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Mani Pulite, Colombo: «Il lancio di monetine a Craxi mi fece un effetto negativo anche allora»

«Noi pm venimmo trattati da eroi, un errore che non fu colpa nostra». Tra i magistrati del pool Mani Pulite c’era anche lui, Gherardo Colombo, 75 anni, oggi saggista, scrittore, impegnato sul fronte carcerario, etico e di educazione alla legalità. In un’intervista concessa a Giusi Fasano, uscita su «Il Corriere della Sera», il giurista, noto anche per aver contribuito ad altre inchieste celebri come la scoperta della Loggia P2 e il delitto Giorgio Ambrosoli, ha fatto un bilancio su Tangentopoli.

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Mani Pulite, Colombo: «Il lancio di monetine a Craxi mi fece un effetto negativo anche allora»

«Fatico a parlare di sconfitta o di vittoria. Le indagini e i processi non sono dei match. Non avevamo né mi sembra che ci siano adesso somme da tirare: dovevamo verificare le responsabilità penale delle persone e questo abbiamo fatto. E vorrei che fosse chiara una cosa: quel che abbiamo fatto stava dentro le regole del codice penale e di procedura penale», ha spiegato Gherardo Colombo. La corruzione oggi è cambiata per l’ex magistrato: «Sì, nel senso che oggi non è più così connessa al finanziamento illecito dei partiti politici come prima. Non è un sistema, mentre allora era un sistema con le sue regole ben definite. Ora riguarda vari livelli, e coinvolge ancora anche le persone comuni: il vigile, l’infermiere, l’agente della guardia di finanza… Se vogliamo una sintesi estrema, a proposito di bilanci, possiamo dire che è finita la stagione di Mani Pulite ma non la corruzione».

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I magistrati giudicati come eroi, idoli

Al tempo di Mani Pulite per una parte dell’opinione pubblica i magistrati erano eroi, idoli. Colombo ha raccontato al «Corriere della Sera» di aver vissuto questa cosa con imbarazzo: «Ero andato dal fotografo per fare le fototessere per un documento. Il signore del negozio non voleva farmi pagare. Gli ho dovuto dire che se non mi avesse fatto pagare non mi avrebbe più rivisto nel suo negozio, e alla fine acconsentì. Va detto che i media giocarono un luogo determinante nel trasformarci in ‘eroi’». Ha tirato poi fuori un altro episodio: «Anche lo stesso Di Pietro: a parte quell’intervista che rilasciò a Biagi per il Corriere poi non si è messo sotto i riflettori. Però, per dire, giorno dopo Giorgio Bocca, per Repubblica, chiese a me di fare la una cosa analoga, con le foto di quando ero bambino e così via. Però mi sembrava per niente opportuno mettermi in pista su quella strada, espormi, avrei anche creato l’occasione di un dualismo fra noi del pool. Rifiutai».

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Mani Pulite, Colombo sul trattamento a Bettino Craxi: «Le persone vanno rispettate sempre e comunque»

A proposito dell’immagine delle monetine lanciate a Craxi fuori dall’hotel San Raphael l’ex magistrato ha detto: «Mi fece un effetto negativo anche all’epoca. Le persone vanno rispettate comunque. Non credo proprio che abbiamo stimolato noi reazioni del genere, certamente non io». Infine un commento sulla Riforma Cartabia: «Io avevo una regola personale, che condivido tuttora: se avessi mai deciso di candidarmi in politica mi sarei dimesso dalla magistratura, avrei lasciato passare un lasso di tempo consistente dalle dimissioni e solo dopo mi sarei candidato. E la scelta sarebbe stata irreversibile. Però questa, ripeto: è la mia regola, e la Costituzione non pone limiti del genere», ha spiegato lo scrittore e saggista. Leggi anche l’articolo —> Un ex investigatore di “Mani Pulite” per sistemare i conti della sanità in Calabria

 

 

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