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Veronica Panarello “era lucida” quando uccise il figlio Lorys: le implacabili parole dei giudici della Cassazione

Omicidio Lorys Stival: depositate le motivazioni della sentenza che lo scorso 21 novembre ha confermato, anche in Cassazione, la condanna a 30 anni di reclusione per la mamma di Santa Croce Camerina (Ragusa) che la mattina del 29 novembre 2014 strangolò in casa il figlio di 8 anni e si sbarazzò del suo corpicino esanime gettandolo nel canale di cemento di contrada Mulino Vecchio, poco distante dalla sua abitazione.

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Veronica Panarello: quel dettaglio intimo di Lorys che ha reso ancor più mostruoso il suo crimine 

Non un delitto d’impeto ma un omicidio che, secondo quanto ricostruito dalla inchiesta e come tre sentenze hanno confermato, la Panarello si era prefigurata nelle ore precedenti allo stesso. Il sopralluogo nel canalone prima di rincasare e togliere la vita a Lorys e le azioni studiate lucidamente dopo il delitto, relative alla fase di occultamento del corpo e depistaggio messe in atto – lo ribadiscono anche i giudici della Suprema Corte – con estrema lucidità da Veronica che, lo ricordiamo, non ha mai confessato l’orrendo crimine. Veronica Panarello ha agito lucidamente: “Non versava in stato confusionale, come la stessa ha cercato di far credere”, ma, incalzano i giudici, “al contrario era perfettamente cosciente e orientata nell’attività di eliminazione delle tracce del commesso reato e di depistaggio delle indagini”. Si ricordi, infatti, che a rendere oltremodo agghiacciante la azione omicidiaria della donna ci fu un particolare sconcertante notato subito dagli inquirenti nel momento del ritrovamento del piccolo Lorys: l’assassina lo fece ritrovare con i pantaloni slacciati e privo degli slip intimi, così che gli inquirenti pensassero fosse stato vittima di un pedofilo. 

VERONICA PANARELLO MINACCE AL SUOCERO

Veronica Panarello “era lucida” quando uccise il figlio Lorys: i giudici della Cassazione sono implacabili

“Ha depistato le indagini, coperto le tracce, si è disfatta del cadavere del figlio: Veronica Panarello era lucida”, queste le implacabili parole delle motivazioni della sentenza della Cassazione che rigettò, ritenendolo “inammissibile”, il ricorso contro la sentenza d’Appello presentato dal difensore della donna, l’avvocato Francesco Villardita.La condotta posta in essere dall’imputata – si legge nel fascicolo delle motivazioni – subito dopo l’omicidio del figlio, risulta lucidamente finalizzata al depistaggio delle indagini che sarebbero inevitabilmente seguite una volta scoperta la morte del bambino, con la immediata risoluzione di disfarsi del cadavere del figlio buttandolo in un canale in una contrada periferica, con la simulazione di una violenza sessuale ai danni del piccolo, con il disfacimento degli oggetti adoperati per commettere il delitto (le fascette da elettricista, presunta arma del delitto, e lo zainetto della vittima, mai ritrovati ndr) o comunque a esso riconducibili”

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