in

Bologna, donna uccisa ritrovata in un cassonetto: l’arma del delitto, il biglietto e il movente dell’assassino

Omicidio Bologna. Un uomo ha notato una grossa macchia di sangue in un cassonetto e ha chiamato i carabinieri. Da lì una macabra scoperta. Il corpo di una donna fatto a pezzi e brutalmente gettato tra i rifiuti. E’ Emma Pezemo. Poco dopo il fidanzato della vittima è stato ritrovato nella sua abitazione: si era impiccato. I punti da chiarire sulla vicenda però sono molteplici. Qual è il motivo che ha spinto il fidanzato a compiere un gesto tanto brutale? Dov’è l’arma del delitto? Grazie alle indagini portate avanti in questi giorni, gli investigatori hanno fatto nuove scoperte riguardo all’assassinio.

omicidio Bologna

Omicidio Bologna Emma Pezemo: il movente dell’assassinio

I carabinieri hanno trovato il corpo di Ngounet, un 43enne originario del Camerun. L’unico indizio lasciato dall’uomo è un biglietto. Un messaggio scritto in francese, parole contorte che però fanno riferimento ad Emma. Ngounet è il primo sospettato dell’omicidio della ragazza. Ma cosa lo avrebbe portato ad un gesto tanto estremo? Un testimone aveva assistito ad un litigio tra il presunto assassino e la fidanzata. Lui la avrebbe accusata di non avergli restituito 50 mila euro. Potrebbe essere stata dunque una questione di soldi.

Ma il mistero si infittisce, perché Emma forse quella sera aveva confessato un altro fatto al suo fidanzato. Una gravidanza tenuta nascosta, confessata solo ad alcuni parenti stretti e alle amiche più fidate. Gli inquirenti hanno ipotizzato che forse Jacques non avrebbe voluto crescere un figlio e forse anche questo potrebbe essere un movente. Gli investigatori inoltre non escludono che l’omicidio fosse premeditato. E’ possibile che lo scorso sabato l’uomo avesse già l’intenzione di compiere il femminicidio.

ARTICOLO | Bologna, donna fatta a pezzi e gettata in un cassonetto, il fidanzato si è impiccato

ARTICOLO | Prato, aperta un’inchiesta sulla morte della 22enne in fabbrica: due indagati

Giallo di Faenza news

Omicidio Bologna: l’arma del delitto

Gli inquirenti sono ancora alla ricerca dell’arma del delitto. Il sospetto è che si tratti di una grossa ascia o un machete o addirittura di una sega elettrica. L’unica cosa certa è che Emma e Jacques si erano incontrati sabato sera, 1 maggio 2021. Poi le coinquiline hanno chiamato i carabinieri la domenica mattina e hanno denunciato la scomparsa della loro amica. Avevano chiamato anche il fidanzato che aveva risposto mostrandosi stupito e ignaro di dove potesse essere la ragazza. I carabinieri poi hanno deciso di indagare su di lui e lo hanno ritrovato a casa sua impiccato. Ma intorno a lui nulla, a eccezione del biglietto. Dov’è l’arma del delitto?

I carabinieri hanno ispezionato la sua abitazione ma anche la sua auto con la quale avrebbe caricato i sacchi con il corpo della vittima e, da quanto trapelato, tra sabato notte e domenica avrebbe cercato di ripulirla in qualche modo. Gli investigatori hanno sequestrato il telefono di Jacques e puntano sui tabulati telefonici, sulle immagini delle telecamere e sui loro computer. Ma c’è un dettaglio inquietante che aggiunge orrore alla vicenda. L’avvocato nominato dalla famiglia della ragazza, Gabriele Bordoni ha dichiarato che l’assassinio sembra svolto in maniera accurata. “Dai primi accertamenti sembra il lavoro di un chirurgo fatto con uno strumento di precisione, tipo un bisturi”. Forse Jacques escogitava da tempo un modo per liberarsi della fidanzata. >>Tutte le notizie

Tutti i Ciontoli in carcere, respinta la richiesta di Antonio: «Posso stare in cella con mio figlio Federico?»

paola barale

Paola Barale, età, carriera e vita privata: tutte le curiosità sulla showgirl