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Istat, quasi una famiglia su tre ha limitato la spesa per il cibo nel 2025: chi è più esposto ai rincari alimentari

09/10/2026 18:07

Nel 2025 il 29,4% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver limitato la spesa per il cibo rispetto all’anno precedente, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati. Lo certifica il rapporto Istat sulle spese per consumi delle famiglie, diffuso l’8 ottobre. Altre notizie economiche nella sezione Istat.

Un carrello della spesa in un supermercato: nel 2025 il 29,4% delle famiglie ha limitato la spesa per il cibo, secondo l'Istat

Una quota in calo, ma ancora alta

La quota di chi ha tagliato sul cibo è in lieve diminuzione rispetto al 31,1% del 2024, mentre un terzo delle famiglie (33,8%, dal 35,3% del 2024) ha limitato la spesa per le bevande. La voce su cui le famiglie dichiarano di aver ridotto di più resta quella per abbigliamento e calzature: tra chi ha sostenuto questa spesa, ha cercato di ridurla il 43,8%, con una quota che sale al 52,1% nel Mezzogiorno.

Il conto del carrello sale a 552 euro

La spesa media mensile delle famiglie è sostanzialmente stabile a 2.782 euro (2.755 nel 2024, più 1%), contro un’inflazione moderata dell’1,6%. A crescere è soprattutto il cibo: la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche passa da 533 a 552 euro al mese, con un aumento del 3,6% anche per effetto dei prezzi, e la quota sul totale sale dal 19,3% al 19,8%. Aumenti importanti per caffè (più 14,6%), acqua (più 8,3%), pesce (più 7,8%), oli e grassi (più 6,7%) e carne (più 5,4%).

Chi è più esposto: il Sud

Il cibo pesa di più dove si spende meno. Nel Sud gli alimentari assorbono il 25,4% della spesa totale (24,1% nelle Isole), contro il 17,7% del Nord-ovest, e la quota più alta si registra in Calabria (28,9%), mentre è più bassa in Trentino-Alto Adige (16,1%). Le famiglie del Nord-est spendono in media il 39,3% in più di quelle del Sud, con un divario che si allarga.

Famiglie numerose e con stranieri

Il peso degli alimentari sale con l’ampiezza della famiglia: raggiunge il 23,8% della spesa totale, pari a 864 euro al mese, per le coppie con tre o più figli, contro il 13% delle coppie giovani senza figli. Anche per le famiglie con almeno uno straniero il cibo assorbe il 23,9% della spesa (495 euro al mese), contro il 19,5% di quelle di soli italiani, che però spendono di più in valori assoluti (558 euro).

Disoccupati e pensionati

Le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione registrano un aumento della spesa alimentare del 15,1% e quelle con persona di riferimento inattiva ma non ritirata dal lavoro del 6,5%, mentre le famiglie con capofamiglia ritirato dal lavoro spendono il 3,5% in più per il cibo. La spesa totale più bassa si osserva nelle famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (2.005 euro al mese).

Il quadro di lungo periodo

Tra il 2018 e il 2025 la spesa equivalente delle famiglie è cresciuta del 14% in termini correnti, ma è calata del 5,9% in termini reali. La diminuzione è più marcata per le famiglie dei primi tre quinti della distribuzione: meno 8,9% per quelle del secondo quinto, meno 6,4% per il terzo e meno 6,3% per il primo.

Un dato da leggere con cautela

Il rapporto Istat riguarda il 2025: nel 2026 l’inflazione è salita al 4,2% a settembre, quindi il quadro potrebbe cambiare nei prossimi dati. L’Unione nazionale consumatori osserva che la spesa delle famiglie cala in termini reali.

Fonte: Istat, comunicato “Le spese per i consumi delle famiglie – Anno 2025”, con informazioni di Repubblica, LaPresse e Tgcom24

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