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Caso Ranucci, Meloni ora va all’attacco: “Un silenzio imbarazzante”

22/07/2026 10:58

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a intervenire sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato lo scorso 15 luglio a 14 anni e nove mesi di carcere per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo, dopo l’assalto al suo negozio del 28 aprile 2021. In un’intervista a Il Giornale, la premier affronta anche gli scontri di Bologna, la riforma elettorale e i rapporti con gli Stati Uniti.

Un intervento a tutto campo, in cui la presidente del Consiglio rilancia le proprie posizioni su alcuni dei temi più caldi del dibattito politico, con diversi passaggi destinati a far discutere.

Il caso Roggero e la proporzionalità delle pene

Sul caso del gioielliere, Meloni ha ribadito la propria lettura: «È evidente a tutti, tranne che alla sinistra, che c’è una questione di proporzionalità delle pene che vengono comminate». La premier ha portato alcuni esempi per sostenere la sua tesi, contestando pene giudicate lievi per reati gravi a fronte di una condanna severa inflitta a «un comune cittadino di 72 anni».

Secondo la presidente del Consiglio, non si può chiedere a un cittadino comune «di avere, in un contesto di alto pericolo, stress e picchi emotivi, il sangue freddo necessario per capire quando è venuto meno il pericolo». Situazioni, ha aggiunto, «difficili da gestire anche per i professionisti addestrati», e di cui a suo avviso occorrerebbe tenere conto.

Gli scontri di Bologna e l’attacco a Lepore

Meloni è poi tornata sugli scontri di Bologna seguiti alla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro. La premier ha criticato duramente il sindaco Matteo Lepore: «Ho trovato irresponsabile l’idea di chiamare la piazza all’indomani di quella tragedia, senza che ci fosse stato neanche modo di appurare le eventuali responsabilità».

Quella scelta, secondo la presidente del Consiglio, «era evidente sarebbe suonata come una condanna a priori delle Forze dell’Ordine» e avrebbe offerto un pretesto «per mettere a ferro e fuoco Bologna». La premier ha inoltre rivendicato una linea di fermezza, sintetizzata nella formula «tolleranza zero» contro chi trasforma i quartieri «in zone franche».

Legge elettorale e alleanze a destra

Nell’intervista trova spazio anche la discussa riforma della legge elettorale. «Penso sia utile per la Nazione avere una legge che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci», ha spiegato Meloni, ribadendo di non aver cambiato idea sul tema delle preferenze.

Sul fronte delle alleanze, la premier ha chiuso a un accordo con Roberto Vannacci: «Non sarebbe serio proporre un’alleanza da parte di chi ha sempre votato contro la fiducia a questo governo». Il centrodestra, ha aggiunto, «si presenta per quello che è sempre stato: una coalizione di persone e movimenti che stanno insieme per scelta», e non «un cartello messo insieme il giorno prima del voto».

Il caso Ranucci e i rapporti con gli Usa

Meloni ha commentato anche la vicenda che ha coinvolto il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, inserendola nel tema del pluralismo dell’informazione. La premier ha rivendicato di aver espresso solidarietà personale al giornalista dopo le minacce ricevute, respingendo però le accuse rivolte al governo: «Non ho sentito scuse, e non me lo aspetto. Quello che si è sentito, però, molto forte è l’imbarazzato silenzio della sinistra e di quella parte della stampa che ha alimentato quei surreali teoremi».

Infine, un passaggio sui rapporti con gli Stati Uniti. «Sono stata più volte definita una “patriota occidentale”, e questa definizione non mi dispiace affatto», ha dichiarato la premier, ribadendo che rafforzare il legame tra Italia e Usa e consolidare l’unità dell’Occidente rientra «nell’interesse nazionale italiano ed europeo».

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