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Hart Island storia vera: scavate fosse comuni nel Bronx per l’emergenza Coronavirus

Coronavirus Emergenza New YorkHart Island storia vera. Venerdì 10 aprile 2020. Nel Bronx uomini con le mascherine scavano fosse comuni dove già sono state seppellite decine di bare. Sono queste le immagini agghiaccianti dell’agenzia Reuters, che hanno aperto stamani il sito della Bbc. Vittime di Covid-19? Nessuna conferma. Lo Stato di New York, da solo, ha più casi di Coronavirus rispetto a qualsiasi altro. Stando all’ultimo bollettino della Johns Hopkins University sono 161.807 i positivi al Covid-19 con un incremento di oltre 10.000 malati nelle ultime 24 ore. Negli Usa i contagiati sono 466.299, le vittime 16.686. Cifre spaventose, che destano preoccupazione. Il sindaco Bill de Blasio qualche giorno fa, vista l’emergenza in corso, aveva parlato di “sepolture temporanee” proprio ad Hart Island, striscia di terra di poco più di un chilometro al largo del quartiere del Bronx. «Cercheremo di trattare ogni famiglia con dignità, rispetto, rispettando le volontà dei credenti», ha dichiarato in tv il primo cittadino.

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Coronavirus New York, scavate fosse comuni nel Bronx: la vera storia di Hart Island

Le immagini, riprese da alcuni droni, mostrano le operazioni di scavo e sepoltura al largo del Bronx, dove di solito, come scrive la Bbc e rilancia l’HuffPost, si lavora un giorno alla settimana. Ora però le operazioni procedono a ritmi più alti: 5 giorni su 7. In genere se ne occupano i prigionieri dell’isola di Rikers, il principale complesso carcerario della città, ma è troppo il lavoro di questi giorni. Lo ripetiamo, non è confermato ancora se le bare che si vedono nelle immagini diffuse stamani siano di vittime del Coronavirus. Di solito ad Hart Island vengono sepolti i corpi di persone che sono state all’obitorio della città per un mese o più. Tuttavia, secondo nuove regole emanate in questi giorni, come scrive ‘Rai News’, il periodo è ridotto a circa due settimane. Se entro 14 giorni un corpo non verrà reclamato sarà trasferito in quella striscia di terra del Bronx, che ha alle spalle una storia davvero sinistra, lugubre. «Per decenni, Hart Island è stata utilizzata per accogliere chi non veniva reclamato dai membri della famiglia. Continueremo ad usare Hart Island in questo modo durante la crisi. È probabile che le persone decedute per Covid-19 e che rientrano in quella categoria verranno sepolte sull’isola nei prossimi giorni», sono state le parole di Freddi Goldstein, portavoce del sindaco di New York, alla Cnn. «Sono persone per le quali, per due settimane, non siamo riusciti a trovare qualcuno che dicesse ‘lo conosco, mi occuperò del funerale’. Non siamo riusciti a stabilire alcun contatto con la famiglia».

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«Per decenni, Hart Island ha accolto chi non veniva reclamato dai membri della famiglia…»

Un luogo spettrale Hart Island. Negli Anni Sessanta dell’Ottocento per la prima volta è stato designato dal Governo come centro di addestramento per l’esercito. Poi è stato campo di prigionia della guerra civile, un manicomio, un sanatorio per la tubercolosi, un riformatorio per minorenni allo sbando e una struttura per tossicodipendenti. Dal 1980, secondo quanto riferito sempre da ‘Rai News’, sono state sepolte in fosse comuni circa 70mila persone. La storia vera di Hart Island è raccontata nel dettaglio proprio sul sito ufficiale dedicato a questa landa oggi sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. L’isola è stata acquistata nel 1868 dal “Dipartimento di Beneficenza e Correzione” allo scopo di creare “una casa di lavoro per ragazzi più grandi dalla House of Refuge sull’isola di Randall”. Poco dopo l’apertura del laboratorio, nel 1869, sono iniziate le sepolture di persone non reclamate e non identificate. Per questo è stato implementato in seguito un sistema di griglia numerata per facilitare i ‘disinterramenti’ per una successiva identificazione all’obitorio.

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La storia di questo paesaggio americano nascosto

Negli ultimi trent’anni si sono accesi i riflettori su Hart Island. Nel novembre 1991, Joel Sternfeld e Melinda Hunt hanno iniziato a fotografare la zona, come fosse un paesaggio americano nascosto. Hanno avuto accesso all’isola, alle sepolture e ai detenuti dell’isola di Riker per un periodo di tre anni. Nel ’94 le telecamere le autorità hanno bandito le telecamere. Per aiutare le famiglie ad accedere alle informazioni, a localizzare una tomba e alla visita, il progetto Hart Island ha iniziato a lavorare con avvocati volontari. Dieci anni dopo è stata introdotta una legislazione per trasferire la giurisdizione di Hart Island al Dipartimento dei Parchi e delle attività ricreative. Nel 2015, New York City ha avviato una causa legale che consente a parenti di visitare le tombe un fine settimana al mese. 

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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