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Come la guerra in Ucraina si riflette in Italia: quali materie prime iniziano a scarseggiare

La guerra in Ucraina causata dalla Russia va avanti, e costringere ogni giorno ad allungare la lista delle vittime e dei danni. Contemporaneamente, obbliga anche a valutare le conseguenze economiche che si riflettono sui Paesi occidentali. L’Italia, per esempio, è a un passo dal blocco, soprattutto per l’aumento dei prezzi di beni primari e il numero sempre più ridotto dei prodotti reperibili.

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Guerra in Ucraina, le conseguenze economiche in Occidente e la mancata disponibilità di materie prime

Secondo quanto dichiarato da Coldiretti, il prezzo del grano è aumentato del 38,6% in soli sette giorni dall’invasione russa in Ucraina. A schizzare alle stelle, però, non è stato solo il frumento. Lo stesso è toccato al mais (+17%) e alla soia (+6%). In particolare, i costi sono cresciuti per quanto riguarda i mangimi destinati agli allevamenti, che oggi iniziano seriamente a scarseggiare. A pesare in particolar modo è la chiusura dei porti sul Mar Nero, che di fatto impedisce le spedizioni e crea carenza sul mercato mondiale. Soprattutto perché Russia e Ucraina rappresentano il 29% dell’export di grano e il 19% di quello di mais.

Proprio il mais ora risulta essere ai massimi dal 2013. Se si parla di grano, invece, non si toccavano prezzi del genere dal 2008. In questo quadro, poi, si inserisce anche l’olio di girasole, visto che Russia e Ucraina coprono l’80% delle sue esportazioni.

Gli aumenti delle materie prime, quindi, stanno paralizzando gli allevatori italiani che non solo devono lottare contro l’aumento dei costi dovuti all’energia, pari al 70% in più, ma ora sono costretti anche a districarsi nella crescita dei prezzi legati all’alimentazione del bestiame (+40%). Tra l’altro, mentre i compensi sono pressoché fermi. E non è tutto, perché contemporaneamente il settore soffre anche la siccità, che ha ridotto in modo significativo la disponibilità dei prodotti provenienti da Sud America, Stati Uniti e Canada. La situazione provocherà presto serie conseguenze anche in Italia, visto che il nostro Paese importa il 64% del grano tenero che utilizza per produrre pane, farina, biscotti e pasta e il 53% del mais per l’alimentazione del bestiame. E il nostro secondo maggior fornitore di queste materie prime è proprio l’Ucraina.

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Cosa compra la Russia dall’Italia

Se da una parte a preoccupare c’è l’importazione delle materie prime, dall’altra non bisogna dimenticare che l’Occidente, così come l’Italia, esportano anche in Russia. Le sanzioni e la chiusura dei mercati verso Mosca, quindi, rischiano di rivelarsi un autogol non indifferente quanto necessario. L’export italiano verso la Russia, infatti, secondo un report di Intesa San Paolo, vale 7,7 miliardi di euro e riguarda principalmente il settore del fashion e dei prodotti chimici.

A tutto questo si aggiunge, chiaramente, anche la questione del carburante. Secondo Confartigianato Trasporti, il prezzo alla pompa + salito del 20,7%, con un impatto pari a 535 milioni di euro per le micro e piccole imprese dell’autotrasporto merci. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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