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Inflazione mascherata: occhio al “trucco” antico che nasconde l’aumento dei prezzi

Inflazione mascherata – A marzo l’inflazione registra un aumento dell’1% su base mensile e del 6,5% su base annua (dal +5,7% del mese precedente). Secondo i dati dell’Istat riportati dall’«Ansa» la stima preliminare era +6,7%. L’accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta anche questo mese prevalentemente ai prezzi dei beni energetici. Accelerano anche quelli dei beni alimentari sia lavorati, sia non lavorati; quelli dei beni durevoli e semidurevoli.

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Inflazione mascherata: occhio al trucco che nasconde l’aumento dei prezzi

Come scrive Achille Perego sul «Quotidiano Nazionale» si tratterebbe di «inflazione mascherata»: “Si nasconde usando un trucco lungamente sperimentato in mercati anche più solidi del nostro. A prima vista, infatti, sembra di non spendere di più (…). Perché il prezzo è lo stesso ma il peso della pasta, dei gelati, della marmellata e dello yogurt, di formaggi e salumi confezionati o del pacco di caffè, è inferiore”. In che modo nel concreto? Il numero dei fazzoletti nella confezione, il contenuto del flacone di sapone o dello shampoo. E ancora la quantità di biscotti, di patatine, di pop corn. In inglese si chiama «shrinkflation», da shrinkage, che significa contrazione, e «inflation», ossia rincaro. In italiano è il cosiddetto fenomeno della «sgrammatura».

In sostanza credi di risparmiare, ma non lo stai facendo. Secondo l’Unione dei Consumatori la riduzione è legittima a patto di avvertire il cliente. Come riferisce Perego nel suo lungo articolo negli ultimi tempi l’Unc ha presentato un esposto all’Antitrust, chiedendo anche che avvalendosi della Guardia di Finanza si facciano controlli a tappeto. Proprio per sanzionare i negozianti che omettono di indicare il prezzo per unità di misura, così come prevede la legge.

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Che cos’è la sgrammatura

«La ‘sgrammatura’ dei prodotti è antica, ma con la crisi attuale e gli aumenti dei costi di produzione delle aziende, dovuti ai rincari energetici di luce e gas, le segnalazioni dei consumatori si sono moltiplicate e le tecniche delle aziende si sono fatte sempre più insidiose». Le parole di Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori in merito all’esposto presentato all’Authority. La questione riguarda alcune colombe pasquali, ma anche le mozzarelle da 100 grammi invece che da 125, il caffè da 225 gr al posto di quello da 250 grammi, la pasta non nei formati consolidati da 500 grammi e da 1 Kg, il tè con 20 bustine invece di 25.

«È scorretto, però, diminuire il quantitativo interno di un prodotto mantenendo la confezione della stessa grandezza, oppure ridurre di pochi grammi il peso rispetto a quelli tradizionali e consolidati da decenni, così come è ingannevole nascondere il peso anomalo nella parte nascosta della confezione, quella inferiore, scrivendolo a caratteri minuscoli tra decine di altre scritte, costringendo il consumatore ad organizzare una caccia al tesoro per trovarlo», conclude Dona. Leggi anche l’articolo —> Bancomat fuori uso e carte bloccate in tutta Italia: cosa è successo davvero

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