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Patrick Zaky torture: «Siamo in 35 in una cella con una sola latrina»

Patrick Zaky, studente egiziano dell’Università di Bologna, è stato arrestato al Cairo mentre andava a trovare la famiglia. Zaky è impegnato nella difesa dei diritti delle minoranze oppresse nel Paese, a partire da comunità cristiane e persone Lgbt. È stato arrestato perché denuncia il lato oscuro dell’Egitto. Ieri 15 febbraio Patrick Zaky è stato ricevuto in udienza per pochi minuti prima di tornare in cella, racconta le torture subite. Chi ha seguito il colloquio col giudice, ha assistito ad un ragazzo visibilmente smarrito. «Sono uno studente, sto facendo un master a Bologna, in Italia. Voglio solo tornare a studiare» ha esordito Patrick.

Patrick Zaky

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Patrick Zaky racconta le torture subite in cella

Solo dieci minuti di colloquio quello tra Patrick Zaky e il giudice che ieri 15 febbraio lo ha ricevuto in udienza nel tribunale di Mansura, in Egitto. Zaky non ha segni visibili di percosse, sembra stare meglio rispetto la precedente udienza, ma è parso molto ansioso e smarrito. Zaky chiede al giudice la possibilità di tornare a studiare, prosegue raccontando le torture: Mi hanno tenuto bendato per 12 ore. Picchiato in viso. Mi hanno torturato con l’elettricità. Mi hanno fatto spogliare e chiesto della mia ONG e di alcuni post su Facebook: ma io non ho fatto nulla».

Patrick Zaky

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Il giudice rifiuta la scarcerazione di Patrick Zaky

Parole dure da ascoltare. Prima che si chiuda l’udienza, Zaky aggiunge: «Mi tengono in un posto terribile. Siamo in 35 in una cella con una sola latrina e una finestra piccolissima». Il giudice però  rifiuta la scarcerazione e Zaky é costretto a tornare in cella. Prima di essere portato via grida ai giornalisti italiani: «Forza Bologna». La sorella è disperata: «Speravamo che lo lasciassero uscire, non sono riuscita nemmeno a parlargli, anche l’avvocata l’ha visto per un paio di minuti. Per lui è dura. Ho la sensazione che il sostegno da fuori cominci a non bastargli».

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