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“Il mio viaggio spero che diventi spunto per nuove imprese”: intervista a Paolo Vezzani e a Max Temporali

La nostra doppia intervista a Paolo Vezzani e Max Temporali è un’occasione per parlare insieme di disabilità e di sport, per far comprendere a tutti che le avversità si possono superare con il coraggio e la voglia di vivere.

Intervista a Paolo Vezzani

Paolo Vezzani è un malato di tumore che ha saputo prendere a schiaffi la vita. Dopo aver subito due operazioni chirurgiche, senza più la gamba destra, ha deciso di lasciare il segno compiendo un viaggio unico nel suo genere. Avrebbe percorso 500 chilometri su strada su una semplice carrozzina, avrebbe attraversato mezza Italia affrontando caldo, pioggia e neve. Avrebbe fatto tutto questo, riuscendoci!

1) Come hai scoperto la tua malattia?

“L’ho scoperta una mattina cadendo dal letto. Non riuscivo a stare in piedi, e avevo un forte dolore al linguine”.

2) Che tipi di operazioni chirurgiche hai dovuto affrontare?

“La prima operazione si è svolta l’8 aprile 2015 tramite ricostruzione di mezzo bacino. La seconda operazione si è svolta il 1° giugno 2016, mi hanno asportato tutta la gamba destra a causa di una recidiva. Per fortuna il tumore non era mutato. Cosa rara, ma che può succedere. Ricordo le parole del Dott. Costa in merito alle date delle mie operazioni: l’8 rappresenta l’infinito e lui già mi aveva anticipato che, per me, purtroppo, non era finita lì. Il numero 1 rappresenta la fine, ed infatti da allora non sono più tornato sotto i ferri”.


3) Quando e come è nata l’idea del tuo record?

“L’idea è nata per scherzo, all’interno del paddock della Superbike a Imola nell’aprile-maggio 2017. Dopo un anno di ospedale, mentre ero ancora ricoverato, pensai a realizzare un’impresa unica nel suo genere. Ne parlai con Max Temporali e Genesio Bevilacqua (del team BMW). L’idea iniziale era di fare Bologna-Capo Nord, poi cambiai idea e decisi di partire da Bologna, presso il Rizzoli dove ero stato operato, per arrivare a Monaco di Baviera. Ci avrei messo cinque giorni. Max mi disse che serviva un evento eclatante per far conoscere la mia ARC ONLUS, da poco fondata”.

4) Parlaci della tua impresa. Quanto tempo hai impiegato per pianificarla?

“I dettagli della mia impresa li potete trovare nella mia biografia. L’impresa l’ho pianificata in un anno. Avrei viaggiato in carrozzina e ruota servo-assistita. Ricordo le parole di Genesio: “Se fossi stato un pilota avresti vinto tanti Mondiali, per la tua determinazione e voglia di andare avanti”. Ho impiegato molti mesi per programmare lo staff, il servizio di scorta, contattare il Consolato Italiano a Monaco, che riferì della mia impresa alle forze dell’ordine tedesche e austriache. Inoltre ero partito il giorno di Pasqua, perché avevo calcolato la carenza di traffico in strada. La mia è stata, in pratica, una solitaria a tappe da 100 chilometri al giorno”.

5) Che messaggio vuoi lanciare con il libro “Sempre avanti, mai indietro. La mia vita alternativa”? (Paolo Vezzani e Andrea Cangiotti, Diarkos, 2019)

“Il messaggio che voglio lasciare è questo: far ritrovare una carica di energia andata perduta per un dramma recentemente vissuto. Il mio viaggio spero che diventi spunto per nuove imprese. Ci tengo anche a far conoscere il mondo martoriato della disabilità. Far capire l’importanza della ricerca. Se sono ancora qui lo devo ai medici e ai progressi fatti dalla scienza. Una nota finale: io e il mio staff stiamo lavorando per un nuovo progetto da attuare nel 2022 sul tema della disabilità e della lotta al tumore”.

