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L’Italia dopo l’epidemia Covid-19, parte prima: la politica

Il 19 Marzo 2020 sarà un giorno da ricordare. Quel giorno sono morte oltre 400 persone in Italia a causa del COVID-19 e il totale dei decessi nel nostro paese, da quando è cominciata l’epidemia, è salito in quella stessa data a 3.400. Più dell’ammontare dei morti in Cina. In più, proprio in quel giorno, non si sono registrati nuovi casi di contagi in Cina.

Non è ancora chiaro se l’epidemia sia veramente terminata in Cina. Potrebbero ripresentarsi altri focolai di ritorno o arrivare persone infette da altri paesi. Ma è chiaro che il paese è probabilmente riuscito a gestire l’epidemia in modo corretto, dopo una fase iniziale di colpevole sottovalutazione della situazione da parte delle autorità. È stato necessario adottare, di conseguenza, misure draconiane, ma nonostante ciò non ci sono stati problemi di ordine pubblico, corse a spese folli, o liti e calche nei supermercati. I servizi pubblici, sia quelli sanitari, sia quelli di assistenza sociale, hanno funzionato bene. Nuovi ospedali sono stati costruiti in tempo record, persone malate che non erano in condizioni critiche sono state assistite a casa.

Detto ciò, il governo cinese non è certo costituito da angeli. Anzi. Non è un paese democratico, è molto severo con i critici del regime e cerca di controllare i media, così come i comportamenti sociali. Nel caso dell’epidemia da COVID-19 , il giovane medico che ha lanciato il primo disperato grido di allarme è stato addirittura demonizzato e perseguitato. Alcuni accennano sarcasticamente al cosiddetto “vantaggio della dittatura” nel far rispettare le regole anche in queste tragiche situazioni, Ma nonostante tutte le sue pecche e colpe, indubbiamente il popolo cinese ripone grande fiducia nel proprio governo quando si tratta di salvaguardare il “bene comune”.

Il governo, scelto o meno che sia, e pagato profumatamente dal popolo, dovrebbe essere il custode del bene comune. Invece in Italia, a tal riguardo, c’è molto scetticismo nei confronti dell’azione del governo in carica, a prescindere. I politici spesso sono visti, certo non sempre a torto, come una casta corrotta che guarda prima di tutto ai propri interessi. Un’indagine svolta a fine febbraio da Ipsos Mori, una prestigiosa agenzia di sondaggi internazionale, ha riscontrato che solo il 60% degli Italiani avrebbe dato il proprio supporto a un regime di quarantena nazionale, se imposta dal governo. In confronto le cifre erano il 70% in Francia e USA, e quasi l’80% in Australia e Canada. Non ci sono dati relativi alla Cina, ma in Vietnam, un altro paese comunista, più del 90% avrebbe appoggiato una quarantena governativa.

Forse questo atteggiamento sospettoso verso il governo spiega il comportamento di quelli che scappano della Lombardia, oppure della gente ancora in giro come se nulla fosse, dando vita ad assembramenti ecc. E, ancora più seriamente, il governo, con un occhio attento ai sondaggi, non vuole imporre regole troppo rigide fin quando non sia strettamente indispensabile. Tipo vietare anche le attività sportive e le passeggiate solitarie all’aperto – interpretate da alcuni come libertà di assembramento – come chiesto sia da esponenti politici sia da esperti virologi; oppure come il dispiegamento dell’esercito a supporto delle forze di polizia per imporre il rigido rispetto delle regole in vigore da due settimane – come richiesto dal governatore della Campania De Luca, di fronte all’incoscienza di molti cittadini della sua regione. Ma temporeggiare, in questa drammatica situazione, significa anche decidere troppo tardi e prolungare, probabilmente, il nuovo regime di quarantena e, di conseguenza, il disagio sia psicologico sia economico di milioni di cittadini e imprese. Con ulteriori gravi danni sociali e all’economia nazionale, già duramente provata finora.

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La preoccupazione più grande in questa situazione, dal punto di vista politico, è che una parte dei cittadini potrebbe cercare “l’uomo forte”. Quello che non ha paura di fare “le scelte difficili”. Ma la storia ci insegna bene come finiscono di solito questi “uomini forti”. Mussolini è riuscito – secondo una certa narrativa – a far “arrivare i treni in orario”. Sarà, ma quando ha chiuso con l’Italia, non c’erano né treni, né binari, né stazioni. Al contrario, solo distruzione, fame e miseria.

Gli autori

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia. Ha studiato alla London School of Economics, l’ università di Oxford e all’ Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive in provincia di Latina.

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