute non dipende dalla temperatura, ma da come il corpo viene messo nelle condizioni di funzionare.
Chi ha diffuso questi consigli sul freddo
Negli ultimi giorni questi concetti sono tornati al centro dell’attenzione anche grazie ai contenuti divulgativi di Marco Sergi, chinesiologo clinico e divulgatore scientifico molto seguito sui social, che da tempo si occupa di movimento, adattamento fisiologico e salute legata allo stile di vita.
Attraverso video e spiegazioni accessibili, Sergi ha chiarito come il freddo non rappresenti di per sé una causa di malattia. Secondo la sua impostazione, ciò che rende l’organismo più vulnerabile durante l’inverno è piuttosto una ridotta capacità di adattamento, spesso legata a sedentarietà, ambienti chiusi e temperature artificiali costanti.
Il messaggio centrale è semplice: il corpo umano è progettato per gestire il freddo, ma perde efficienza quando viene isolato continuamente dall’ambiente esterno e privato di stimoli naturali.
Il concetto di adattamento spiegato in modo semplice
Secondo quanto spiegato da Marco Sergi, l’esposizione graduale al freddo e al caldo aiuta il corpo a regolare meglio i propri meccanismi interni. Non si tratta di resistenza estrema o pratiche drastiche, ma di permettere all’organismo di riconoscere e gestire le variazioni ambientali.
In questo contesto, l’attività fisica svolge un ruolo fondamentale. Muoversi con regolarità stimola la produzione autonoma di calore, migliora la circolazione e favorisce il corretto funzionamento del sistema linfatico, che contribuisce all’eliminazione dei microrganismi.
Domande frequenti
Il freddo abbassa le difese immunitarie? Indirettamente può influire se associato a sedentarietà e vita al chiuso, ma non è una causa diretta.
È meglio evitare completamente il freddo? Evitare ogni esposizione può ridurre la capacità adattativa del corpo nel lungo periodo.
