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Maria Ungureanu omicidio o morte accidentale? Parla l’avvocato del padre, Fabrizio Gallo [INTERVISTA]

Caso Maria Ungureanu, la Procura di Benevento chiude le indagini e ribalta completamente quella che in questi quattro anni è stata la ricostruzione dei fatti occorsi nel resort di San Salvatore Telesino la sera del 19 giugno 2016, quando la piccola trovò la morte.

Maria non uccisa ma morta accidentalmente, annegata. Questa la conclusione cui sono giunti gli inquirenti, alleggerendo quindi le accuse iniziali di omicidio volontario e violenza sessuale contestate ai fratelli Daniel e Cristina Ciocan, amici connazionali della bambina rumena di 9 anni. Ad entrambi adesso viene infatti contestato il solo ‘abbandono di minore’. Accusati inoltre di omicidio colposo il proprietario del resort nella cui piscina è morta annegata e la responsabile del servizio di prevenzione della struttura ricettiva.

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Dopo aver interpellato la difesa dei fratelli Ciocan, UrbanPost intervista in esclusiva l’avvocato Fabrizio Gallo che rappresenta il padre di Maria, Marius Ungureanu. Il penalista è coadiuvato dalla collega Gasperini Serena che tutela la signora Andrea, moglie di Marius e mamma della piccola vittima, dalla biologa Marina Baldi e dalla criminologa Roberta Bruzzone. Ecco come agirà il pool dei signori Ungureanu, nella speranza che sia fatta finalmente luce sulle cause della morte della piccola Maria, trovata nuda e senza vita nell’acqua di una piscina incustodita.

La Procura sconfessa se stessa, ridisegnando lo scenario in cui morì la piccola Maria. Cosa ne pensa, Avvocato?

«Il Pubblico Ministero ha fatto la chiusura delle indagini e contemporaneamente la richiesta di archiviazione dei reati di omicidio e violenza sessuale nei confronti di Daniele e Cristina. Noi innanzi tutto ci siamo opposti a questa richiesta di archiviazione e riteniamo che ci siano due filoni in questo momento. Uno sull’omicidio e uno sull’incidente e che viaggino separati. Per l’archiviazione noi andremo davanti a un Gip per discutere se può essere accolta o meno, poi l’altro filone sarà quello di costituirci parte civile nei confronti del presunto responsabile dell’omicidio colposo.».

È stato quindi un incidente?

«L’ipotesi della morte accidentale non è campata in aria … anche se poi andrà dimostrato se si è trattato di un incidente e perché Maria stava affogando e non è stata salvata. Secondo le ipotesi del PM sembrerebbe un incidente, tra l’altro la bambina aveva anche espresso il desiderio di fare il bagno e lo si deduce in una conversazione telefonica tra Daniel ed un amico».

Da quale circostanza esattamente si evince questo desiderio della piccola Maria?

«Da un interrogatorio di un testimone, un amico di Daniel che ha ammesso che una mattina, qualche giorno prima della morte della piccola, era stato chiamato da Daniel il quale gli chiedeva se avesse conoscenza di una piscina nei pressi di San Salvatore Telesino. Lo stesso poi riferiva agli inquirenti che aveva sentito la voce di una bambina in macchina; lo stesso poi gli rappresentava che oltre alla piscina a Telese ci doveva essere una piscina all’interno di un resort chiamato “San Manno” all’interno del paese di San Salvatore Telesino e il discorso finì lì. Quando poi lui ha saputo della morte della bambina, ha deciso di riferire agli inquirenti il contenuto di questa telefonata che gli aveva fatto Daniel».

