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Mafia in Sicilia, riemergono i rapporti con le organizzazioni americane: maxi blitz con 13 arresti

Mafia in Sicilia. Il filo che unisce i rapporti delle organizzazioni criminali della Sicilia e di New York è venuto a galla di nuovo. Negli ultimi due anni, infatti, i viaggi oltre oceano si sono intensificati notevolmente, ma non sono sfuggiti agli occhi dei carabinieri del nucleo investigativo di Trapani. Tra i nomi che sono emersi, c’è anche quello del sindaco di Castellammare Golfo, Nicola Rizzo, eletto nel 2018 con la promessa di seguire solamente la via della legalità.

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mafia in sicilia

Mafia in Sicilia, i rapporti tra la Regione e New York

Al centro del ciclone c’è il nome di Francesco Domingo, meglio conosciuto nell’ambiente come “Tempesta”. Sessantaquattro anni, è il punto di riferimento di Cosa nostra e dell’imprenditore Matteo Messina Denaro, il boss latitante. Per Tempesta questa notte sono scattate le manette, così come per altre 12 persone. Stamattina, poi, sono iniziate le perquisizioni nell’abitazione e nell’ufficio del sindaco di Castellammare del Golfo, Nicola Rizzo. Lo stesso che nel giorno della sua elezione aveva dichiarato che si sarebbe impegnato a onorare “il testamento morale di trasparenza, democrazia e dialogo” lasciato da Piersanti Mattarella, il fratello dell’attuale Presidente della Repubblica assassinato per mano della mafia durante il suo mandato come presidente della Regione Sicilia nel 1980.

Proprio Rizzo aveva sottolineato la volontà di proseguire “con i fatti il suo esempio di politica, con le carte in regole, intesa e vissuta come servizio alla collettività. Rispettosa delle regole democratiche, quindi affidabile e serie”. Peccato che oggi sia al centro di un’inchiesta per mafia: gli è stato notificato un avviso di garanzia in cui si ipotizza il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli investigatori, infatti, non si sono limitati a seguire i nomi più noti nel mondo di Cosa Nostra, ma si sono concentrati anche nel trovare i cosiddetti insospettabili. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti procuratori Gianluca De Leo e Francesca Dessì, “hanno permesso di disarticolare la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo che, nonostante i dissidi interni, vede saldamente al vertice il pregiudicato Francesco Domingo, soprannominato Tempesta, già condannato a 19 anni di carcere per associazione di tipo mafioso e altro, e ritornato in libertà nel marzo del 2015”, dicono gli investigatori.

Mafia in Sicilia, gli incontri erano stati ripresi da alcuni anni

Le accuse a carico dei tredici arrestati vanno dall’associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento. Poi ancora violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Nell’ordinanza era inclusa una 14esima persona, che però nel frattempo è deceduta. Altre 11 persone sono state denunciate a piede libero. Sono state eseguite inoltre decine di perquisizioni, tuttora in corso. L’operazione ha visto impegnati oltre 200 militari dell’Arma con il supporto di unità navali, aere e reparti specializzati come lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, nonché unità cinofile per la ricerca di armi.

Durante l’inchiesta sono emersi i legami fra Domingo e la famiglia mafiosa dei Bonanno di New York. Francesco Domingo era già stato condannato due volte per associazione mafiosa. Dopo ogni scarcerazione, però, è sempre tornato a guidare il mandamento di Castellammare del Golfo, tra estorsioni e affari sul territorio. E nell’ultimo periodo si erano stretti di nuovo i legami con i cugini americani, legami che hanno profonde radici e che risalgono all’inizio del secolo scorso, proprio a Castellammare.

Gli incontri ripresi nel 2018

A Castellammare l’incontro avviene in un bar, e serve per decidere le prossime mosse. Prudenti, la prima domanda che si erano posti era dove posizionare i telefoni. Il perché della visita? I boss siciliani puntavano a nuovi investimenti nel mondo del gioco: “Noi dobbiamo andare là per fare, in California o in Texas o in un altro posto. Non è che per forza dobbiamo farlo a New York. Dobbiamo fare una cosa per fare soldi, anche in un altro Paese… in Canada”.

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Matteo Messina Denaro, il capomafia imprendibile

I carabinieri sapevano degli incontri, e stavano con il fiato sul collo ai boss. Anche a Palermo sono stati registrati dei segnali sul fronte di un’altra famiglia newyorkese, quella dei Gambino. Lo scorso luglio, infatti, la squadra mobile aveva arrestato 19 esponenti del clan Inzerillo. Ma come ha fatto la procura a individuare il flusso di denaro proveniente dagli Stati Uniti e diretto alla Sicilia? Tramite delle carte ricaricabili potate a Palermo. Carte di cui ancora non è chiaro l’utilizzo.

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