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Pensioni, cosa ci sarà dopo Quota 100? Le opzioni al vaglio del Governo

Il 31 dicembre 2021 è la data di scadenza per Quota 100, cosa succederà alle pensioni? Dal 1° gennaio 2022 non si potrà più andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi. Il Governo sta studiando in queste settimane un piano per il prossimo anno. Come si andrà in pensione?

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Pensioni dopo Quota 100: cosa cambierà dal 1° gennaio 2022

Si ritornerà alla riforma Fornero? Non è da escludere. In questo modo non si potrebbe andare in pensione prima dei 67 anni. Una bella differenza da Quota 100, con la quale si poteva smettere di lavorare a 62 anni. L’idea per ora è quella di mettere a disposizione più strumenti flessibili. Ad oggi quindi sembra che Quota 102 e Quota 41 siano decisamente escluse. È molto più probabile invece che si procederà potenziando e rendendo strutturali strumenti ben noti e già esistenti, come l’Ape sociale, Opzione donna o i contratti d’espansione. Il potenziamento dell’Ape sociale porterebbe a comprendere altre categorie di lavoratori impegnati in attività considerate gravose o usuranti.

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Prima ipotesi: potenziamento di Opzione donna, Ape sociale, contratto di espansione, cosa sono

Uno degli strumenti che potrebbero essere messi a disposizione è Opzione donna. In tal modo le lavoratrici possono uscire dal mondo del lavoro a 35 anni netti di contribuzione e 58 anni di età anagrafica, per le subordinate, 59 anni per le lavoratrici autonome. Un’altra opzione è l’Ape sociale. Il lavoratore potrebbe smettere di lavorare a 63 anni e con 30-36 anni di contributi versati. Più complicato invece il contratto di espansione. Esso consiste nel mandare in pensione su base volontaria i lavoratori fino a 5 anni prima rispetto ai requisiti ordinariamente richiesti per la pensione di vecchiaia ma anche anticipata. Il problema è che per 5 anni è l’azienda a dover pagare la cosiddetta indennità di accompagnamento alla pensione all’ex lavoratore, ma non tutti. Dalla cifra versata al lavoratore viene sottratta la Naspi che gli dovrebbe essere corrisposta in caso di perdita del lavoro.

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Seconda ipotesi: divisione quota retributiva e contributiva

Più sostenibile sarebbe l’idea del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, di una futura divisione della quota pensione in due quote: retributiva e contributiva. “Anticipo pensionistico solo per la parte contributiva: 62/63 anni e 20 anni di contributi. Il resto (la quota retributiva) lo si ottiene a 67 anni”, aveva spiegato Tridico quattro mesi fa. Alcune agevolazioni potrebbero essere: “1 anno in meno per ogni figlio per madri lavoratrici, oppure aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente e 1 anno in meno per ogni 10 anni di lavori usuranti/gravosi, oppure aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente (semplificando la certificazione)”. A 62 anni quindi si potrebbe ottenere la parte retributiva e a 67 quella contributiva.>>Tutte le notizie

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