«Anche se devo dire che, per amore di verità, i genitori riferiscono che Maria non amava l’acqua […] Quindi, ammesso e non concesso che lui l’abbia portata dentro perché ha visto la porta aperta e l’abbia fatta buttare in acqua, ma perché non la salva se si è accorto che la bambina stava affogando perché non sapeva nuotare?».

bimba rumena morta in piscina news

Daniel Ciocan nega di essersi trovato lì, all’interno del Resort

«C’è un fatto inattaccabile: con un macchinario in dotazione all’Aeronautica militare, hanno recuperato il punto esatto in cui si trovava la vettura di Ciocan nel momento in cui è morta Maria. Non si tratta di un cellulare ma di una sorta di ‘scatola nera’ di cui è dotata la vettura, che serve per calcolare i km percorsi dall’auto per risparmiare sull’Assicurazione. Quel macchinario, contrariamente alla sfasatura che può avere un cellulare, ha una elevata attendibilità e può sbagliare di poco. Ecco, quando i carabinieri vanno sul posto a localizzare il punto – lo fanno usando un’auto che aveva all’interno lo stesso macchinario – posizionano la vettura all’interno del parcheggio del San Manno, 10 metri dopo aver oltrepassato il cancello di ingresso. Questo è un dato oggettivo dal quale non si può prescindere: la macchina di Daniel si trovava all’interno del San Manno.».

Il ‘solo’ ‘abbandono di minore è un’ipotesi di reato che non vi soddisfa, quindi?

«Se sia stato un incidente, una bravata o un omicidio lo vedremo nel corso del processo. L’ipotesi è quella dell’abbandono di minore ma mi sembra una situazione un po’ azzardata. Perché se il proprietario del Resort ha come imputazione l’omicidio colposo, i fratelli Ciocan no? Una volta che la bambina viene posta in acqua e c’erano Daniel e la sorella – questa è l’ipotesi – si sarebbero dovuti accorgere immediatamente che la bambina stava male e/o non sapeva nuotare … »

«Non impedire un evento, dice il codice, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, significa cagionarlo. O quantomeno, se non si voleva la morte di Maria gli si dovrebbe contestare l’omicidio colposo, non solo l’abbandono di minore. Se abbia Ciocan voluto o meno ucciderla si vedrà dopo, lo si appurerà nel processo. Noi siamo d’accordo con la Procura, vorremmo cercare nel giudizio di convincere il giudice a mutare il capo di imputazione nei confronti di Daniel e della sorella. Anzi, prima della richiesta di rinvio a giudizio noi parleremo con la Procura affinché formuli per tutti e quattro gli indagati il medesimo capo di imputazione ovvero l’omicidio colposo.».

«Noi siamo ancora convinti che si sia trattato di un omicidio volontario perché ci sono dei segni sulle braccia di Maria: qualcuno ha cercato o di lasciarla giù, in acqua, o ha tentato di salvarla ma quei segni portano inequivocabilmente alla tesi secondo cui qualcuno con la bambina in acqua ha avuto a che fare.».

La sorella di Daniel: prima indagata, poi prosciolta, adesso di nuovo accusata. Secondo voi è coinvolta nella vicenda?

«Era lì. Era lì perché il suo telefono è sempre accoppiato a quello di Daniel. E la cella pone lei nella stessa posizione del fratello soprattutto alle ore 21:11, quando vanno via dal paese (e secondo noi escono dal Resort) e si recano nel paese dove abitava Cristina Ciocan.».

Resta inoltre aperta la inquietante ‘questione’ dei presunti, reiterati, abusi sessuali subiti dalla piccola Maria

«Per ciò che riguarda i presunti abusi, devo dire che i genitori di Maria vengono subito estraniati da questa accusa, e che furono inizialmente indagati come atto dovuto. E per loro è stata chiesta l’archiviazione e nel fascicolo appaiono ora come parte offesa. La maglietta su cui venne rivenuto il liquido seminale del signor Ungureanu non era della bimba, noi lo diciamo da una vita. Abbiamo dimostrato con una fotografia che la mamma di Maria indossava quella maglietta quando ancora stava in Romania. La questione è risolta da tempo altrimenti li avrebbero subito arrestati i genitori della piccola. Subito, immediatamente.».

«C’è poi un contrasto fra due perizie. La prima attesta che la bambina subì abusi anche reiterati nel tempo. La seconda nega invece che la bambina abbia mai subito violenze sessuali. Anche per questo noi facciamo l’opposizione, per risolvere anche questo problema. Abbiamo chiesto al giudice di predisporre una ‘super’ perizia e nominare un collegio di periti finalizzata a stabilire se sia corretta la prima o la seconda delle succitate perizie.».

 

Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs e dell'Università Cattolica

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