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Covid, la Cina gioca allo «scaricabarile»: “Noi innocenti. Virus nato in Italia” (ma anche no)

Quello dello «scaricabarile» era un gioco per ragazzi, che consisteva nel porsi schiena contro schiena, tenendosi con le braccia incrociate e piegate, alzandosi a vicenda più volte. Quest’attività ludica è diventata oggi “lo sport preferito” della Cina. Il paese, di fronte alla rabbia globale per l’iniziale cattiva gestione dell’epidemia, sta tentando di riscrivere la storia. In queste settimane hanno suscitato gran clamore le dichiarazioni del tedesco Alexander Kekulé, direttore dell’Istituto di microbiologia medica dell’Universitätsklinikum Halle all’emittente televisiva tedesca Zdf, che è diventato oggi (suo malgrado) una star della propaganda cinese anti Covid. «Il virus diffuso in tutto il mondo in questo momento non è il virus di Wuhan. È il virus del nord Italia», questa la frase del virologo estrapolata da un discorso. Le sue foto sono apparse sui siti di notizie del Sol Levante, accompagnate dalla didascalia: «Noi innocenti! La Cina è innocente!».

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Covid, la Cina gioca allo «scaricabarile»: “Noi innocenti. Virus nato in Italia” (ma anche no)

Il dottore Kekulé ha ripetutamente sottolineato di credere che il Covid-19 sia apparso per la prima volta in Cina. Per questo è rimasto sorpreso dell’ondata di clamore mediatico che ha suscitato quel suo intervento all’emittente Zdf: «Questa è pura propaganda». Ed effettivamente, come scrive Javier C. Hernández sul “New York Times”, “negli ultimi giorni, i funzionari cinesi hanno affermato che il cibo confezionato dall’estero potrebbe aver portato il virus in Cina. Gli scienziati hanno pubblicato un documento in cui si afferma che la pandemia potrebbe essere iniziata in India. I media statali hanno pubblicato storie false che travisano le parole di esperti stranieri”. 

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Il leader Xi Jinping minimizza gli errori nell’affrontare la crisi

Del resto dalla Germania, Francia e Stati Uniti aspre critiche sono arrivate al paese del Sol Levante per non essere stati «trasparenti» sin dalle prime settimane della comparsa del virus. Il partito Comunista sembra desideroso, come scrive Hernàndez, “di intorbidire le acque mentre l’Organizzazione mondiale della sanità inizia un’indagine su come il virus sia passato dagli animali agli esseri umani”. Difatti nelle ultime settimane il governo ha cercato di scaricare le responsabilità del Covid su altri paesi, tra cui l’Italia, ma non solo. Il leader cinese, Xi Jinping, minimizzando gli errori nell’affrontare la crisi, ha tentato di far passare un messaggio del tutto fuorviante. Il successo del partito comunista nel contenere il virus sarebbe la prova della superiorità del sistema autoritario. «Xi, molto probabilmente, vede i passi falsi del partito come un esempio di vulnerabilità e vuole evitare potenziali attacchi alla sua leader» – ha detto Erin Baggott Carter, professore di scienze politiche presso l’Università della California meridionale – «Se Xi è in grado di sfuggire alle responsabilità per il coronavirus, riduce una delle principali fonti di malcontento». 

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Covid Cina, messaggi forvianti: si vuole far credere che il virus sia nato altrove

Tra gli intenti della propaganda cinese voler far intendere che il virus sia nato altrove: «Wuhan non è il luogo in cui è avvenuta per la prima volta la trasmissione di SARS-CoV-2 da uomo a uomo» si legge in un documento, apparso il mese scorso su SSRN, un archivio accademico online. In esso si voleva far credere che la pandemia avesse fatto la sua comparsa in India. Un documento che però non è stato sottoposto ad una revisione paritaria e che, tra l’altro, non fa che alimentare in un certo senso la tesi assurda di un enorme complotto ordito ai danni della Cina. 

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Ryan (Oms): «Dobbiamo iniziare da dove abbiamo trovato i primi casi e cioè a Wuhan in Cina»

Michael Ryan, direttore dell’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha recentemente parlato della necessità di un’indagine sulla modalità con cui il virus abbia fatto il salto di specie. «Dobbiamo iniziare da dove abbiamo trovato i primi casi e cioè a Wuhan in Cina», ha detto l’esperto in una conferenza stampa alla fine del mese scorso a Ginevra. Osservazioni rilanciate dal governo comunista in chiave diversa: i media hanno falsamente riportato che Ryan avesse detto che il virus esisteva in tutto il mondo, ma che è stato scoperto a Wuhan. Una rilettura che ha spinto il dottore ad intervenire nuovamente per affermare che «l’idea che il virus abbia avuto origine fuori dalla Cina è altamente speculativa». Ovviamente i notiziari cinesi hanno taciuto la “correzione” del direttore dell’emergenza dell’Oms. Non proprio un “giornalismo” degno di questo nome. Leggi anche —> Covid, il bollettino di oggi: 12.756 nuovi casi e 499 morti, quasi un milione i guariti

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