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Pazienti post Covid necessitano di riabilitazione: i reparti però sono chiusi

Su “Il Fatto Quotidiano” l’inchiesta della giornalista Chiara Daina sui pazienti post Covid che hanno bisogno di una riabilitazione adeguata. Purtroppo però i reparti negli ospedali pubblici sono chiusi e così i malati che non posso permettersi cure costose finiscono col lasciar perdere. «Servono più posti letto nel pubblico – sostiene Pietro Fiore, presidente della Simfer, la Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa – La riabilitazione non è un servizio accessorio ma decisivo affinché la disabilità non diventi cronica aggravando le spese sanitarie». 

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pazienti post covid

Pazienti post Covid necessitano di riabilitazione, ma i reparti sono chiusi

Molti pazienti ricoverati per Covid, soprattutto quelli rimasti a lungo intubati in terapia intensiva, hanno bisogno di interventi riabilitativi per poter recuperare le capacità respiratorie, motorie e neurologiche. Una posizione largamente condivisa dagli specialisti. Uno studio, uscito ad agosto sull’European journal of internal medicine e condotto su 103 pazienti Covid ricoverati all’Istituto Maugeri di Veruno (Novara), ha confermato la necessità di interventi precoci di riabilitazione. Tuttavia in vari ospedali pubblici i reparti di riabilitazione siano stati chiusi e i servizi ambulatoriali sospesi per scansare lo spettro del contagio. Morale della favola? I pazienti post Covid vengono dimessi a casa senza un trattamento adeguato o i medici dispongono il trasferimento loro nel privato accreditato.

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«Il timore è che anche questa volta si avvantaggino le cliniche private, convenzionate e non», la denuncia da Valter Santilli dell’Umberto I di Roma

«Il timore è che anche questa volta si avvantaggino le cliniche private, convenzionate e non», ha denunciato Valter Santilli, ordinario di fisiatria alla Sapienza di Roma e fisiatra al Policlinico Umberto I. E ancora: «Il nostro reparto è rimasto aperto ma ci mancano almeno tre fisioterapisti e il logopedista. Mentre il terapista occupazionale, che aiuta a recuperare l’autonomia personale tra le mura domestiche e sul posto di lavoro, è andato in pensione e non è stato sostituito. I pazienti reduci dal Covid hanno perso la massa e la forza muscolare a causa dell’allettamento prolungato.  Accusano stanchezza cronica e perdite di memoria e concentrazione, oltre a problemi di respirazione. Hanno quindi bisogno di interventi riabilitativi ma a noi non li mandano».  

Non è affatto rosea la situazione nel resto dell’Italia. Ed è un discorso che vale non solo per i malati di Covid, ma anche per chi ad esempio ha avuto un ictus, un’emorragia cerebrale, un infarto. Fiore, che insegna Medicina riabilitativa all’università di Foggia, ha illustrato, ad esempio, qual è l’offerta pubblica disponibile in Puglia: «A Bari su 16 posti letto attivati oggi ne sono disponibili 7, a Foggia sono passati a 6 dai 10 di marzo, Lecce ne conta 20 ma al momento sono inattivi per Covid». Insomma c’è da lavorare, “un’emergenza nell’emergenza”. Leggi anche l’articolo —> Vaccino coronavirus, Rasi (ex direttore Ema): “Spero ok entro 29 dicembre, incauta la decisione di Londra”

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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