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Mascherine al chiuso dal 1 maggio: cosa cambia e per chi

Gli italiani si aspettavano di poter dire finalmente addio alle mascherine il 1 maggio, almeno per quanto riguarda i luoghi al chiuso. In realtà, molto probabilmente, saranno costretti ad aspettare ancora un po’. Nei prossimi giorni, infatti, il governo si riunirà per fare il punto su mascherine e Green Pass, ma è possibile che già oggi il ministro della Salute Speranza si consulti con i tecnici per arrivare preparato all’incontro. Anche perché le discussioni non mancheranno, visto che c’è ancora chi sostiene sia un grosso errore eliminare l’obbligo.

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Mascherine al chiuso 1 maggio, cosa cambierà

E’ già quasi certo che l’obbligo di utilizzo delle mascherine al chiuso per chi lavora e per chi viaggia su un mezzo pubblico continuerà a persistere, anche dopo il 1 maggio. Pare infatti che un accordo con il ministero del Lavoro, i sindacati e i rappresentati dei datori di lavoro ci sia già, in particolare per coloro che lavorano a contatto con il pubblico. Nonostante la sua propensione a voler togliere le mascherine al chiuso, a riguardo anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha ammesso di considerare ancora necessaria la protezione su bus, treni e metro. Rimane poi il dubbio su cinema, teatri, palasport, negozi, market e ristoranti. Si potrebbe decidere, infatti, di mantenere l’obbligo per chi lavora, ma non per i clienti. Il che, tuttavia, suonerebbe però come incoerente.

Secondo i medici di famiglia del sindacato Fimmg, “occorrerebbe passare dall’obbligo legislativo a quello morale. E’ chiaro che le persone sono stanche, ma corriamo il rischio di un ulteriore allentamento dall’attenzione sul Covid. Sullo stop delle mascherine al chiuso, però, serve prudenza”. Per Bassetti, invece, primario della maledite infettive del San Martino di Genova, non c’è più da aspettare: “Vanno tolte e basta ora che decade la legge sull’obbligo. Va bene così, perché dopo due anni che combattiamo con questo virus le persone sanno da sole quando devono metterla. Ad esempio, l’anziano che va a fare la spesa utilizzerà la Ffp2 anche se non c’è una norma che gliela impone”.

Per lui, quindi, bisogna lasciare la scelta al singolo cittadino: “Chi ha la febbre sa che deve stare a casa. Basta la raccomandazione, l’obbligo è fuori dal tempo e dalla scienza. I fragili sanno di doverla indossare. Usciamo da una logica cinese e entriamo in quella occidentale“, ha spiegato a Repubblica.

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mascherine chiuso

Garattini: “Teniamole, contiamo ancora cento morti al giorno”

“Se una commessa tiene la mascherina al lavoro ma poi quando esce va al supermarket o al ristorante e non la usa resta protetta solo per una parte della giornata. Non ha molto senso. È un po’ come per gli studenti. A scuola stanno cinque ore con la mascherina ma poi per tutto il resto del tempo, quando escono con gli amici, non la mettono. Più che continuare a pensare all’obbligo avrebbe più senso spiegare bene perché serve, come usarla e in quali contesti. Vedo ancora persone che hanno mascherine inguardabili, magari le usano da sei mesi. La mascherina è efficace ma non è un rimedio assoluto. Lo dimostra il caso del premier Mario Draghi. Nessuno l’ha indossata quanto lui, che anche per dare l’esempio l’ha tenuta sempre, eppure si è ammalato lo stesso”.

Anche il vaccino non copre al 100%, però “aveva lo scopo di liberare gli ospedali dal Covid. L’obiettivo principale è stato raggiunto. La mascherina era fondamentale quando non avevamo i vaccini”, ha aggiunto poi. Infine, rispetto al Green Pass, Bassetti ha sottolineato: “Sono stato un sostenitore del Green Pass come strumento per spingere a fare il vaccino. Ora il 90% degli over 12 hanno ricevuto due dosi e quindi non ha più senso. Siamo in grado di curare i non vaccinati, che fanno più che altro male a loro stessi”.

Dall’altra parte della staccionata, però, c’è chi afferma che ancora le mascherine al chiuso siano fondamentali per tenere sotto controllo la situazione. Un esempio è Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Mario Negri di Milano. “Sono una protezione molto importante e ci sono ancora tanti contagiati in giro, il virus continua a circolare. Per questo bisogna che le persone continuino a indossarle. Abbiamo ancora tanti non vaccinati. Se a questi si aggiungono coloro che invece il vaccino lo hanno fatto ma purtroppo non sono stati protetti, in Italia ci sono milioni di persone a rischio di essere contagiate e quindi anche di trasmettere il coronavirus. E noi vogliamo che i casi diventino sempre di meno, fino a non esserci più. Tra l’altro, facciamo tutti un po’ finta di niente, ma da noi muoiono ancora 100 persone al giorno. 

Se si toglie l’obbligo rischia di arrivare il messaggio che tutto è finito. E invece non è vero. È un po’ quello che, per qualcuno, è successo quando è finito lo stato di emergenza. C’è chi ha interpretato quel passaggio come un segnale del fatto che si poteva smettere di essere prudenti. Anche i nostri i governanti dovrebbero trovare il modo di ribadire che la situazione è ancora seria, far capire, spiegare bene le cose”. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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