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‘Ndrangheta in Lombardia: nuovo colpo alla locale di Legnano e Lonate Pozzolo

‘Ndrangheta in Lombardia, la guerra non è finita. Questa mattina l’ennesima operazione della Dda di Milano, portata a termine dai carabinieri del comando Provinciale e del Nucleo Anticrimine di Milano, ha assestato un altro colpo alla “locale” di Legnano e Lonate Pozzolo. Si tratta della struttura periferica della ‘ndrangheta già emersa più volte negli ultimi dieci anni – con l’indagine “Bad Boys” del 2008 e poi con la recente “Krimisa” del 2019 –  legata alla potente cosca Farao-Marincola di Cirò Marina.

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Locale di ‘Ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo: altri 11 arresti

Sono 11 le persone arrestate questa mattina dai militari dell’Arma. Secondo quanto si apprende da un comunicato del Comando Provinciale, i reati contestati vanno dalla corruzione all’estorsione, dalla rapina allo spaccio di sostanze stupefacenti, fino alla detenzione e porto illegale di armi da fuoco clandestine ed alterate, tra cui un potente esplosivo. Pe finire: incendio doloso, minaccia aggravata, favoreggiamento personale. Condotte tutte aggravate dal metodo mafioso “perché commesse al fine di agevolare le attività consortili della locale di ‘ndrangheta di Legnano – Lonate Pozzolo”.

Infiltrazione nella pubblica amministrazione ed estorsione violenta all’estero tra i reati contestati

Infiltrazione nella pubblica amministrazione ed estorsione all’estero, con metodi violenti: sono le “novità” più significative che testimoniano la continua evoluzione della cosca di Cirò Marina trapiantata in Lombardia, nonostante le pesanti condanne rimediate dai suoi fondatori, tra cui spicca Vincenzo Rispoli. Questi, già emerso nella storica indagine “Infinito” del 2010 come elemento di spicco della “Lombardia” fin dalla fine degli anni ’90, continuerebbe a comandare la locale. Nell’operazione odierna è coinvolta anche la figlia, che secondo la Dda avrebbe partecipato assieme ad altri sodali ad una violenta estorsione all’estero, a Malta.

In particolare, dall’attività tecnica emergeva che gli indagati avevano svolto un’attività lavorativa “in nero” in alcuni cantieri edili siti in varie località della Repubblica di Malta a favore di un imprenditore italiano. Tuttavia, il mancato pagamento degli emolumenti concordati determinava una vera e propria “spedizione punitiva” in territorio maltese attraverso la quale l’imprenditore veniva individuato e picchiato selvaggiamente costringendolo a versare quanto preteso sia in contanti che tramite bonifici bancari.

“Le indagini – spiega il comunicato dei carabinieri – hanno consentito non solo di confermare l’assoluta pervasività dell’associazione mafiosa negli apparati pubblici e nelle amministrazioni locali ma hanno permesso di documentare il potere delle cosche di ‘Ndrangheta anche in territorio estero confermandone ancora una volta la vocazione transnazionale”.

Tra i favoreggiatori della cosca anche un consulente della Procura di Busto Arsizio

Da notare anche l’attività di favoreggiamento in favore della cosca per cui è finito indagato un consulente esterno della Procura di Busto Arsizio, già arrestato nell’operazione “Krimisa” del 2019. L’indagato, in qualità di titolare di un’agenzia investigativa attraverso la quale fungeva anche da consulente tecnico dell’ufficio giudiziario varesino, effettuava più “bonifiche” a favore di un autorevole esponente della locale di “Legnano-Lonate Pozzolo” finalizzate al rintraccio di microspie, gps e telecamere installate dalle forze dell’ordine.

Accertata anche la corruzione di un funzionario tecnico Anas, che avrebbe cancellato verbali di infrazioni nell’ambito di un cantiere stradale di competenza dell’Ente. L’impresa che violava le norme era quella di uno dei sodali del locale di Legnano, il quale, in cambio del “favore”, avrebbe promesso un escavatore al geometra dell’Anas.

‘Ndrangheta in Lombardia: le armi, l’esplosivo, lo spaccio di droga della locale di Legnano e Lonate Pozzolo

Nel corso dell’indagine sono inoltre stati individuati i luoghi e i soggetti deputati alla custodia della dotazione di armi della locale. Le armi, in questo caso, erano molto “pesanti”. I carabinieri hanno rinvenuto infatti 10 Kg di esplosivo ad alto potenziale Tutagex 821, oltre a 4 pistole ed un fucile a canne mozze tutti con matricola abrasa, silenziatori e centinaia di munizioni.

Identificati inoltre gli autori di un incendio doloso commesso nel 2016 ai danni di un’attività imprenditoriale sita in Lonate Pozzolo (VA) e  ricostruite le attività di spaccio di stupefacenti non censurate dalla precedente operazione “Krimisa” del 2019. Infine, sono stati eseguiti anche sequestri preventivi di beni e società per un valore complessivo di circa 500.000. >> Tutti gli articoli sulla ‘Ndrangheta

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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