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“Lettere dal fronte Covid-19” Anna Vagli e l’infermiera Martina Benedetti: come il virus ha stravolto la vita in corsia

“Lettere dal fronte Covid-19 – Non siamo pronti”, è imminente l’uscita del libro scritto a quattro mani dalla dottoressa, nonché scrittrice e criminologa, Anna Vagli, e dalla sua amica Martina Benedetti, infermiera 27enne del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Noa di Massa Carrara. Un InstantBook, in uscita su Amazon nelle prossime ore, che ha chiesto, preteso di venire alla luce in breve tempo.

Nato da una impellenza figlia della paura e della necessità di dare forma plastica alle proprie emozioni; afflizioni causate da un’emergenza sanitaria che ha letteralmente stravolto e sconvolto le esistenze delle scriventi. Dell’umanità tutta. Il libro, scambio epistolare via mail tra due amiche, offre uno spaccato della vita in corsia negli ospedali, piombati da un’ora all’altra in un dramma mai conosciuto prima. Il Covid-19 ha imposto a medici e infermieri di reinventare il proprio modus operandi «Se si contaminano i pantaloni della divisa che indossiamo sotto, come facciamo se poi non c’è possibilità immediata di cambiarci? Andiamo in giro con una divisa contaminata?» – e barcamenarsi tra l’ignoto di un virus killer, il Covid-19, sconosciuto e subdolo, e per questo ancor più difficile da combattere.

“Lettere dal fronte Covid-19” Anna Vagli e Martina Benedetti

“Lettere dal fronte Covid-19”: Anna Vagli e Martina Benedetti raccontano il virus che ha cambiato per sempre le nostre vite

“Come il navigatore che non accetta la terra ferma, io e Martina Benedetti siamo state il fluido inchiostro che ha raccontato la verità di questi mesi di pandemia”. Sono le parole usate dalla criminologa Anna Vagli per descrivere l’humus nel quale ha preso forma l’idea di questa pubblicazione. Il Coronavirus ha cambiato il nostro modo di essere, vivere, pensare. Il dramma però non si vive solo nelle corsie delle strutture ospedaliere, ma anche tra le mura domestiche.

Il Covid-19 “ha fatto emergere gli egoismi, particolarismi ed egocentrismi vari”, si legge tra le pagine di questo libro: “Le voci fuori campo di personaggi senza competenze hanno scavalcato molte volte a livello mediatico quelle degli scienziati ed oggi stiamo assistendo ai risultati dell’assenza di linee guida uniche europee e, meno che mai, mondiali” … Pagine che raccontano anche l’angoscia di chi, nel turbinio di informazioni spesso discordanti, si è visto costretto a fare i conti con un doppio dramma: convivere con il proprio aguzzino.

Donne maltrattate ed umiliate dai propri compagni di vita già prima che esplodesse l’emergenza sanitaria da Covid-19. Donne le cui vite problematiche sono precipitate nel baratro quando si sono viste costrette a non poter più uscire di casa. L’abitazione vissuta come prigione, gabbia che ha tolto loro fiato e spazio, anche l’attimo che serve per fare una telefonata e chiedere aiuto. “Non dimentichiamo”, scrive Anna Vagli a Martina Benedetti, “che certe vittime riescono a denunciare quando il partner è a lavoro o quando hanno la possibilità di allontanarsi da casa magari per accompagnare i figli a scuola. Questa è un’altra faccia della medaglia. Una medaglia senza assegnazione. Una gara con solo sconfitti”.

Anna Vagli e Martina Benedetti libro Covid-19

“Abbandonata, sola e impaurita ho continuato a lavorare”: Martina Benedetti si racconta

“Come hai vissuto tu il ricovero del ‘Paziente 1’ di Codogno? Qual è stato il tuo primo
pensiero?”, chiede la criminologa Vagli all’amica infermiera Martina, il cui volto arrossato e segnato dalla mascherina protettiva, immortalato alla fine di una delle innumerevoli estenuanti giornate di lavoro in corsia, aveva fatto il giro del web nelle scorse settimane. Lei risponde armata di schiettezza e verità, senza fronzoli. “Abbandonata, sola e impaurita ho continuato a lavorare” … Resilienza, passione per il proprio lavoro e coraggio, le armi imprescindibili per farcela quando ogni giorno vedi la morte passarti davanti.

Il messaggio che emana da queste pagine che raccontano il dolore, tuttavia alla fine è intriso di positività, un invito a rialzarsi: “È sempre accaduto ed accadrà anche questa volta. Una nuova città, un nuovo impiego, la perdita della persona amata, la non realizzazione di un sogno: il cambiamento fa parte della vita. Quando tutto si trasforma, l’importante è continuare a vivere una vita piena di significato”. Tieniti informato con UranPost —> Leggi qui tutti gli aggiornamenti sui più importanti fatti di cronaca 

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