
Chi si trasferisce in Svizzera o ci lavora come frontaliere se ne accorge subito: i supermercati chiudono presto. Molto presto. Alle 18 o alle 18:30 in molti cantoni, con qualche eccezione nei giorni feriali. Un orario che per un italiano sembra quasi assurdo, soprattutto se confrontato con quello dei negozi nel nostro Paese, spesso aperti fino a tarda sera.
Ma perché succede? È solo una questione culturale o c’è qualcosa di più profondo dietro questa scelta? A spiegarlo è un ex frontaliere, che per anni ha vissuto a cavallo tra Italia e Svizzera, sperimentando entrambi i modelli.
Una domanda che si fanno tutti appena arrivano
La scena è sempre la stessa. Si esce dal lavoro, magari alle 17:30, si pensa di fare la spesa “al volo” e ci si ritrova davanti a saracinesche già abbassate o in procinto di chiudere. In Svizzera succede spesso, soprattutto nei piccoli centri e nei cantoni più rigorosi.
Per chi arriva dall’Italia lo shock è immediato. Abituati a supermercati aperti fino alle 21 o alle 22, l’idea di dover organizzare la spesa entro orari così rigidi sembra una complicazione inutile. In realtà, dietro c’è una logica ben precisa.
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Non è pigrizia: c’entrano le leggi sul lavoro
Il primo motivo è normativo. In Svizzera gli orari di apertura dei negozi sono regolati a livello cantonale e rispecchiano una visione molto rigida della tutela del lavoratore. Lavorare la sera o nei festivi non è considerato “normale”, ma un’eccezione che va giustificata.
Secondo l’ex frontaliere, il punto centrale è questo: la vita privata viene prima del consumo. I dipendenti dei supermercati devono poter tornare a casa presto, cenare con la famiglia, avere tempo libero reale. Non solo sulla carta.
Il lavoro serale è visto come un’eccezione
A differenza dell’Italia, dove l’apertura prolungata è diventata la norma, in Svizzera lavorare dopo una certa ora è considerato un sacrificio che deve essere limitato. Per questo motivo le aperture serali sono poche e spesso concentrate in uno o due giorni a settimana, come il giovedì o il venerdì.
Nei festivi, poi, la situazione è ancora più rigida. La maggior parte dei negozi resta chiusa, salvo rare eccezioni come le stazioni ferroviarie o gli aeroporti. Una scelta che non nasce dal caso, ma da una visione precisa della società.
Un modello che protegge anche i piccoli commercianti
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la concorrenza. Orari limitati aiutano a livellare il mercato, evitando che solo le grandi catene possano permettersi aperture infinite a discapito dei piccoli negozi.
In questo modo, spiega l’ex frontaliere, il commercio locale non viene schiacciato. Tutti giocano con regole simili, senza una corsa continua ad allungare gli orari per sopravvivere.
“Qui la spesa si pianifica, non si improvvisa”
Uno dei cambiamenti più grandi per chi si trasferisce in Svizzera riguarda le abitudini. La spesa non è qualcosa che si fa all’ultimo minuto. Si pianifica. Si guarda l’orologio. Si impara a organizzarsi.
All’inizio può sembrare scomodo, quasi stressante. Poi, con il tempo, molti iniziano ad apprezzarlo. Meno corse inutili, meno consumo impulsivo, meno tempo perso nei supermercati la sera.
Non ovunque è uguale: le differenze tra cantoni
Va detto che non tutta la Svizzera funziona allo stesso modo. Alcuni cantoni, soprattutto quelli più urbani, hanno orari leggermente più flessibili. Zurigo, ad esempio, consente aperture più estese rispetto alle zone rurali.
Tuttavia, la filosofia di fondo resta la stessa: il tempo delle persone vale più della comodità del cliente. Un principio che attraversa tutto il sistema.
Un modello che divide: giusto o troppo rigido?
La chiusura anticipata dei supermercati divide ancora oggi. C’è chi la considera un esempio virtuoso, da imitare. E chi la vede come una rigidità eccessiva, poco compatibile con la vita moderna.
Secondo l’ex frontaliere, però, il vero punto non è stabilire quale modello sia migliore in assoluto, ma capire cosa si vuole privilegiare: la comodità immediata o la qualità della vita sul lungo periodo.
Una scelta culturale prima ancora che economica
In definitiva, i supermercati che chiudono presto in Svizzera non sono un’anomalia, ma il risultato di una scelta culturale consapevole. Una società che preferisce imporre limiti al consumo piuttosto che estendere all’infinito il tempo di lavoro.
Per gli italiani resta una sorpresa. Per gli svizzeri, semplicemente, è normalità.
