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Massimo Bossetti, due pool al lavoro per scagionarlo: perché il caso Yara non è ancora chiuso

Caso Yara, Massimo Bossetti continua a combattere per dimostrare la sua innocenza. Nelle ultime settimane si è tanto parlato delle indagini difensive in corso, che si stanno sviluppando su due binari paralleli. Uno è quello che fa capo allo storico pool del carpentiere, rappresentato dagli avvocati Salvagni e Camporini. Il secondo, ‘ufficioso’, incaricato dalla moglie di Bossetti, Marita Comi. Si tratta di un team difensivo composto da 13 persone, tra cui il regista Carlo Infanti, come svelò mesi fa Quarto Grado. Iniziativa, quest’ultima, dalla quale Massimo Bossetti ha preso le distanze.

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Due pool al lavoro per scagionare il muratore di Mapello

I periti incaricati da Marita hanno fatto un esperimento in un campo per riprodurre le condizioni ambientali e climatiche nelle quali si trovò a stare per tre mesi il cadavere della piccola Yara. Il tutto per dimostrare che una traccia genetica non può resistere, senza degradarsi, per ben 92 giorni esposta alle intemperie dell’inverno. Il team di Salvagni-Camporini, come è noto, punta invece sull’errore di valutazione (Ignoto 1= Massimo Bossetti) compiuto dai Ris che analizzarono la traccia di Dna sui leggings della vittima, certo di poterlo dimostrare qualora venisse loro concessa una nuova perizia genetica sulle tracce biologiche ancora esistenti. Non solo, è recentissimo infatti il ricorso in Cassazione presentato dai due difensori, che verterebbe su una denuncia penale per «rifiuto di atti d’ufficio» nei confronti del Ris di Parma e su un’istanza al ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede, affinché disponga una ispezione nel tribunale di Bergamo.

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Perché il caso Bossetti non è ancora chiuso

A tornare sul caso, scrivendo un pezzo per ‘La Stampa’, il giornalista nonché conduttore di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi. E se Ignoto 1 non fosse Massimo Bossetti? Si domanda il cronista, dando voce alle argomentazioni della difesa di Massimo Bossetti. La Cassazione è infatti chiamata a pronunciarsi e a decidere se riaprire il caso con sentenza ormai passata in giudicato. Gli avvocati puntano ai 98 reperti custoditi presso il tribunale di Bergamo, inclusi gli abiti che Yara Gambirasio indossava il giorno in cui è stata barbaramente sequestrata, aggredita, e lasciata morire nel campo di Chignolo d’Isola.

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Gianluigi Nuzzi dà voce alle istanze della difesa di Bossetti

“Per la difesa – si legge nell’articolo – bisogna rianalizzarli per spiegare alcune presunte anomalie del processo a partire dalla famosa prova regina, il Dna dell’assassino isolato sugli slip di Yara che avrebbe la componente nucleare di Bossetti ma non quella mitocondriale. In inverno su questi reperti si consuma una battaglia con il pubblico ministero Letizia Ruggeri, da una parte, Bossetti e i suoi avvocati dall’altra e in mezzo il presidente della corte d’Assise Giovanni Petillo, che alla fine confisca tutto e vieta anche una sommaria visione ai difensori dell’assassino”.  Potrebbe interessarti anche —>Massimo Bossetti, pool difensivo di Marita annuncia scoperta clamorosa: esito esperimento

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