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La Cina lancia il passaporto vaccinale: a che punto siamo in Europa?

La Cina è tra i primi Paesi al mondo a lanciare il passaporto vaccinale. Disponibile solo per i cittadini cinesi, il certificato non è obbligatorio e consente a chi ne è in possesso di viaggiare. Il certificato può essere ottenuto attraverso la piattaforma WeChat, e funziona grazie a un sistema di codici QR. In Europa, la proposta del passaporto vaccinale è stata approvata, ma l’emissione è ancora lontana.

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Passaporto vaccinale in Cina

La Cina lancerà a breve il passaporto vaccinale per i cittadini cinesi. Scopo del piano è “contribuire a promuovere la ripresa economica mondiale e facilitare i viaggi transfrontalieri”, spiega un portavoce del ministero degli Esteri cinese. Il certificato contiene un codice Qr che consente alle autorità degli altri Paesi di ottenere le informazioni sanitarie dei turisti provenienti dalla Cina, spiega l’agenzia statale Xinhua. In Cina un sistema di codici Qr viene già utilizzato per regolare l’accesso ai trasporti e ad altri luoghi pubblici, tramite app che tracciano gli spostamenti dei cittadini e producono un codice verde se l’interessato non è stato in stretto contatto con persone infette o non ha viaggiato in zone considerate focolai.

Passaporto vaccinale in Europa

L’idea dell’introduzione di un passaporto che certifichi di aver ricevuto il vaccino è in circolo da diverso tempo anche in Europa, anche se alcuni Paesi dell’Unione hanno tentato di opporsi all’iniziativa. Il timore, per alcuni membri, è che l’introduzione dei passaporti vaccinali potrebbe essere prematura, poiché non c’è ancora certezza che il vaccino impedisca a un individuo di contagiare. Inoltre, consentire alle categorie vaccinate di viaggiare mentre altre, come i giovani, ne sarebbero escluse, sarebbe discriminatorio. In ultimo, l’incertezza data dalla circolazione delle varianti in Europa dovrebbe farci restare sull’attenti, secondo alcuni Stati UE.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha comunicato che l’Unione Europea ha approvato la proposta di adottare un “Digital Green Pass”. Il certificato dovrebbe riportare lo stato della vaccinazione dei cittadini, ma anche i test negativi per coloro che non hanno ricevuto il siero e attestazioni di guarigione post-infezione. In tal modo, il passaporto non sarebbe discriminatorio, ma consentirebbe anche ai soggetti non vaccinati di spostarsi nel continente. Per la fisionomia definitiva del “green pass” europeo si guarda invece al 17 marzo, momento nel quale verrà formalizzata dalla Commissione Ue una proposta sul “passaporto” digitale pensato per favorire la mobilità internazionale in vista dell’estate. In ogni caso, rende noto Il Sole 24 ore, saranno necessari come minimo altri tre mesi: non se ne parla, insomma, prima di giugno.

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L’esempio di Israele

Nel frattempo, la Grecia ha già introdotto certificati digitali di vaccinazione, e altri Paesi come Danimarca e Svezia sono propensi per seguirne l’esempio. Israele che ha vaccinato circa il 39% della popolazione, ha già implementato il programma basato sul  “green pass”, che consente a chi ha ricevuto il vaccino di accedere a palestre, concerti e ristoranti. >> Tutte le news di UrbanPost

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