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Luigi Pirandello e Marta Abba, storia di un amore impossibile: 35 anni di differenza

154 anni fa nasceva oggi Luigi Pirandello, premio Nobel per la Letteratura nel 1934 «per il suo coraggioso e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale». Tra i massimi romanzieri, autore di capolavori come “Il Fu Mattia Pascal” e “Uno nessuno Centomila”, è considerato anche tra i più grandi drammaturghi mondiali per opere di successo come “Sei personaggi in cerca di autore”. Per rendere omaggio ad un gigante del Novecento vogliamo raccontare del suo amore tormentato per la giovane attrice Marta Abba. Tra i due quasi 35 anni di differenza.

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Luigi Pirandello e Marta Abba, storia di un amore impossibile: 35 anni di differenza

Si incontrarono in un giorno di febbraio del 1925. Allora Luigi Pirandello andava per i 58 anni e dirigeva nella capitale la compagnia del Teatro d’Arte; Marta Abba, di origini milanesi, invece, aveva 24 anni e sognava di diventare un’attrice di professione. Quando si videro la prima volta la giovane arrivò accompagnata dalla madre. Il maestro, come tutti erano soliti chiamarlo all’epoca, l’accolse con entusiasmo, galvanizzato dall’ansia di vivere di lei. Pirandello le strinse la mano, dicendole un semplice: «Benvenuta signorina, siamo contenti che sia arrivata!». In quel plurale maiestatis si nascondeva, in verità, il suo solo giubilo per quella ragazza che alla sola vista gli aveva fatto tremar le vene e i polsi, per dirla con le parole del Sommo Poeta. Il drammaturgo siciliano aveva deciso di scritturarla senza neanche vederla, fidandosi del giudizio di uno dei critici teatrali più esigenti del periodo. E quel rendez-vous non aveva disatteso le aspettative, anzi: quella ragazza con «occhi di mare, liquidi, pieni di luce» e i capelli ricci «pettinati alla greca» lo lasciò senza fiato.

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L’epistolario pubblicato da Mondadori racconta di una passione non corrisposta: lei fu per lui una Musa

La conferma ufficiale dell’interesse di Pirandello per Marta Abba il 7 Febbraio del ’25: A quel giorno risale la prima lettera di lui scritta di pugno per la giovane. Sono solo poche righe, ma ne verranno molte altre: le invierà ben 560 lettere in poco più di 10 anni, fino ad una settimana prima della dipartita di lui nel 1936. Marta Abba gli risponderà ad intervalli, mantenendo sempre un certo distacco: gli diede sempre del lei, come appare chiaro nelle lettere, e agli assalti garbati di lui replicò sempre sviando il discorso e buttandola su viaggi, vestiti, letteratura. Nell’epistolario appassionante pubblicato nel 1995 da Mondadori emerge il vero tormento di Pirandello: righe struggenti come «Marta mia… Se Tu potessi sentire quanto soffro, son sicuro che avresti un po’ di pietà per me» o «Scrivimi, fatti viva, ho tutta la mia vita in Te, la mia arte sei Tu; senza il Tuo respiro muore». In compenso lei gli restò fedele, come scrive Sara Mostaccio su “Elle”: per tutti gli anni in cui collaborarono Marta Abba non recitò che i suoi drammi e non si legò sentimentalmente a nessun uomo. Che tra i due ci sia stato qualcosa di intimo non è dato saperlo, ma leggendo le missive lo si esclude: «Spazi, Maestro, spazi, largo, largo… non si stanchi troppo scrivendomi… non si scomodi a farmi dei telegrammi… si riposi, non faccia smanie», recita una delle tante lettere di lei. Non dimentichiamoci poi che all’epoca lo scrittore era sposato, anche se infelicemente. La moglie Antonietta Porturano dal 1919 era, infatti, in un manicomio, preda della pazzia. Leggi anche l’articolo —> Oriana Fallaci ad Alekos Panagulis: «Tu nato per comandare, io nata per disubbidire»

Pirandello

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