6) L’incidente di Alex Zanardi ci ha ricordato l’importanza della sicurezza stradale. Che consigli daresti a chi vuole intraprendere un viaggio su strada in carrozzina o handbike?

“Io parlo da disabile, e dico che chi vuole fare qualcosa in strada deve sempre mettere il casco adatto. È importantissimo perché in strada ci sono più ciclisti, più incidenti, e quindi bisogna stare più attenti. Servono alcuni accorgimenti che, di solito, non si prendono in considerazione. Inoltre bisogna capire che tipi di eventi si possano fare su strada. Infine la butto là: tentare di sfruttare gli autodromi in favore di persone disabili. Incentivare quest’idea per handbike e giovani piloti non professionisti”.

Intervista a Max Temporali:

Max è stato un pilota per quasi 20 anni, dal 2009 è commentatore della MotoGP e della Superbike prima per Mediaset e poi per Sky. La sua mission è: divulgare la sicurezza per i motociclisti della strada.

1) Come hai conosciuto Paolo Vezzani?

“L’ho conosciuto per caso, nel paddock della MotoGP nel 2013. Io e lui abbiamo in comune la passione per le moto. Paolo andava in giro per il paddock, chiedeva foto e autografi. Veniva in veste di appassionato. In poco tempo è riuscito a farsi voler bene da tutti noi”.

2) Cosa ti ha colpito di più della sua personalità?

“Paolo ha un entusiasmo contagioso, come quello di un bambino. Ha molte idee e proposte e, state certi, arriva sempre fino alla fine. Con lui mi sono ritrovato a guardare una persona qualunque, con una menomazione fisica, reagire in modo straordinario alle avversità della vita. È una bella persona, che fa bene anche al tuo spirito e alla tua mente”.

3) Da commentatore e pilota, come descriveresti la velocità da un punto di vista emozionale?

“Se sei pilota, la velocità non riesci ad abbandonarla. È vita. È adrenalina. Come commentatore sportivo mi rendo maggiormente conto dei rischi della velocità. La vivo più serenamente. Ad un certo punto provo anche paura per i piloti più giovani. Essendo padre, questi ragazzi sono come figli. Mentre guardo le loro gare, da esterno, mi sento coinvolto emotivamente. Nelle vesti di giornalista ti senti più umano. Quando invece sali su una moto, andare a 300 km/h diventa un’abitudine. Se ripenso al mio trascorso, posso dire di essere stato fortunato nella vita. Un pilota, di solito, rimuove subito la tragedia. Un collega ferito all’ospedale non lo andrai mai a trovare, e non per cattiveria, ma perché l’equilibrio precario in cui si vive va protetto nella sua delicatezza e fragilità. Ti isoli per cercare di sopravvivere”.

4) Sicurezza stradale: in moto è importante rispettare delle regole, utili a salvaguardare la nostra salute. Quali sono le più importanti?

“Chi va in moto deve avere la massima consapevolezza del suo ruolo. La patente ti consente di circolare in strada. La consapevolezza ti permette di conoscere i rischi. È sbagliato risparmiare soldi per acquistare un casco e spenderne molti per l’abbigliamento sportivo. Non ha senso risparmiare sulla propria sicurezza. Secondo me, bisogna imparare a guidare nel modo corretto. Non basta andare piano, serve un corso di guida che ti dia le nozioni. Un semplice corso può cambiarti la vita”.

Quali raccomandazioni daresti a un pilota del Motomondiale alle prime armi?

“Prima di tutto, devo precisare che la pista è più sicura della strada. Il discorso “pericolo” passa in secondo piano. In tal senso, il pilota ha già un ottimo bagaglio culturale. Circa il discorso economico, un investimento iniziale va senz’altro diluito, altrimenti alla fine ti ritrovi senza fondi. A riguadagnare quei soldi ci vuole tempo. È bene, quindi, farsi affiancare da un professionista per capire che tipo di percorso intraprendere. Meglio puntare sulle gare utili, e cioè quelle dalle quali emerga la bravura del pilota”.

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