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Guida all’acquisto della cannabis light

Comprare la cannabis light nel nostro Paese non è difficile: sia che ci si rivolga ai grow shop fisici sia che si opti per gli e-commerce, infatti, sono numerosi i negozi su cui si può fare affidamento. Ovviamente si parla di acquistare prodotti il cui contenuto di THC non supera lo 0.6%, mentre la CBD è presente più o meno al 4%. Questo cannabinoide, anche se in quantità così alte, non determina alcun effetto collaterale: offre solo un effetto rilassante molto piacevole ma non provoca scompensi per ciò che riguarda le capacità collettive di chi lo consuma.

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Chi è in cerca di un e-commerce in cui comprare prodotti CBD può trovare su Weedzard tutto quello di cui ha bisogno: il sito propone non solo canapa light con alto CBD, ma anche un assortimento molto ampio di prodotti naturali per il benessere. Molto particolare e degna di attenzione, poi, è la linea di prodotti PET per gli animali. Vale la pena di scoprire il catalogo dello store virtuale, che permette di pagare con carte di credito Visa, Mastercard o American Express.

Come viene venduta la canapa light

Vale la pena di sapere che allo stato attuale fumare la cannabis light non è legale. Questo prodotto, infatti, non è venduto a uso umano, il che vuol dire che non è contemplato né consentito il suo uso umano. Va detto, ad ogni modo, che la legge in merito è abbastanza complicata e, soprattutto, molto meno chiara di quel che sarebbe necessario, fermo restando che ora come ora il consumo di cannabis a uso personale viene considerato un illecito di carattere amministrativo. Tradotto in termini pratici, questo vuol dire che nel caso in cui si venga colti a fumare delle infiorescenze si corre il rischio di incappare in sanzioni rilevanti, anche se tali infiorescenze sono state comprate in modo legale.

Cosa si rischia

Le conseguenze a cui si va incontro sono molteplici: per esempio, la sospensione del passaporto, il ritiro del porto d’armi e il ritiro della patente. Di conseguenza, c’è differenza – per quanto il limite sia molto sottile – tra pubblicizzare la cannabis light come erba che può essere fumata e metterla semplicemente in commercio. Le confezioni di cannabis light in vendita sono sigillate: è preferibile non toccarle né aprirle se non si è in casa, proprio per evitare inconvenienti.

Il prodotto del momento

Ciò non toglie che la cannabis light possa essere considerata il prodotto del momento, soprattutto da quando il Ministero dell’Agricoltura ha fornito il proprio via libera rispetto alla sua produzione e alla sua vendita: si parla, ovviamente, solo della canapa che non supera lo 0.6% come limite di concentrazione di THC. Oggi la marijuana è disponibile sotto varie forme e in numerosi prodotti: si spazia dalle tisane ai biscotti, senza dimenticare le infiorescenze essiccate, pronte per essere utilizzate.

La canapa light

Proveniente dalle infiorescenze femminili della cannabis sativa, la canapa light è tale nel momento in cui ha un contenuto di THC che va da un minimo dello 0.2% a un massimo dello 0.6%. Questo tipo di cannabis presenta sostanze psicotrope che non sono in grado di causare alcun tipo di anomalia o di alterazione di carattere neurologico, anche perché è il CBD a costituire il più rilevante contenuto di psicoattivi. Il fumatore che beneficia degli effetti del CBD si sente più rilassato; inoltre tale sostanza garantisce un lieve effetto antidolorifico. Nella cannabis light non si registrano, invece, gli effetti high che caratterizzano il THC, come l’eccitazione e l’euforia: ecco spiegato il motivo per il quale essa non può essere ritenuta una sostanza stupefacente.

La legge italiana

Il 14 gennaio del 2018 è entrata in vigore la legge n. 242 del 2 dicembre del 2016, che definisce quali sono i limiti che devono essere rispettati per la coltivazione della cannabis light e per la sua vendita. In pratica, i coltivatori non hanno vincoli a condizione che le infiorescenze e le piante non superino il limite dello 0.2% per ciò che riguarda il contenuto di THC. Nel caso in cui tale soglia venga superata ma si rimanga al di sotto dello 0.6%, la coltivazione è comunque consentita ma deve essere autorizzata dalle forze dell’ordine in seguito alla presentazione di una richiesta apposita.

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