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Ligabue: “Se mi è mai capitato di perdermi? Nel ’99 volevo lasciare e sono ancora qui…”

Ligabue, nuovo album e nuove confessioni private per il rocker emiliano. “Se mi è mai capitato di perdermi? Sì, mi è capitato, facendo questo mestiere. E’ meraviglioso, e io sono grato totalmente per quello che ho vissuto. Ma sono stati anni talmente intensi che a volte mi sono perso. Al punto che nel ’99, dopo “Buon Compleanno Elvis” e “Radiofreccia”, avevo meditato di smettere. Poi, fortunatamente, c’è sempre stata una vocina che mi diceva ‘ma poi come fai’, e quindi eccomi qua”. Ligabue si racconta. L’occasione è l’uscita del disco di inediti “7” e la raccolta “77+7”, nuova tappa discografica (pubblicata e distribuita da Warner Music Italy) per celebrare i 30 anni di carriera del Liga.

Liguabue racconta il nuovo disco “7”

Sette tracce – il numero sette è da sempre un numero con un significato speciale per Ligabue, che Liga ha ritrovato, riscritto e prodotto ricavandone 7 nuove canzoni, tra cui i singoli “La ragazza dei tuoi sogni” e “Volente o nolente” attualmente in radio e in digitale, e che è il primo ed unico duetto di Ligabue in un suo disco. Un disco nato in un periodo difficile per tutti, ma che non ha inciso sulla creatività del rocker emiliano.

“Credo che la creatività sia legata gli stati d’animo che uno prova – dice Liga- In questa fase, tanti stiamo provando tanti stati d’amino diversi, che vanno dalla preoccupazione alla paura vera e propria allo scotto psicologico che tutti stiamo pagando, il peso del quale capiremo solo quando saremo fuori. Ma per contrasto, la reazione ti può far muovere con un sentimento di speranza e quello lì è il mio modo, ho sempre fatto così”.

Tra i brani, “Volente o nolente” e “Mi ci pulisco il cuore” fanno i conti con il momento che stiamo vivendo, spiega Liga. E sulla funzione delle canzoni, soprattutto in questo momento così particolare, l’artista di Correggio aggiunge: “Io non credo che le canzoni possano risolvere la vita delle persone, ma possono portare conforto, calore e tenere compagnia. Io spero che queste nuove canzoni, unitamente anche alla storia che stiamo pubblicando, possano tenere compagnia e portare quel calore che serve alle persone”.

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Ligabue: il rapporto con Elisa, l’attesa per l’evento dei 30 anni di carriera

Sul duetto con Elisa, Ligabue racconta: “15 anni fa scrissi ‘Gli ostacoli del cuore’, per la prima volta mi venne l’idea di non cantare io la canzone che scrivevo, ma di farla cantare a qualcun un altro. Chiamai Elisa. Le dissi: sappi che sono un permaloso, ma non tanto da non capire le ragioni degli altri, quindi non ti preoccupare”. In quell’occasione, i due artisti registrarono un demo anche di “Volente o nolente”: “Ho ritrovato canzone, e l’ho montata intorno alla sua voce”, spiega.

Inutile negare che nell’artista c’è una grande attesa per l’evento legato ai festeggiamenti per i suoi trent’anni di carriera, per ora – condizioni permettendo – fissato a Campovolo per il 19 di giugno del 2021. “Non mi sto preparando particolarmente – dice Liga – perché sono ancora in fase di estrema frustrazione, incazzatura e rabbia. Sono come una pentola a pressione dettata da risentimento. Questa doveva essere una festa meritata, io la meritavo e anche chiunque aveva preso il biglietto. Quando sarà, fra voglia da sfogare, la gioia per senso di liberazione, sarà una liberazione da un’oppressione e sarà qualcosa che andrà oltre il concerto. Saranno stati d’animo tali che sarà qualcosa di insostenibile per me”, ammette l’artista.

I concerti che mancano e il futuro che non può essere in streaming

“Per me fare concerti vuol dire avere davanti qualcuno che ‘rimbalza’ l’emozione che io sto provando, con il corpo, il suo ballare, il suo stare a tempo. L’elemento umano è decisivo. Non riesco a pensare che il concerto si possa ridurre a gente che mi sta guardando davanti a un video”, spiega Ligabue a proposito dello stop forzato ai concerti dettato dalla pandemia.

“Ho cominciato questo mestiere perché 27 anni ho provato il primo concerto – racconta Liga – Era un pomeriggio di domenica, avevo davanti a me 100 persone, tutti amici miei o delle persone con cui stavo suonando, gli Ora Zero. Ma quello che ho provato quella prima volta lì, ha fatto sì che io dopo cercassi di fare tutto il possibile per replicarlo tutte le volte possibile. So che c’è tanta gente che deve lavorare, non sappiamo niente del futuro, e magari quello è l’unico modo di farli lavorare, ma io spero per il bene della musica che il futuro non siano i concerti in streaming, perché verrebbe meno l’elemento fondamentale della presenza umana. Ed è un’esperienza che non è paragonabile a nessun’altra, quella in cui più ci si lascia andare”. >> Le notizie di musica

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