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Liliana Segre e la stroncatura a ‘La vita è bella’: «Un filmetto senza pretese, falso»

«Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere», afferma questo Liliana Segre, attivista e politica italiana, superstite dell’Olocausto, nel libro La memoria rende liberi, scritto a due mani con Enrico Mentana, pubblicato nel 2015 dalla Casa Editrice Rizzoli. Un volume prezioso, che ripercorre la dolorosa vicenda della deportazione vissuta dall’89enne milanese, ma che pure riflette la necessità sua di farsi testimone della Shoah.

Liliana Segre

Liliana Segre e la stroncatura a ‘La vita è bella’: «Un filmetto senza pretese, terribilmente falso»

Nel 1938 Liliana Segre ha solo otto anni: le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e la sua famiglia. Il mondo, il suo mondo, si sgretola: agli occhi delle amiche diventa invisibile, è costretta a fuggire fino in Svizzera, dove viene fermata. Per lei si aprono i cancelli di Auschwitz, l’inizio di un incubo ad occhi aperti.«In una delle giornate in cui ero più triste, più sola, più disperata, una prigioniera, privandosene, mi donò una fettina di carota cruda, era tanto che non dicevo “grazie”», ha raccontato in una commovente intervista di qualche tempo fa l’89enne. Dopo trent’anni di silenzio, infatti, Liliana Segre vive una drammatica depressione che la spinge a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica.

Liliana Segre

“La Memoria rende liberi”, il libro a due mani scritto con Enrico Mentana

«Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea». Nel volume crudo, quanto commovente, la senatrice a vita ha affidato ad Enrico Mentana l’infanzia sua, il rapporto col padre Alberto, le persecuzioni razziali, la realtà dei lager e la rinascita dopo aver conosciuto il marito Alfredo, che l’ha resa madre di tre figli. «La chiave per comprendere le ragioni del male è l’indifferenza: quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore» si legge nel libro, in cui si legge anche un appunto a La vita è bella di Roberto Benigni, film del 1997 vincitore di tre Premi Oscar, miglior film straniero, miglior attore protagonista (Roberto Benigni) e migliore colonna sonora (Nicola Piovani).

Liliana Segre

«Il sopravvissuto è diventato un cliché e l’Olocausto è diventato un argomento di moda, e questo è orribile».

La narrazione romanzata dell’Olocausto da parte di Roberto Benigni ne La vita è bella, non ha convinto Liliana Segre: «L’autore avrebbe dovuto dire “ho scritto una bella favola”, ma non l’ha fatto.(…) un filmetto senza pretese nella prima parte, nella seconda metà invece è tutto terribilmente falso (…) l’unica cosa verosimile è che il padre, alla fine, muore (…) troppe volte, in nome di una bella finzione, si è banalizzato l’Olocausto (…) il sopravvissuto è diventato un cliché e l’Olocausto è diventato un argomento di moda, e questo è orribile». Parole riportate anche da Movie Player e L’Eco Internazionale. Alleggerire un tema delicato come quello del nazifascismo, della Shoah stessa, comporta una serie di rischi, tra cui quello di una semplificazione che può risultare addirittura pericolosa. In maniera decisa nel volume Liliana Segre parlando della pellicola di Benigni ha chiosato: «Era impossibile tenere nascosto un bambino nel lager, appena sceso dal treno le SS lo avrebbero giudicato inadatto al lavoro e l’avrebbero mandato direttamente al gas».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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