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Il governo ha trovato l’intesa sul Mes, ma la maggioranza resta in bilico

Oggi il governo voterà la riforma del Mes, un tema che negli ultimi mesi ha diviso molto la maggioranza. Ormai la crisi dell’esecutivo sembra superata, almeno per quanto riguarda questa decisione. Dopo il braccio di ferro del Movimento 5 Stelle, che sembrava voler fare ostruzionismo a tutti i costi, infatti, ieri si è giunti a un accordo e si capito che la priorità, in un momento di emergenza sanitaria globale, è quella di evitare di fare cadere il governo di cui sono soci di maggioranza. Una scelta che, tuttavia, risulta essere, dai banchi penastellati, più per convenienza che per convinzione. Ma se oggi la riforma del Mes non spaventa più, a creare dei timori c’è ancora il Recovery Plan e la sfida che Matteo Renzi, leader di Italia Viva, vuole portare avanti a tutti i costi.

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mes governo

Mes governo e la sfida Conte-Renzi

Renzi non vuole la task force tecnica proposta da Palazzo Chigi per la gestione dei progetti. E non sembra nemmeno voler scendere a compromessi. Questo, tanto da far pensare che il leader di Italia Viva, in realtà, stia puntando più che altro alla testa del Premier. “La struttura di Conte pensa a moltiplicare le poltrone. Per noi un ideale vale di più. Sul rischio di una rottura, spero di no, ma tempo di sì“, ha dichiarato l’ex segretario del Partito Democratico. Il capo di Iv sta mettendo in piedi un vero e proprio teatrino, e anche questa volta con il suo 3% riesce a essere più influente di quanto si meriterebbe. Rimprovera praticamente tutto a Conte: di aver emarginato il Parlamento, di aver accentrato nelle sue mani i poteri special negati a suo tempo a Salvini, di voler gestire praticamente in solitudine gli otre 200 miliardi del fondo.

Le sta provando tutte, e sa come farlo. Perché a differenza del Presidente Conte, Renzi è abituato a far politica. Dal canto suo, invece, il Premier è dotato di molta tecnica, di astuzia, ma spesso ha dimostrato di aver sottovalutato gli avversari, e soprattutto gli alleati che si presentano come tali sono finché possono ricavare un vantaggio dalla cosa. Per ora non trapela nulla dal discorso del Presidente, che oggi si dimostrerà soddisfatto dell’approvazione da parte del governo della riforma del Mes, ma che al contempo sa perfettamente di non potersi dedicare più di tanto ai festeggiamenti. Perchè i nodi da sciogliere sono più aggrovigliati del previsto.

Matteo Renzi

L’instabilità della maggioranza preoccupa Bruxelles

Va rispettata la logica del pacchetto, va modificato il Patto di stabilità e crescita con l’introduzione del sistema europeo di assicurazione dei depositi. La strada è lunga, ma almeno su questo i frondisti del Movimento 5 Stelle sembrano aver gettato le armi. “Mi aspetto un voto compatto“, ha dichiarato Stefano Patuanelli. Probabilmente qualche defezione ci sarà, ma allo stesso modo anche la maggioranza sarà presente. E questo, oggi, sembra un bel passo avanti. “Abbassare i toni, coinvolgere e includere”, è la linea espressa da Andrea Orlando. “Il confronto c’è, ora responsabilità”, ha sottolineato Alfonso Bonafede.

Ma al di là degli slogan politici e di una finta maggioranza ritrovata, gli osservatori di Germania e Francia, soprattutto gli ambasciatori a Roma, stanno guardando con particolare attenzione ciò che sta succedendo tra le mura dei Palazzoni Romani. C’è da dire, inoltre, che non sono molto soddisfatti. Sebbene il Presidente Conte arriverà ai tavoli di Bruxelles portando la tanta attesa adesione al Mes, l’esecutivo composto da M5S, PD, LeU e Iv è in una condizione estremamente precaria. E questo viene dimostrato nell’assenza, ancora oggi, di una decisione riguardo alla gestione dei fondi europei, una mossa che tuttavia sembra più una strategia escogitata da Conte per non perdere il controllo diretto sulle spese e sugli investimenti. Non essendoci una copertura che Palazzo Chigi possa invocare, il timore è quello che a riguardo il governo navighi, letteralmente, a vista. >> Tutte le notizie di UrbanPost

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