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Mario Bozzoli ucciso dal nipote? Trovato potente anestetico sull’armadietto di Giacomo Bozzoli

Mario Bozzoli scomparso: chiesto il rinvio a giudizio per il nipote Giacomo Bozzoli, Quarto Grado ha approfondito gli indizi a carico dell’uomo che hanno portato gli inquirenti a sospettare di lui. Ricostruiti fin nei minimi particolari tutti gli spostamenti del nipote dell’imprenditore nei minuti in cui lui scomparve.

Mario Bozzoli telefona alla moglie alle 19:11 della sera dell’8 ottobre del 2015, mentre si trovadentro il capannone della zona forni della fonderia Bozzoli di Marcheno. Parla con Irene e le dice che sta per andare a cambiarsi e rientrare a casa. Chiude la telefonata alle 19:13 e poi sparisce nel nulla. Di lui più nessuna traccia. Secondo la procura di Brescia, nel tragitto tra i forni e gli spogliatoi Mario Bozzoli viene aggredito. Un teorema, questo, che non può essere supportato dalle immagini delle telecamere interne poiché nei giorni precedenti erano state tutte, stranamente, rivolte verso muri o zone cieche. Gli inquirenti hanno ricostruito cosa è accaduto grazie all’incrocio dei tabulati telefonici e delle testimonianze.

Nel cellulare di Giacomo Bozzoli tanti elementi sospetti

Un minuto dopo la scomparsa dell’imprenditore, il nipote Giacomo Bozzoli – principale sospettato e accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e distruzione di cadavere riceve una telefonata dalla fidanzata Antonella ma lui non risponde. Perché? Il suo telefono squilla a vuoto, passano dieci lunghi minuti prima che lui le ritelefoni. Cosa accade in quel lasso di tempo? Comunque anche dopo, quando la donna lo chiama per ben quattro volte, tra le 19:27 e le 19:30, il telefono di Giacomo squilla a vuoto. Dov’è Giacomo, che cosa sta facendo in quel frangente temporale?

In quei momenti oltre alla scomparsa di Bozzoli si verifica un altro evento molto importante che forse è legato al primo: la fumata anomala dentro la fonderia delle 19:21. Due le ipotesi: quella fiammata serviva per sbarazzarsi dell’uomo o per distogliere l’attenzione degli altri dipendenti presenti in fonderia in quel momento da ciò che stava accadendo? Giacomo si rimette in contatto con la fidanzata solo alle 19:30 e tre minuti dopo la sua Porsche bianca viene immortalata mentre oltrepassa il cancello della azienda, esce ed imbocca la Statale 345. E c’è di più: Giacomo quel giorno non doveva essere in fabbrica, non aveva infatti timbrato nemmeno il cartellino. Eppure si trattiene lì anche oltre il suo solito orario, lo testimoniano agli inquirenti tutti gli operai della Bozzoli. Lui poi farà mettere a verbale questa frase: “Accade spessissimo che io faccia ritorno in azienda dopo essermi allontanato”. Infatti alle 19:43 dell’8 ottobre torna in fonderia a bordo della sua auto ma “questo non è affatto usuale”, diranno gli operai. Non solo, i dipendenti della fonderia Bozzoli notano quella sera anche un’altra stranezza: Giacomo non parcheggia al solito posto ma vicino alla porta degli spogliatoi, a ridosso della zona in cui poi si scoprirà che è sparito Mario Bozzoli. Un angolo non coperto da telecamere in cui Giacomo lascia l’auto per 12 minuti. Secondo gli inquirenti quel lasso di tempo gli serve per caricare in macchina il cadavere dello zio.

Il giallo della bottiglietta di Etere etilico (potente anestetico) sull’armadietto di Giacomo Bozzoli

Alle 19.55 lascia definitivamente la fonderia e il suo cellulare registra chiamate e messaggi con la fidanzata mentre l’auto è in viaggio verso la sua casa di Soiano al Lago, dove le celle lo collocano verso le 21 e a quel punto il telefonino si spegne. Giacomo dirà poi agli inquirenti di avere appreso della scomparsa dello zio solo il mattino successivo alle 7, da una telefonata della madre. A chi lo interroga risponderà poi: “Non ho idea di dove possa essere mio zio, le mie uniche ipotesi sono che l’abbiano sequestrato o che sia fuggito con un’amante”. In realtà non c’era nessuna amante nella vita di Mario Bozzoli, lo stabiliranno gli inquirenti. C’era invece una forte ostilità tra lui e i nipoti per motivi economici. Non è finita qui: c’è poi il giallo della bottiglietta di Etere etilico trovata all’epoca dei fatti proprio sopra l’armadietto di Giacomo Bozzoli; cosa ci faceva lì quella sostanza che è un potente anestetico? Come se l’era procurata, Giacomo, visto che è in vendita solo a farmacie ospedaliere e grossisti? La Procura ipotizza che la abbia utilizzata per tramortire lo zio.

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Paola Barale

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